I vescovi tedeschi preparano un documento sulla diversità sessuale nelle scuole cattoliche
Articolo di Volker Hasenauer pubblicato su katholisch.de (Germania) il 25 luglio 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Come affrontare con rispetto e apertura la presenza di studenti e studentesse queer nelle scuole cattoliche tedesche? La Commissione scolastica della Conferenza episcopale tedesca sta lavorando a un documento che punta a rispondere a questa domanda. L’obiettivo è prevenire ogni forma di discriminazione, promuovendo invece il dialogo e il riconoscimento della diversità sessuale.
Durante il Cammino sinodale, il percorso di riforma avviato dalla chiesa cattolica tedesca, le questioni legate al genere e alla diversità sono emerse con forza. E ora anche le scuole cattoliche si trovano chiamate a confrontarsi con queste realtà.
Un’indagine condotta dal Berliner Institut für christliche Ethik und Politik ha interpellato più di 2.000 persone tra studenti, insegnanti e genitori: per la grande maggioranza, la gestione della “diversità delle identità sessuali” rappresenta una sfida centrale per la scuola cattolica. Circa il 20% ha dichiarato di aver assistito o vissuto episodi di discriminazione verso studenti omosessuali, trans o non binari.
In risposta, i vescovi tedeschi – attraverso la loro Commissione scolastica guidata dal vescovo Heinrich Timmerevers – stanno elaborando un documento di circa 20 pagine che offrirà orientamenti, spunti di riflessione e conoscenze di base per affrontare con consapevolezza e rispetto le nuove sfide educative.
Una scuola che includa e valorizzi ogni persona
Il testo – ancora in bozza – promuove un modello di scuola che dia spazio a tutti, compresi gli studenti non eterosessuali o non binari, rendendoli visibili e rispettati. Si tratta, si legge, di “riconoscere e ridurre le incertezze e le confusioni che ancora esistono nell’affrontare la diversità delle identità sessuali”.
Il documento invita a prendere sul serio le difficoltà interiori che molte persone queer vivono nel loro percorso di crescita, segnato spesso da insicurezze, paure e isolamento. Pregiudizi, esclusioni e atti di bullismo, sottolinea il testo, non devono avere alcun posto nella scuola cattolica.
Alla base della riflessione, viene ribadita l’idea che l’identità di genere e l’orientamento sessuale non siano frutto di scelta. Il testo chiarisce che nei bambini possono verificarsi “incongruenze” tra corpo e percezione di sé prima della pubertà, e che in alcuni casi queste incertezze possono evolvere in una disforia di genere duratura. Tuttavia, non si esprime una posizione sulla questione, ancora controversa in ambito medico, degli interventi ormonali o chirurgici.
Il cuore della proposta è che la scuola diventi uno spazio sicuro, dove i giovani possano comprendere e maturare la propria identità sessuale e di genere. Si parla di “promuovere lo sviluppo integrale della personalità” degli alunni e delle alunne, e di usare un linguaggio inclusivo che non imponga un’identità, ma lasci spazio alla complessità di ogni esperienza. Il testo prevede indicazioni pratiche specifiche per insegnanti, studenti, docenti di religione e dirigenti scolastici.
Come consuetudine per i testi episcopali, la bozza è stata redatta da un gruppo di esperti e dovrà ora essere esaminata e approvata dalla Commissione e poi dai vescovi.
Un dibattito interno acceso
Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale ha discusso il testo in modo molto acceso. Non si conoscono nel dettaglio le divergenze emerse, ma è certo che vi siano state posizioni contrastanti. I vescovi avranno ancora alcune settimane per proporre osservazioni o modifiche (i cosiddetti “modi”). Successivamente, il documento – intitolato provvisoriamente “Creati, formati e amati – Visibilità e riconoscimento della diversità sessuale a scuola” – potrà essere pubblicato. Una cancellazione definitiva del progetto, come richiesto da alcuni critici, appare però molto improbabile.
Secondo quanto si apprende, il documento non verrà pubblicato come testo ufficiale della Conferenza episcopale, ma a nome della sola Commissione scolastica – una distinzione più formale che sostanziale. Sembra che i responsabili degli uffici scolastici delle diocesi abbiano accolto con favore il testo.
Tuttavia, non tutto è filato liscio. Dopo la presentazione al Consiglio permanente, il teologo morale Franz-Josef Bormann, docente a Tubinga, ha preso pubblicamente posizione contro il testo. Le sue critiche sono state molto dure: secondo lui, il documento sarebbe privo di basi scientifiche, permeato da una retorica dell’accoglienza, e ignorerebbe del tutto le problematiche mediche e psicologiche che molte persone queer e trans vivono.
Bormann accusa il testo di non basarsi in modo chiaro sulla dottrina morale cattolica e di relativizzare la concezione binaria della sessualità. “Il testo – ha affermato – non fa una valutazione normativa, ma si rifugia in un generico linguaggio del rispetto”. Inoltre, non affronterebbe la questione – centrale secondo lui – delle patologie psicologiche che accompagnerebbero molte delle situazioni di disforia di genere, né il fatto che, in molti casi, l’incertezza sull’identità di genere sia solo temporanea.
Il documento ecclesiale, invece, esplicita la volontà di non esprimere giudizi morali sull’orientamento sessuale, ma di fornire indicazioni educative. La parte dedicata ai giovani trans è piuttosto sintetica.
Attendere il testo definitivo
Né la Conferenza episcopale né gli autori della bozza vogliono per ora commentare le critiche. Ritengono che ogni confronto debba avvenire sul testo definitivo, una volta approvato. I critici, invece, vogliono intervenire prima della sua pubblicazione.
Intanto, alcune diocesi si stanno già muovendo autonomamente. L’arcidiocesi di Amburgo ha elaborato delle linee guida che promuovono una cultura scolastica aperta alla diversità sessuale. A Friburgo, per la prima volta, è stata affidata l’insegnamento della religione a una persona trans. A Passavia, un gruppo di lavoro ha riconosciuto una scuola cattolica come queer-friendly. Tuttavia, la portavoce del gruppo, Rebecca Sürth, ha espresso dispiacere per la decisione del vescovo Stefan Oster di non permettere la benedizione delle coppie queer: “Organizziamo liturgie queer – ha detto – ma non ci è permesso benedire le coppie”.
Il documento in lavorazione non entra nel merito di queste questioni liturgiche. Tuttavia, sottolinea che le scuole cattoliche devono continuare a porre la domanda su Dio – anche in relazione all’identità personale. “Tenere viva la domanda su Dio – si legge nel testo – significa non separare la diversità delle identità sessuali da questa ricerca, lasciandola esclusivamente alla pedagogia della sessualità”. Le domande sull’identità sono domande fondamentali che interpellano anche la fede: “Chi sono? Come sono? Sono voluto così come sono?”.
Testo originale: Bischöfe planen Papier zu sexueller Vielfalt an katholischen Schulen

