Il cammino di suor Nancy con i genitori con figli transgender
Articolo di Danny Wicentowski*, pubblicato sul sito del St. Louis Public Radio (Stati Uniti) il 22 maggio 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Le Sisters of St. Joseph of Carondelet (Suore di San Giuseppe di Carondelet) sono una delle istituzioni religiose più antiche di St. Louis (Stat Uniti). Da più di un secolo queste suore cattoliche vivono, pregano e lavorano dentro un’imponente casa madre in mattoni, nella zona sud della città, non lontano dalle rive del Mississippi.
In un recente venerdì sera, davanti all’ingresso della sala da pranzo della casa madre, c’era un cartello piantato nel prato, con uno sfondo arcobaleno e la scritta: “Save Trans Lives” (Salvate le vite trans). È un messaggio insolito negli ambienti più tradizionalisti della St. Louis cattolica.
Suor Nancy Corcoran**, che quel cartello lo ha messo lì, è una suora cattolica fuori dal comune.
Ha emesso i voti più di cinquant’anni fa. Oggi ha 81 anni e negli ultimi due anni ha ospitato, con discrezione, degli incontri per genitori cattolici con figli transgender.
Tiene a sottolineare che si tratta di incontri pensati volutamente come spazi di sostegno e accoglienza. Diversamente da altri gruppi cattolici della zona, lì non si parla di celibato, né si prega perché i figli smettano di essere trans o gay.
I genitori, invece, condividono il pasto e raccontano le pressioni che ricadono sulle loro famiglie e sulla loro fede, mentre cercano di sostenere i propri figli in un tempo in cui le persone transgender del Missouri sono al centro di scontri politici e culturali molto duri.
Gli incontri non sono segreti, ma non sono nemmeno approvati ufficialmente dall’Arcidiocesi di St. Louis, spiega suor Corcoran. Da quando sono iniziati, circa due dozzine di genitori cattolici hanno cenato con lei nella casa madre.
“Condividono le loro storie”, racconta Corcoran. “Mangiano, parlano del loro essere cattolici, del lavoro e del loro essere genitori che sostengono i figli”.
Ci sono momenti molto pesanti.
Durante un incontro di quest’anno, un gruppo di otto genitori cattolici si è confrontato su come le diverse scuole superiori cattoliche affrontino l’uso dei pronomi. Una donna ha detto di sentirsi come se vivesse “una doppia vita”, perché suo figlio non era ancora pronto a fare pubblicamente la transizione. Altri genitori avevano figli adulti, con un lavoro, una famiglia e pressioni tutte loro.
Sostenere un figlio trans può mettere i genitori davanti a sfide che non conoscevano. Corcoran osserva che alcuni devono “farsi carico della vergogna” che altre persone proiettano sui loro figli.
“Devono capire che non riguarda loro, riguarda il loro figlio”, dice dei genitori che accompagna. “Vogliono che il loro figlio diventi la persona migliore che può essere, chiunque sia, maschio o femmina?”.
Il bisogno di imparare
Per la maggior parte della sua vita, Corcoran ha considerato il genere come una realtà definita: uomini e donne. Circa dieci anni fa, quando insegnava al college, ha vissuto una sorta di rivelazione incontrando per la prima volta una studentessa transgender.
Vicino alla pensione e con la possibilità di prendersi un anno sabbatico, Corcoran si disse: “Nancy, sei cieca e ignorante su un tema che sta cambiando in profondità la vita delle persone. Perciò devi imparare”.
Passò i due anni successivi viaggiando, partecipando a conferenze e parlando con persone trans e con le loro famiglie. Quando tornò a St. Louis, dove per anni aveva insegnato nelle scuole cattoliche, iniziò a partecipare, in silenzio, agli incontri di sostegno per genitori di figli trans organizzati dal gruppo locale di TransParent.
Corcoran racconta che, durante quei primi incontri, rimase zitta ad ascoltare. Si chiedeva: “Perché mai queste persone dovrebbero volere una suora cattolica che entra qui e ascolta queste storie sacre?”.
Alla fine si presentò al gruppo. Lo ricorda come “un momento di grazia”.
“Dissi semplicemente: ‘Devo dirvi che sono una suora cattolica romana, e da voi ho imparato moltissimo’. In convento non avevo mai imparato davvero che cosa fosse l’amore incondizionato. Ma andando agli incontri di TransParent, ho imparato l’amore incondizionato”.
Più tardi una delle madri di quel gruppo contattò Corcoran. Anche lei era cattolica.
“Amava profondamente la sua chiesa cattolica e voleva incontrare altri genitori cattolici che sostenessero i loro figli”, ricorda Corcoran. “Mi guardò, e io pensai: davvero, che cosa posso fare io?”.
Fu questa domanda a spingerla a organizzare gli incontri periodici nella casa madre.
Lei non si considera la responsabile del gruppo. Può offrire da mangiare ai genitori e accompagnare la conversazione attorno alla tavola, ma ha capito presto che le sfide erano ancora più grandi. E che c’era una paura costante.
La tensione spesso riguardava i tentativi annuali della legislatura del Missouri, a maggioranza conservatrice, di approvare leggi per vietare alcune forme di cure di affermazione di genere, la partecipazione sportiva e l’accesso ai bagni.
Alcuni genitori hanno smesso di presentarsi agli incontri.
“Conosco quaranta famiglie che hanno già lasciato lo Stato. Sono persone buone, lavoratrici”, dice Corcoran. “Ogni famiglia con un figlio trans sa quanto tempo ci vuole per attraversare il fiume e arrivare in Illinois, quanto tempo ci vorrebbe per arrivare in Canada e, se possono permetterselo, hanno tutti il passaporto. È questo il terrore in cui vivono. Pensateci: quando un figlio va a scuola, deve preoccuparsi di quale bagno potrà usare. Davvero?”.
Stare insieme
Il 21 aprile Corcoran era tra gli oltre venti responsabili religiosi di diverse denominazioni riuniti a Tower Grove Park, come LGBTQ+ Faith Alliance (Alleanza di fede LGBTQ+), per consegnare un messaggio comune.
Leggendo una dichiarazione, Corcoran ha detto: “Dichiariamo che tutte le persone sono amate e create a immagine di Dio, sante e integre”.
Accanto a Corcoran c’era il pastore Eli Anthony, assistente pastore della Metropolitan Community Church of Greater Saint Louis (Chiesa della comunità metropolitana della grande St. Louis). Secondo lui, questi spazi di sostegno, dagli incontri riservati di Corcoran alle manifestazioni pubbliche, stanno facendo la differenza per le persone trans presenti nelle loro comunità.
“Per me, sia come persona di fede sia come persona trans, significa moltissimo che ci siano persone disposte almeno a provare ad avere queste conversazioni”, dice Anthony. “Volevamo davvero che le persone qui in Missouri sapessero, soprattutto le persone transgender e le persone non binarie, che qui in Missouri c’è posto per loro. Che sono amate e che l’amore può essere la voce più forte nella stanza”.
Anthony ha conosciuto anche stanze di altro tipo, con voci molto diverse. All’inizio di quest’anno è andato a Jefferson City insieme ad altre persone trans, aspettando per ore il proprio turno per testimoniare contro una proposta di legge che avrebbe inciso direttamente sulla sua vita.
Quest’anno, Stati come il Kansas hanno approvato nuove e dure restrizioni sull’accesso ai bagni. Una misura simile era stata proposta in Missouri durante la sessione legislativa appena conclusa.
I lobbisti della Missouri Catholic Conference, “l’agenzia di politica pubblica della chiesa cattolica in Missouri”, hanno testimoniato a favore della proposta di legge.
“Per molti versi è stato profondamente doloroso farne parte, vedere persone che cercavano di dire che le persone trans non esistono, o sentir parlare così tanto del bagno che una persona dovrebbe usare”, dice Anthony.
“Ma è stato anche molto forte vedere una persona trans dopo l’altra alzarsi e testimoniare: ‘Sono amato e sono semplicemente una persona che cerca di esistere in questo mondo’, provando a mostrarci gli uni agli altri la nostra umanità”.
Per Anthony, il sostegno di una suora cattolica ha avuto un significato importante.
“Gli insegnamenti che non accolgono i figli queer, che non accolgono i figli trans, creano separazione. Creano cuori spezzati. Portano al suicidio”, dice. “Spingono le persone a lasciare il Missouri. Spingono le persone a lasciare la chiesa cattolica”.
Anthony ha imparato tutto questo non solo attraverso il suo ruolo di pastore, ma anche attraverso la sua esperienza personale.
“Vengo da una famiglia cattolica molto rigorosa”, racconta. “Ci sono voluti cinque anni, più o meno, ma oggi la mia famiglia mi accetta molto. Mi chiamano Eli, usano i miei pronomi.
Però credo di capire il dolore e la paura dei genitori: vogliono che il loro figlio vada in paradiso, vogliono che il loro figlio abbia un posto in questo mondo. Non riesco a immaginare che cosa significhi ascoltare certe proposte di legge, vedere i social media, vivere quella paura”.
Per Anthony, la fede, e il sostegno ai figli queer, offrono una risposta a quella paura.
“Credo che il compito dei responsabili religiosi nella chiesa sia aiutare le persone ad appoggiarsi a quella fiducia e a quell’amore”, dice. “E a sapere che Dio è pienamente giusto e pienamente amorevole”.
È una convinzione che anche Corcoran condivide.
Anche dopo una vita di servizio come suora cattolica, dice di restare fiduciosa: la chiesa cattolica può maturare nella sua comprensione delle persone cattoliche LGBTQ+ e delle loro famiglie. Ha elogiato l’arcivescovo Mitchell Rozanski per aver parlato pubblicamente della storia della chiesa cattolica legata alla schiavitù nella regione di St. Louis.
“L’arcivescovo, Dio lo benedica, predica il suo imbarazzo per il fatto che tre suoi predecessori possedessero schiavi. Il nostro arcivescovo è stato straordinario nell’educarci tutti, incoraggiando gli archivi dell’arcidiocesi a guardare e a vedere chi siamo stati e chi non vogliamo mai più essere”, dice Corcoran.
Per Corcoran, questa disponibilità a imparare dalla storia è un motivo di speranza.
“Sì, certo, la chiesa cattolica cambierà”, dice. “Diventa sempre migliore”.
*Danny Wicentowski è giornalista, produttore di St. Louis Public Radio e del podcast “We Live Here”; in precedenza è stato staff writer del Riverfront Times e conduttore di “American Skyjacker” (Authory; Muck Rack).
**Suor Nancy Corcoran, CSJ, è una Sister of St. Joseph of Carondelet della provincia di St. Louis (Stati Uniti); il suo ministero pastorale è legato all’accompagnamento di persone transgender, gender-expansive e intersex e delle loro famiglie.
Testo originale: In Catholic St. Louis, a nun is building support for parents with transgender children

