Il cammino nella chiesa siciliana dei genitori cristiani con figli LGBT+ con “In viaggio per Emmaus”
Presentazione di Anna Battaglia di “In viaggio per Emmaus”, gruppo di genitori cristiani con figli LGBT+ siciliano, tenuta ai vescovi nella sessione invernale della Conferenza episcopale siciliana il 13 gennaio 2026 a Palermo
Tutto ebbe inizio il 17 novembre del 2002, da una lettera, che mio figlio mi diede a mano, in cui si raccontava come persona dal diverso orientamento affettivo.
“Voglio essere felice” queste parole scritte nella lettera generarono i miei gesti: lo abbracciai stringendolo al mio cuore e gli dissi “Tu per me sei stato un dono di Dio e sempre lo sarai, ti auguro di essere felice e di incontrare l’amore”.
Cominciai così un cammino, quello che io ho vissuto come una conversione, un disimparare per imparare con occhi nuovi. Scardinai i pregiudizi che a mia insaputa mi abitavano. Chi meglio di mio figlio poteva dirmi della realtà delle persone dal differente orientamento affettivo. Quale orizzonte si apriva davanti a me e quale possibilità mi veniva data per migliorarmi!
Così mi avvicinai ad Agedo, l’associazione di genitori di persone omoaffettive, mi confrontai con altri genitori. Quella che mi guidava era la “verità” di mio figlio, nessun dubbio su quanto mi aveva rivelato, mi stava chiedendo aiuto per essere accompagnato nello svelare al mondo chi era, un nuovo nascere di fronte alla società ed io dovevo ripartorirlo, lui usciva dall’armadio, non potevo entrarci io o farci restare lui.
Il silenzio in cui era stato costretto per tutti quegli anni – ne aveva venti di anni, quando riuscì a confessarmelo – e che lo asfissiava doveva essere rotto, così anche per me divenne un imperativo sfaldare il silenzio e cominciai il mio impegno nel sociale.
Cosa mi creò invece, in questo cammino di scoperta, le maggiori difficoltà? Il mio essere credente.
Quando tornai da Roma con quella novità nella mente e nel cuore le mie aspettative nei riguardi della Chiesa andarono deluse. Mio figlio mi aveva donato la sua verità, regalo immenso che mi aveva permesso di farlo venire alla luce, togliendolo dal buio dell’invisibilità per dare vigore alla sua vita ugualmente degna della felicità che spetta ad ogni persona, così come io permettevo a mio figlio di essere sé stesso, anche la Chiesa detentrice del messaggio d’amore per eccellenza avrebbe dovuto concederglielo, questo pensavo. Invece terribili parole di chiusura mi furono dette dal sacerdote che lo conosceva sin da piccolino e non fu il solo.
Mio figlio era “sbagliato”, poteva continuare ad essere amato solo se soffocava il suo essere sé stesso e nel silenzio di tutta la famiglia vivesse la sua croce. Di nuovo il silenzio mi veniva gentilmente imposto. Non ho potuto accettarlo.
Quale dei ministri del Dio Vivente gli avrebbe continuato a rivelare l’amore incondizionato del Padre? Restavo solo io la testimone di questo amore per lui, ma mio figlio scelse di essere agnostico per salvaguardarsi da questa mancata accoglienza, gli studi di tutti i documenti ecclesiali ufficiali approfonditi per la sua tesi di laurea in Antropologia culturale furono la sua corona di spine e si allontanò.
Io ho vissuto giorni, mesi, anni dibattuta in questo contrasto insanabile tra il messaggio e il suo viverlo, tra il Dio Pensato e il Dio Vissuto. Capii che dovevo cercare all’interno della Chiesa chi si interessava di credenti ai margini, resi la mia fede adulta, presi consapevolezza che, come battezzata di questa Chiesa continuavo a farne parte, sì perché come madre di una persona omosessuale anch’io mi sentivo messa fuori.
Potevo essere il cambiamento, invece, un piccolo seme nella comunità dei credenti, potevo contribuire ad attuare questo cambiamento, dovevo solo trovare il terreno fertile dove seminare la mia speranza delusa.
Venni a conoscenza del Forum Cristiani LGBT che a livello nazionale raggruppa i figli dal diverso orientamento affettivo e dalla diversa identità di genere e i loro genitori credenti, ma anche preti e operatori pastorali che li accompagnano, scoprii che c’era una chiesa cattolica in cammino, decisi di partecipare al V Forum nel 2018 ad Albano Laziale per conoscere da vicino questa realtà.
In quell’occasione conobbi i volontari de La Tenda di Gionata, il sogno di un prete, don Davide Esposito, un curato di montagna, come si definiva lui, che, dal suo letto di malato terminale, non aveva smesso di sognare una Chiesa cattolica immersa nel nostro tempo, capace di vera accoglienza e che aveva capito che bisognava fare qualcosa per le persone dal diverso orientamento affettivo e dalla diversa identità di genere per costruire un ponte a due vie, fatto di dialogo e ascolto reciproco.
Avevo trovato il terreno dove seminare la mia speranza. Con i genitori credenti, provenienti da più parti d’Italia abbiamo continuato a mettere insieme le nostre esperienze, a trovare modi per far sì che le nostre figlie e i nostri figli potessero essere accolte e accolti nella Chiesa, abbiamo creato una Rete 3Voltegenitori e abbiamo cercato di essere presenti in ogni regione.
Così è nato in Sicilia il gruppo In viaggio per Emmaus nel maggio del 2020 dopo l’incontro nazionale online dei genitori credenti di persone dal diverso orientamento affettivo e dalla diversa identità di genere del 25 aprile che ci aveva fatto sperimentare come le distanze tra di noi potevano essere annullate.
Continuare a dialogare ci è utile per superare l’emarginazione che si vive insieme ai nostri figli e alle nostre figlie, per raccontarci e condividere ansie e paure, impegno di ricerca e serenità ritrovata nella gioia di camminare insieme, sperimentando, per superare gli intoppi della fede, la bellezza di una strada non più buia ma illuminata anche dalla lettura comunitaria della Scrittura, guidati da don Gero, da padre Cesare e padre Narciso e dagli incontri in presenza, genitori e figli, durante le veglie di preghiere in occasione della giornata per il superamento dell’omofobia a maggio e durante i ritiri/convegni annuali nel mese di ottobre.
Il primo “Nell’Amore non c’è timore” si è svolto a Ragusa nel 2022 nella Casa di Spiritualità dei padri gesuiti aperto anche alla comunità ecclesiale ragusana. I successivi convegni si sono svolti nella diocesi di Catania.
Cerchiamo di smantellare quel muro, costruito dalla Società civile e da una parte della Chiesa gerarchica, che per tanto tempo ha relegato le persone dal diverso orientamento affettivo e dalla diversa identità di genere nel ghetto del silenzio e dell’assenza di diritti. Stiamo costruendo una strada insieme a quei figli e a quelle figlie che si uniscono a noi in questo viaggio ed anche a quei religiosi che si fanno viandanti per farci toccare con mano l’accoglienza amorevole dell’ebreo di Galilea di nome Gesù.
Emmaus può apparire “distante” e il cammino lungo, soprattutto se il cuore è gravato da una pena, ma sappiamo che su quel cammino, come Gesù, noi “spezziamo” il pane della vita con i nostri figli e le nostre figlie, perché siano accolti, nella certezza che Lui cammina insieme a noi.
Vogliamo su questa strada incontrare le comunità locali, la Chiesa e la Società tutta per sradicare pregiudizi così da essere costruttori di inclusioni.
I genitori del gruppo “In viaggio per Emmaus”

