Il Cardinale Martini e i cristiani LGBT+ de «Il Guado»
Riflessioni di Luigi Testa*
Il 2025 ha segnato a Milano i 45 anni dall’ingresso di Carlo Maria Martini, a piedi, con in mano il solo Vangelo. Ma a Milano, nello stesso anno, celebra i suoi 45 anni anche «Il Guado», il gruppo di approfondimento e di confronto su fede e omosessualità, che ha aperto spazi tuttora vivissimi di riconciliazione tra vocazione cristiana e identità LGBTQ+.
Al di là della felice coincidenza del 1980, sarebbe scorretto individuare altri collegamenti tra la nascita del Guado e l’inizio dell’episcopato milanese di Martini.
Certo è, però, che nei decenni successivi, la riflessione tra fede ed omosessualità si è andata sempre più nutrendo della linfa che dal magistero di Martini arrivava come acqua viva a tutta la Chiesa.
E questo, naturalmente, è stato prima di tutto vero per Milano e per le realtà del tessuto cristiano ambrosiano, non solo per l’instancabile lavoro per appassionare alla Parola di Dio, ma anche per le riflessioni condivise sulle esperienze di marginalità nella Chiesa, tra cui in particolare quella delle persone omosessuali.
Basti pensare al discorso di Sant’Ambrogio del 2000, dedicato a «famiglia e politica»; c’era stata da poco la bufera del Gay Pride a Roma nell’anno giubilare, con la condanna espressa del Papa, e Martini, pur negando ancora la fecondità delle unioni omosessuali, riconosceva almeno che esse possono «giungere, a determinate condizioni, a testimoniare il valore di un affetto reciproco».
Può sembrare poca cosa, ma non se storicamente contestualizzata; e, d’altra parte, sgravato da responsabilità di governo, Martini comincerà a parlare più liberamente anche di questi temi.
L’Arcivescovo e il Guado non si incontrano mai di persona – sebbene sia sicuro che il Cardinale abbia avuto, durante e dopo l’episcopato, colloqui personali con molte persone che del Guado son stati soci.
In una lettera aperta pubblicata sul bollettino trimestrale dell’associazione, quando Martini lascia Milano, si legge con una certa tenerezza: «In questi anni avremmo voluto incontrarla, ma la paura di disturbarla ci ha spinto a inoltrare questa richiesta solo quando gli eventi connessi alla sua partenza da Milano non le permettevano più di trovare un momento libero per una realtà marginale come la nostra. In particolare avremmo voluto ringraziarLa per la delicatezza con cui ci ha seguito da lontano…» (Bollettino n.79 – Autunno 2002/5).
È certo che l’Arcivescovo conosceva il Guado, e, secondo la sua possibilità, ne seguiva anche le attività: il bollettino trimestrale dell’associazione, pubblicato dal 1982 (oggi digitalizzato e disponibile on line), era ricevuto regolarmente da Carlo Maria Martini, il quale peraltro rispondeva sempre con un bigliettino autografo agli auguri natalizi che gli arrivavano dal Guado.
Soprattutto, il Cardinale ha sempre indicato degli interlocutori attenti – nella persona, ad esempio, di Erminio De Scalzi, prima suo segretario personale, poi da lui consacrato vescovo nel 1999 –, che hanno mantenuto sempre un canale aperto con l’Arcivescovo e che spesso hanno stabilito con l’associazione rapporti di amicizia perduranti nel tempo.
Nell’archivio del Guado si conserva anche copia di una lettera confidenziale con cui Martini, tramite uno dei suoi segretari, nel 1992, ringraziava un fedele omosessuale per la sua lettera, e concludeva: «Da tempo la Chiesa sta riflettendo sul tema dell’omosessualità alla luce della Sacra Scrittura, e ci auguriamo tutti che giunga a dare una risposta che rispecchi fedelmente gli insegnamenti di Gesù nel Vangelo».
In fondo, Martini è tutto qui: Sacra Scrittura e fedeltà a Gesù; non c’è altro.
La lettera aperta pubblicata sul Bollettino del 2002, concludeva così: «Avremmo preparato tante cose da dirle, ma forse saremmo rimasti muti per l’imbarazzo e l’emozione. Vogliamo augurarle ogni bene di tutto cuore: chissà che un giorno non le si possa chiedere di guidarci ancora una volta, con la sua parola, sui passi di Gesù tra le mura di Gerusalemme».
E a Gerusalemme il Cardinale dà appuntamento al Guado in quello che è l’ultimo e più diretto e intimo contatto tra Martini e il gruppo milanese.
È un bigliettino interamente manoscritto, datato a Roma il 1 febbraio 2003, con cui l’Arcivescovo emerito ringrazia per l’invio di una pubblicazione. È stato ritrovato di recente, ed ora è custodito nell’archivio del Guado.
Nel testo c’è tutta quella “delicatezza” che la lettera pubblicata sul Bollettino riconosce a Martini: «Carissimi amici, di ritorno da Gerusalemme trovo la vostra lettera del 10 gennaio u.s. e vi ringrazio di cuore, come pure vi ringrazio del libro che leggerò con interesse. Sarò lieto di incontrarvi a Gerusalemme dove passo la gran parte del tempo in preghiera, pregando anche per voi, e contando sulla vostra intercessione presso il Signore. Vostro affezionatissimo».
Qualche anno prima, proprio in Terrasanta, l’allora Arcivescovo di Milano, in una sua meditazione, si era fermato a lungo sull’immagine di Genesi del «guado», applicandola all’esperienza del cristiano (oggi in C. M. Martini, Verso Gerusalemme).
«Il guado a cui non siamo chiamati consiste – diceva – nell’accettare l’enorme fatica pratica di comprendere l’aggancio tra ascesi e libertà interiore»: per i credenti LGBTQ+ è l’aggancio tra l’avventura di appartenere a Cristo e la fedeltà alla propria identità e al proprio desiderio.
Nella fatica di questo guado, al Cardinal Martini dobbiamo tutti una grande gratitudine.
*Luigi Testa è autore di testi a carattere giuridico e scrive su alcuni quotidiani nazionali. “Via crucis di un ragazzo gay” (Castelvecchi, 2024) è il suo primo libro di natura spirituale, altre sue riflessioni sono pubblicate anche su Gionata.org

