“Il coming out di nostra figlia ha cambiato anche la nostra fede”. Dalla veglia ecumenica di Modena



Testimonianza della coppia di genitori Serena e Massimo alla Veglia di preghiera per il superamento dell’omotransbifobia tenuta nella Parrocchia di Gesù Redentore di Modena, presieduta dal vescovo Erio Castellucci e dal pastore Daniele Bouchard il 21 maggio 2026
Siamo Serena e Massimo e veniamo da Bologna. Siamo sposati da 32 anni e abbiamo due figli che frequentano l’università. Facciamo parte da quasi quattro anni del gruppo famiglie in cammino di Bologna, gruppo di genitori cattolici con figli e figlie LGBT e siamo anche impegnati in parrocchia.
Verso la fine del 2019, nostra figlia aveva 16 anni e da un po’ di tempo qualcosa la faceva stare male. Un giorno, in un momento di crisi di pianto, mi ha confidato di essersi innamorata di una compagna di classe. Credo che non sia stato facile per lei aprirsi e rivelarsi, mi ripeteva che il sentimento che provava non lo aveva cercato e non lo avrebbe voluto provare. Ogni cosa che diceva mi colpiva profondamente.
In quel momento non ho detto tante parole: l’ho abbracciata e ho cercato di tranquillizzarla, le ho detto che le volevamo bene e che saremmo sempre stati al suo fianco. La sua apertura e la sua sincerità, sono state un grande dono e una dimostrazione di fiducia, oltre ad una chiara richiesta di aiuto.
Da quel giorno lei si è rasserenata, per noi invece quella rivelazione è stata totalmente inaspettata ed è iniziato un periodo di sofferenza e angoscia, di pianti e domande del tipo: E’ colpa nostra? Cosa abbiamo sbagliato? Come sarà la sua vita? Soffrirà a causa del suo orientamento? Cosa diranno gli amici di noi?
Nei primi tempi ci siamo chiusi, non riuscivamo a parlarne se non fra noi due. Era però ben chiaro che la serenità di nostra figlia doveva essere la priorità, quindi abbiamo cercato di proteggerla dalle nostre fatiche e dai nostri pensieri, che in quel momento erano molto cupi. Avevamo una grande certezza che non è mai stata messa in discussione: Il nostro amore per lei non era affatto cambiato.
Per farci aiutare ci siamo rivolti ad una psicologa che ci ha da subito rasserenati. Abbiamo capito alcune cose fondamentali, cioè che nostra figlia non è malata, non segue una moda, è così e basta, come il Signore l’ha voluta e ce l’ha donata.
Sentivamo però dentro di noi che mancava qualcosa, avevamo bisogno di altro. Era nato un grande desiderio di condividere tutti i pensieri e i sentimenti con altri genitori che stavano facendo il nostro stesso percorso, con altre mamme e altri papà come noi. Così abbiamo conosciuto il gruppo delle Famiglie in cammino di Bologna, che una volta al mese si incontra per meditare sulla Parola di Dio, confrontarsi e condividere il proprio vissuto; inoltre si fanno percorsi di approfondimento su varie tematiche che ci stanno a cuore.
Un dono grandissimo e prezioso che il Signore ci ha fatto. Fin dal primo incontro, l’accoglienza, il calore degli abbracci e le mani tese degli altri genitori, ci hanno dato la dimostrazione di quanto avessimo bisogno di tutto questo. L’incontro mensile avviene presso una parrocchia della provincia di Bologna, al termine del quale partecipiamo alla messa prefestiva animando i canti, calorosamente accolti dall’intera comunità.
Riflettendo sulle letture che abbiamo ascoltato, ci veniva da pensare che anche mia moglie ed io dopo il coming-out di nostra figlia, come gli apostoli, abbiamo chiuso le porte, ci siamo chiusi in noi stessi, allontanandoci dagli altri per paura, per vergogna, per paura dei giudizi altrui e perché ci sentivamo lontani dal Signore, dalla Chiesa e dalla parrocchia, che fin da giovani avevamo frequentato e servito assiduamente. Come siamo riusciti a venir fuori da quella situazione?
La creazione e la crescita del gruppo delle famiglie in cammino è stata fondamentale e sicuramente questo è avvenuto anche grazie alla presenza di sacerdoti e suore che si impegnano nella pastorale LGBT offrendo tempo, idee e passione per accogliere, guidare, confortare.
Un’altra bella esperienza che ci ha aiutato, è stato partecipare ai ritiri diocesani per famiglie, in cui si respira un clima di grande apertura verso ogni situazione famigliare, con l’obiettivo di adoperarsi per una chiesa sempre più aperta e accogliente.
Così, attraverso queste esperienze, abbiamo cominciato ad “aprirci”, prima di tutto a guardare e poi a mostrare le nostre ferite, i nostri limiti e proprio partendo da lì, dal sentirci bisognosi e piccoli, a poco a poco, abbiamo sentito il Signore che ci infondeva la Sua pace e il Suo Spirito, che ci chiamava, che sussurrava il nostro nome invitandoci ad uscire, a non aver paura e a seguirlo.
Sono caduti i nostri pregiudizi, il vizio di etichettare le persone giudicandole dalle apparenze o perlomeno abbiamo capito che occorre fare molta attenzione e ci siamo rimessi in cammino fino a iniziare a collaborare attivamente con il gruppo delle famiglie, sforzandoci di imparare un linguaggio nuovo che è quello proprio del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo e che tutti e tutte possiamo capire perché non ha bisogno di traduzione, perché è il linguaggio nativo di tutta l’umanità: è il linguaggio dell’AMORE. Così quella che in principio ci appariva una disgrazia si è rivelata una Grazia. “Quando sono debole è allora che sono forte” scrive San Paolo.
Il cammino fatto insieme agli altri genitori, sacerdoti e suore che ci guidano, è stato la rampa di lancio per una nuova vita, un nuovo impegno anche parrocchiale; senza la loro vicinanza avremmo sotterrato il nostro talento.
Per questo noi crediamo che INSIEME, nello stesso luogo che è la Chiesa, possiamo camminare accogliendoci a vicenda senza pregiudizi ed etichette.
Ciascuno con i propri talenti e limiti, e con le nostre diversità che sono un punto di forza per la collettività, possiamo aprirci al dialogo. Rimanendo uniti al Signore e docili alla voce dello Spirito, possiamo impegnarci insieme per una Chiesa che sappia, in modo trasparente e concreto, incarnare lo spirito del Vangelo.

