Il Giubileo “semi-ufficiale” dei cattolici LGBTQ+. Un momento storico nella chiesa

Articolo di Justin McLellan*, corrispondente in Vaticano, pubblicato sul sito del settimanale cattolico National Catholic Reporter (Stati Uniti) il 5 settembre 2025.
Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Quest’anno, quasi ogni fine settimana, il calendario ufficiale del Giubileo vaticano ha ospitato dei giubikeo dedicati a gruppi diversi: famiglie, sportivi, perfino influencer dei social media.
In quella lista non c’era spazio per i cattolici LGBTQ+. Eppure, dal 5 al 7 settembre, oltre 1.200 di loro si sono dati appuntamento a Roma per un pellegrinaggio giubilare che vuole testimoniare la loro fede e il lungo cammino per trovare un posto nella Chiesa cattolica.
«Ogni altro gruppo sembrava avere un proprio giubileo. Durante il conclave persino le bande musicali ne hanno avuto uno», ha commentato il gesuita padre James Martin in un’intervista al National Catholic Reporter. «Se lo hanno avuto le bandeusicalo, perché non i cattolici LGBTQ+? Sono parte della Chiesa tanto quanto gli altri».
Martin, fondatore di Outreach — una piattaforma online dedicata ai cattolici LGBTQ+ e a chi li accompagna pastoralmente — il 1° settembre ha avuto un colloquio privato con Papa Leone XIV. Ha raccontato al National Catholic Reporter che, in mezz’ora di incontro, il pontefice gli ha confidato di voler «proseguire il messaggio di inclusione e accoglienza di Papa Francesco, e soprattutto di apertura verso i cattolici LGBTQ+».
Il pellegrinaggio giubilare dei cattolici LGBT,+ non aveva avuto un riconoscimento esplicito da parte del Vaticano, né i partecipanti hanno ricevuto un’udienza papale come altri gruppi. Tuttavia, organizzatori e pellegrini lo considerano una tappa storica: un segno di dialogo ecclesiale con un gruppo di fedeli troppo a lungo messo ai margini.
«Si può dire che è un giubileo semi-ufficiale», ha osservato Martin, arrivato a Roma con una quarantina di pellegrini di Outreach. «Credo sia un evento senza precedenti. Sarebbe stato impensabile prima di Papa Francesco o di Papa Leone».
Il pellegrinaggio è iniziato con un incontro sulle esperienze dei cattolici LGBTQ+, tenuto da Padre Martin presso la sede dei gesuiti vicino a San Pietro, ed è proseguito con una veglia nella Chiesa del Gesù, la chiesa madre della Compagnia di Gesù.
Il 6 settembre, il vescovo Francesco Savino di Cassano all’Jonio, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, ha presieduto la Messa per i pellegrini, che poi hanno varcato insieme la Porta Santa della Basilica di San Pietro, cuore spirituale di ogni Giubileo.
«Non solo le persone LGBTQ+ camminano per affermare di appartenere alla Chiesa, ma anche le istituzioni ecclesiali ufficiali che le accolgono e danno loro voce», ha spiegato Francis DeBernardo, direttore esecutivo di New Ways Ministry, un ministero cattolico impegnato per la giustizia e la riconciliazione tra Chiesa e persone LGBTQ+.
«Il fatto che papà Leone non abbia fermato questo pellegrinaggio — come probabilmente avrebbero fatto papi precedenti — è un segno evidente di accoglienza», ha aggiunto.
Per molti pellegrini LGBTQ+, la tre giorni di Roma è stata la prova concreta di quanto la Chiesa abbia fatto passi avanti nel riconoscerli come parte della propria casa spirituale.
«Venticinque anni fa, per chi veniva al giubileo come persone LGBT, le difficoltà e le resistenze erano enormi», ha ricordato Ruby Almeida, del direttivo della Global Network of Rainbow Catholics. «Adesso sembra quasi il contrario. Ci dicono: “Entrate, siete i benvenuti, sedetevi con noi”».
Molti hanno visto in Papa Francesco il vero artefice di questo cambiamento.
«Papa Francesco ha insegnato ai responsabili della Chiesa cattolica come accogliere le persone LGBTQ+, dando un esempio concreto», ha spiegato DeBernardo. «Ma ha anche insegnato alle persone LGBTQ+ ad alzarsi in piedi, ad essere fiere e a rivendicare che la Chiesa appartiene anche a loro. Questo pellegrinaggio è proprio il segno di persone LGBTQ+ che prendono il posto che spetta loro nella Chiesa».
Per Victoria Rodriguez, donna cattolica transgender e madre di tre figli in Spagna, questo riconoscimento è insieme spirituale e personale. Ha ricordato un momento di preghiera di otto anni fa, dove rilesse la parabola dei talenti: «Dio mi stava dicendo che mi aveva donato il talento della mia identità e io l’avevo nascosto per paura. Mi diceva: “Non nasconderlo, vivilo. Io ti proteggerò”».
Rodriguez ha detto al National Catholic Reporter che il pellegrinaggio giubilare è oggi la conferma collettiva di quella scoperta: «Non dobbiamo scegliere. Possiamo vivere la nostra sessualità e la nostra spiritualità. Dio ci ha creati così, e ci ama così».
Prima di partire, Rodriguez aveva contribuire ad organizzare a Madrid un’assemblea della Global Network of Rainbow Catholics dove il cardinale spagnolo José Cobo Cano ha inviato al gruppo una lettera di sostegno e un suo delegato.
Anche Ana Flavia Chávez Pedraza, donna cattolica transgender del Perù, impegnata nella pastorale con le donne trans ad Arequipa, guarda a Papa Leone con speranza: «L’incontro con padre James Martin è stato un segno di continuità», ha detto. «Ma non può esserci pastore senza pecore. Speriamo che il Santo Padre incontri anche noi».
Papa Francesco aveva intessuto una relazione pastorale con un gruppo di donne trans latinoamericane che vivono vicino a Roma, offrendo sostegno economico, vaccini durante la pandemia e persino invitandole a pranzo in Vaticano insieme ai poveri.
«Il defunto papa ha creato momenti di incontro con le persone trans», ha ricordato Chávez. «Spero che Leone continui. Perché se non siamo ascoltate, se non viviamo momenti sinodali di confronto, non saremo nemmeno negli ultimi posti, ma completamente fuori dalla Chiesa».
Per Nancy Bouchier, storica canadese in pensione, pellegrina a Roma, la trasformazione della Chiesa e la forza della comunità che si è formata sono ormai evidenti, anche se incomplete.
«La sinodalità è tutto: significa costruire comunità, mettere insieme le persone LGBT», ha detto. «Non c’è nulla di più gioioso che vivere in comunità. Ringrazio Dio di aver vissuto abbastanza per poterlo vedere».
*Justin McLellan è corrispondente da Roma per National Catholic Reporter, dove si occupa di Vaticano e vita della Chiesa cattolica nel mondo.
Testo originale: ‘Semi-official’ LGBTQ+ Jubilee marks watershed moment at Vatican for long-marginalized Catholics

