Il mio cammino in questo Giubileo verso Dio, a cui chiedo d’indicarmi la strada
Testimonianza di Eva G. partecipante al pellegrinaggio giubilare de “La tenda di Gionata e le altre associazioni” con i cristiani LGBT+, i loro familiari e gli operatori pastorali che gli accompagnano
A chi ha sollevato polemiche sul significato di un pellegrinaggio giubilare LGBTQ+ cristiano mi sento di dover portare la testimonianza di una Cristiana che ha perso la luce del cuore e la sta cercando.
Credo che non avrei mai intrapreso un cammino giubilare all’interno di comunità dai contorni definiti come famiglia, lavoratori, parrocchiali, sportivi, etc…, nonostante il bisogno profondo di un cammino spirituale comunitario.
Le domande perenni di un cristiano in cammino sono: “chi sono io in Cristo? Qual è la strada che Dio ha scelto per me?” non avrebbero potuto esistere, per me, se non all’interno di una comunità aperta, una comunità di amore che dice e chiede: “io ci sono”.
Fortunatamente ho incontrato la Tenda di Gionata grazie ad un amico che me l’ha caldeggiata e ho sentito subito lo slancio.
Per me un pellegrinaggio è un cammino verso un luogo o uno stato sconosciuto alla partenza, è un’apertura, forse lo stato necessario alla conversione.
Vedo il cristiano come un uomo (o una donna ovviamente) in cammino verso il mistero sempre aperto della Vita, di Dio e della Fede. La fede della partenza sarà sicuramente diversa dalla fede all’arrivo ( e spero di farcela) a Roma, passando attraverso la Porta Giubilare del perdono di tutti i peccati e dell’accoglienza a nuova vita.
Volevo fare questo cammino, che è una ricerca interiore, insieme ad altre persone che sono in cammino a loro volta e alla ricerca di Dio e dell’Amore.
Qualcuno sicuramente sarà più vicino di quanto lo sia io a Dio, che sento di aver perso, insieme al senso di comunità, nello scorrere degli anni e degli affanni cittadini.
Ho sempre sofferto del senso di mancanza di una comunità che mi facesse sentire “insieme” parte di uno spirito più grande di me e l’ho sempre cercata, trovandola a tratti, per pochi istanti, poi dispersi nel senso di solitudine che la condizione di individui ci impone.
Con il passare degli anni, attraversando i 50, questo senso di solitudine si è fatto più profondo e più radicale, incrementato dai doveri famigliari, lavorativi, produttivi…
Forse si può scegliere di restare comodi all’interno di un Ego borghese che si compiace di traguardi raggiunti come una famiglia, un lavoro, una casa; ma io sento il bisogno di dovermi rimettere in cammino con una comunità più grande e unita da un grido di amore: essere accettati amorevolmente così come si è, come si è diventati e da qui riprendere un nuovo cammino di vita.
Con chi altri avrei potuto fare un pellegrinaggio se non con chi ha lottato con il margine, con l’incomprensione, con la solitudine e che vuole affermare la propria differenza e unicità perché ciascuno è un figlio di Dio che ha un suo personale cammino!
Con chi altri se non con chi vuole testimoniare la libertà di essere se stessi come dignità di fronte a Dio e agli altri uomini.
Con questo cammino, individuale e al contempo insieme alla Comunità LGBTQ+ vorrei ritrovare l’amore per quella che sono diventata, per la vita e, soprattutto, per gli altri e chiedo al Signore, in questo Giubileo di indicarmi la strada.
> Info ufficiali sul pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e altre associazioni”

