Il mio cammino nella chiesa come cattolico queer
Articolo di Manuela Pfann*, pubblicato su Kirche im SWR – Evangelische und Katholische Rundfunkarbeit beim SWR (Germania) il 7 dicembre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Sono Manuela Pfann* e oggi sono in giro con Heiko Hauger che ha studiato teologia ed era a un passo dall’ordinazione come sacerdote cattolico. Poi si è innamorato di un uomo e lo ha sposato. Così sacerdote non lo è diventato più.
E oggi, più di vent’anni dopo, è il primo operatore pastorale che, su mandato della chiesa cattolica, si prende cura in modo specifico delle persone queer nella diocesi di Rottenburg-Stoccarda. Lavora quindi per la Chiesa cattolica. Una cosa che allora sarebbe stata semplicemente impensabile.
«Mi sono chiesto: c’è ancora un posto per me nella chiesa cattolica? E se sì, dove? All’inizio avevo proprio bisogno di prendere le distanze, di un tempo per ritrovare me stesso.»
In quel periodo, per lui, un luogo importante è stata la chiesa di St. Fidelis, nel centro di Stoccarda. È lì che siamo seduti adesso. Heiko Hauger alza lo sguardo, guarda verso l’alto, nello spazio luminoso e alto della chiesa, e torna con la memoria indietro:
«Qui ho scoperto per la prima volta il Queergottesdienst, la celebrazione queer che si tiene una volta al mese. È stato come bussare piano, di nuovo, alla porta della chiesa, forse anche alle mie radici.»
La sua fede, infatti, e Dio non sono spariti solo perché lui vive come uomo omosessuale. Su questo non ha mai avuto dubbi.
«Ero certo che nessuno, nessuna istituzione, avrebbe potuto togliermi questo.»
Oggi Hauger condivide l’incarico di quella che ufficialmente si chiama pastorale sensibile al mondo queer con un collega. E insieme hanno una visione molto chiara:
«Per noi è importante superare una tolleranza fredda del tipo “sì, va bene, le persone queer esistono”, per arrivare invece a un’esperienza di “essere davvero amate come persone queer”. Questo è quello che le persone dovrebbero poter sentire.»
Ed è particolarmente importante oggi, perché la queerfobia è in aumento. Basti pensare agli episodi di violenza avvenuti durante i Christopher Street Day in diverse città. È già qualcosa che la Chiesa mandi almeno un segnale.
Ma, come sa bene Heiko Hauger, la posta in gioco è molto più alta: «Qui c’entra la credibilità della Chiesa. Nel rapporto con le persone queer, ma anche con i divorziati risposati o con chiunque altro. Quanto prende sul serio il comandamento dell’amore per il prossimo? O a un certo punto comincia a mettere confini ed escludere?»
Hauger resta critico nei confronti della “sua” Chiesa e conosce bene la realtà quando si affrontano temi delicati.
«Ogni volta che si riapre il grande dibattito sulla benedizione per tutte le coppie, penso: davvero siamo ancora a questo punto? Sì, siamo ancora qui. E continuiamo a lottare.»
Per lui e per il suo collega questo significa, molto concretamente, uscire, andare sul territorio, organizzare piccoli incontri, serate di cinema, momenti di dialogo.
Perché in fondo si tratta sempre di una questione di atteggiamento, oggi come vent’anni fa: «Sapere semplicemente: sono benvenuto con tutta la mia storia. Non devo spiegarmi, sono qui così come sono, come Heiko. Questo per me è fondamentale. Sentirsi al sicuro. È quello di cui avrei avuto bisogno allora.»
Usciamo dalla chiesa di St. Fidelis e attraversiamo la strada, entrando in un vecchio cimitero. Camminiamo tra le foglie autunnali rimaste a terra. I cimiteri sono stati per Heiko Hauger, per quasi vent’anni, luogo di lavoro e di impegno, dopo aver deciso di non diventare sacerdote per amore. Ha lavorato infatti per un’impresa funebre di Stoccarda.
«Cercavo un lavoro che fosse molto vicino alla dimensione della cura pastorale. Per questo il cimitero fa parte della mia vita. È stato un tempo prezioso, un compito pieno di senso. Stare accanto alle persone e accompagnarle è una responsabilità enorme.»
Quando, un anno fa, per la prima volta nella chiesa cattolica del Württemberg è stata bandita una posizione pastorale dedicata alle persone queer, Heiko Hauger non ha esitato.
«Ora sento di essere davvero al posto giusto. Sono felice di poter mettere a frutto quello che porto dal mio percorso di studi in teologia e dalla mia storia di vita, e di poter fare qualcosa che muova le cose, per le persone queer.»
E tutto questo è legato anche a una speranza:
«Contribuire ad aprire le comunità, ad aprire la chiesa cattolica, perché le persone possano mostrarsi per quello che sono. Credo che questo sia qualcosa di profondamente vitale.»
Ciò che sembra così semplice e logico, nella realtà non lo è affatto. Heiko Hauger lo sa bene. Contro le persone queer e il loro amore soffia ancora molto vento contrario, soprattutto da ambienti evangelici fondamentalisti. Vengono citati passi biblici per dimostrare che l’omosessualità sarebbe peccato, come quello del Levitico: “Non avrai con un uomo relazioni come si hanno con una donna”.
«E allora penso: possiamo finalmente prendere sul serio le conoscenze scientifiche che oggi abbiamo?»
La Bibbia non può essere letta in modo letterale, spiega, ma va interpretata:
«Bisogna chiedersi quando questi testi sono nati, in che contesto, quale messaggio volevano trasmettere e quali esperienze culturali riflettono.»
Duemila anni fa, infatti, la società era profondamente diversa da quella di oggi. In un contesto patriarcale si parlava di ruoli di potere, non certo di relazioni paritarie tra due persone che si amano.
Alla fine gli faccio ancora una domanda, perché c’è qualcosa che non capisco del tutto: perché voleva diventare sacerdote, sapendo quanto sarebbe stato difficile?
«Che fossi gay, in fondo, lo sapevo.
Ma per molto tempo non ho voluto ammetterlo. A volte serve una dose enorme di coraggio per riconoscere i propri bisogni e ciò che si è davvero. E in questo caso ci è voluto un innamoramento totale, per riuscire a uscirne.»
L’amore, dunque. Che non conduce solo verso un’altra persona, ma anche verso se stessi.
*Manuela Pfann è una giornalista e autrice cattolica tedesca che collabora col sito Kirche im SWR, occupandosi di temi legati alla fede, alla spiritualità e alle storie di vita nella chiesa cattolica contemporanea.
Testo originale: Queer für Gott

