Il mio Pride nelle marche per spezzare le barriere e distribuire accoglienza

Riflessioni di Silvia Zucchini
Ho partecipato al mio primo Pride a Pesaro insieme a mio marito e ad altre famiglie. Non sapevo bene cosa aspettarmi e cosa avrei fatto. E’ stata una festa, di quelle vere, con tanta musica, balli e sorrisi.
Ho scherzato e riso con chi sfilava vicino a me, anche se sconosciuto, ho truccato con le matite arcobaleno che portavo in borsa le guance di un assessore comunale e di altri/e mai incontrati/e prima. Insomma, una festa semplice, che mi ha permesso di abbassare le barriere che io alzo in occasione di incontri con estranei.
Alla fine del corteo, davanti al mare, ho ascoltato la voce di chi chiede riconoscimento di doveri e diritti uguali per tutt*, se non vogliamo che questi restino privilegi di pochi. Ho sentito la voce accorata e a tratti commossa di chi pretende il rispetto della propria identità per giustizia e non per concessione. Ho sentito la voce ferita di chi chiede di essere cittadino e cittadina a pieno titolo.
Non posso negare che alcune manifestazioni un po’ estrose e controcorrente abbiano colpito la mia sensibilità “piccolo borghese”.
E questo mi ha interpellato: a che punto sono nel mio cammino di riconoscimento di tutte le espressioni di vita, delle identità diverse dalle mie?
Probabilmente ho ancora della strada da percorrere, ma questo non mi spaventa: grazie all’accompagnamento del Gruppo Famiglie in cammino di Bologna, ho imparato che non devo cercare solo risposte certe e rassicuranti, ma devo imparare a pormi le domande giuste che siano chiave di lettura della realtà.
Il Vangelo di questa domenica mi viene in aiuto: la distribuzione dei cinque pani e due pesci in Luca (9, 11b-17). La tentazione dei discepoli è quella di congedare la folla affinché si arrangi a cercare cibo e ricovero per la notte; ma Gesù li richiama alla realtà, cioè a farsi carico del loro bisogno.
Da dove posso cominciare?
Certamente dal lasciarmi affascinare dalla presenza di tanta folla, poi dal lasciarmi stupire e non spaventare dalle mie domande, infine dall’imparare a essere docile davanti a una realtà cosi multiforme deponendo la pretesa di trovare subito le risposte che riconducano tutto all’ordine prestabilito.
In fin dei conti, neppure Gesù ha dato una risposta ai discepoli, ha solo detto di far sedere la folla e di raccogliere e distribuire quanto ciascuno di noi possiede. Il resto è Grazia.
La risposta alla domanda dei discepoli è semplicemente un’indicazione di comportamento: dire il bene, spezzare le barriere e distribuire accoglienza.

