Il pastore Bouchard: “e allora i fiumi non ti sommergeranno” (Isaia 43). Dalla veglia di Modena
Riflessioni su Isaia 43 del pastore valdese Daniele Bouchard* nella Veglia ecumenica di preghiera per il superamento dell’omotransbifobia tenuta nella Parrocchia di Gesù Redentore di Modena, presieduta dal vescovo Erio Castellucci e dal pastore Daniele Bouchard il 21 maggio 2026
Il Signore, il nostro Creatore, si rivolge a ciascuno, a ciascuna, a ciascunǝ di noi e ci chiama col nostro nome, quello vero, quello nel quale ci riconosciamo, che sentiamo nostro e che Dio conosce e rispetta.
Il Signore usa il nostro nome per chiamarci a stabilire o ristabilire un dialogo con lui. Dio ci ascolta (non c’è dialogo senza ascolto) ma ha anche qualcosa da dire, ha un messaggio molto forte, dice “Non temere”, io ti ho liberato.
Altri ti hanno parlato di me come uno che esclude, che giudica, che accetta solo coloro che si conformano ad una certa norma. “Non temere”, io non sono così, io ti accolgo e ti reintegro. E’ una parola che normalmente viene tradotta in molti modi, ti ho liberato e riscattato, ma ha anche altri significati, compreso quello di reintegrare.
Nel doppio senso. Reintegro le diverse parti di te, che sono scisse e divise, che faticano a relazionarsi le une con le altre, ad accettarsi reciprocamente. E nel senso esterno: ti reintegro nelle relazioni sociali, ti do una nuova possibilità di accettare e di essere accettatǝ, di relazionarti e di entrare in relazione con le singole persone, con la comunità, di avere un tuo ruolo nella società.
Mentre affronti ostilità – dice il Signore – Io sono con te. Il rifiuto del riconoscimento nei tuoi confronti, l’emarginazione che hai patito, la solitudine che ti trovi a vivere, non ti sommergeranno. La violenza, la discriminazione, il dolore non ti consumeranno.
Essere chiamatȝ per nome significa essere visto e riconosciuto, essere importante nella propria unicità, inserita in una relazione, valorizzatǝ come persona che ha un contributo da dare alla relazione, sia quella con Dio sia a quella con gli altri.
E allora i fiumi non ci sommergeranno perché cammineremo a testa alta e le onde non ci copriranno, perché noi nuotiamo con convinzione, perché Dio ci ha chiamatȝ per nome. Il fuoco non ci consumerà perché il valore che la relazione con Dio dà alla nostra esistenza non può essere bruciato, non può essere cancellato, è indistruttibile come ogni cosa che Dio compie.
Queste parole del profeta sono l’annuncio di qualcosa che già accade ed è già vero, nel quale possiamo già vivere, ed al tempo stesso sono una promessa di una realtà che oggi sperimentiamo come flash, in certi momenti ed una certa misura, ad intermittenza, e domani regnerà invece incontrastata.
E allora godiamo questa promessa ed attendiamone il compimento.

