Il pellegrinaggio al monastero di Montevergine unisce le persone LGBTQ+ alla Madonna
Articolo di Phoebe Carstens* pubblicato sul sito di New Ways Ministry (USA) il 4 agosto 2025, liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
In un monastero cattolico del sud Italia, in una zona di campagna, i pellegrini LGBTQ+ trovano da secoli protezione e occasioni di commemorazione nel santuario della Madonna Nera di Montevergine (Avellino).
Ogni febbraio, centinaia di femminielli – che in dialetto napoletano significa “piccole donne” – si riuniscono per un pellegrinaggio al monastero di Montevergine, situato nelle montagne dell’Appennino meridionale. I femminielli sono una storica comunità di persone appartenenti al cosiddetto “terzo genere” provenienti dal sud Italia [soprattutto dalla Campania, NdT], dove godono di ampio riconoscimento e accettazione. Anche altri membri della più ampia comunità LGBTQ+ partecipano a questa occasione di preghiera.
I pellegrini si recano in questo luogo sacro per onorare la Madonna Nera, considerata da molti la protettrice e patrona della comunità queer. Si tratta della continuazione di una tradizione secolare della comunità cattolica locale che accetta e accoglie la comunità queer, come riporta il sito Fair Planet.
Sebbene non esistano documenti pubblici ufficiali che indichino l’anno esatto in cui ebbe inizio il pellegrinaggio, i pellegrini e i componenti della gerarchia ecclesiastica locale suggeriscono che probabilmente iniziò dopo il 1256, quando, secondo una leggenda, la Madonna Nera salvò una coppia di persone omosessuali che era stata legata a un albero e lasciata morire dagli abitanti del luogo.
Ogni anno, il pellegrinaggio inizia vicino alla città di Ospedaletto d’Alpinolo e prosegue su per una montagna verso il monastero. Lungo il percorso, i pellegrini si fermano per rendere omaggio alla Madonna Nera e alla natura e ricevono cibo e bevande dagli abitanti del luogo che si presentano lungo il loro cammino. Gli abitanti di Ospedaletto d’Alpinolo onorano e rispettano il pellegrinaggio per la venerazione che hanno verso la Madonna Nera e per l’importanza di una tradizione condivisa per generazioni.
«Anni fa, interi gruppi di femminielli soggiornavano a casa nostra e noi li sfamavamo fino a quando non partivano per salire sulla montagna», ha detto Maria, un’ottantunenne residente a Ospedaletto d’Alpinolo. «Questo è il loro giorno santo, dobbiamo rispettarlo».
Secondo il folklore napoletano, i femminielli, considerati né maschi né femmine, hanno un legame particolare con Dio e occupano un posto speciale nella considerazione sociale dell’Italia meridionale. Stefania Zambrano, una donna transgender di quarant’anni appartenente alla comunità dei femminielli, diverse volte all’anno compie il pellegrinaggio fin dall’infanzia e visita la Madonna Nera, che lei chiama «madre». Ci spiega:
«So che lei è con me tutto l’anno, ma mi sento in dovere di andare a trovare mia madre almeno un paio di volte all’anno per salutarla. Ogni volta che faccio il pellegrinaggio ed entro in chiesa, è come se provassi di nuovo quelle emozioni per la prima volta. È una sensazione così emozionante, così calda!».
Secondo don Salvatore, parroco di due chiese di Napoli, il pellegrinaggio è accettato dalla Chiesa come espressione della fede della comunità locale; d’altra parte, a sua volta, la Chiesa impara da queste usanze che la Madonna Nera accoglie le persone queer.
Ha dichiarato: «Le persone di Napoli hanno semplicemente accettato come realtà ciò che è accaduto a Montevergine. La Madonna tollera le persone omosessuali e le accoglie tranquillamente, perché io non dovrei fare lo stesso? Io, come cristiano, credo in Dio e nella santità di Maria. Devo imitarla nella sua santità e nel modo in cui era nella sua vita quotidiana… Deve essere imitata non solo per la sua santità, ma anche per la virtù dell’accoglienza e della tolleranza. Qui a Napoli, questo significa accettare queste persone e la loro realtà».
Vincenzo Vassallo, un pellegrino non binario di ventisei anni che partecipa al pellegrinaggio da quasi un decennio, considera la tradizione e il sito di Montevergine come un luogo raro in cui fede, orientamento sessuale e identità di genere possono coesistere. Ha spiegato:
«Siamo costretti a recitare continuamente. Questo è l’unico luogo, l’unico momento e l’unica situazione in cui non dobbiamo recitare. Non ha senso recitare davanti a Dio. Dio sa chi siamo sotto le nostre parrucche, sotto il nostro trucco, sotto lo smalto delle unghie, e accoglie tutti».
Per i pellegrini queer che si recano a Montevergine per onorare la Madonna Nera, il pellegrinaggio è un modo per mettere insieme sia il loro essere queer, sia la loro fede e per essere pienamente accolti dalla Chiesa locale per quello che sono.
Allo stesso modo, a settembre di quest’anno, un gruppo di cattolici LGBTQ+ e di loro sostenitori farà un pellegrinaggio a Roma per celebrare l’anno giubilare, riunirsi come comunità di persone queer credenti e dare un segnale della presenza e della fede dei cattolici LGBTQ+.
In entrambi i casi, il pellegrinaggio di fede ha come obiettivo quello di creare una occasione per le persone LGBTQ+ di incontrarsi, festeggiare e sfidare in modo costruttivo la Chiesa cattolica affinché sia veramente una casa per tutti.
*Phoebe Carstens è una persona non binaria che sta completando un percorso di formazione alla Saint John’s School of Theology, dove lavora anche con studenti universitari nella pastorale universitaria. Dopo aver conseguito la laurea alla Loyola University di Chicago e aver trascorso un anno lavorando in una fattoria biologica, ora sta seguendo un Master in Teologia con la speranza di promuovere spazi più queer e fondati sulla fede nelle comunità cattoliche.
Testo originale: Historic Italian Pilgrimage Connects LGBTQ+ People to the Madonna

