Il Pride è sacro perché… Dio non chiede di diventare qualcun altro!
«Il Pride è un momento sacro perché… da qualche parte, in una chiesa, c’è un ragazzo o una ragazza LGBTQ+ a cui stanno dicendo che, per essere amati da Dio, devono cambiare».
Ogni volta che leggo queste parole sento una ferita aprirsi. Perché so che purtroppo, ancora oggi, quando una persona LGBTQ+ entra in una chiesa cercando Dio spesso ne esce convinto di essere sbagliato. Gli viene detto che il suo corpo, il suo modo di amare, la sua stessa identità sono ostacoli da superare per meritare l’amore di Dio.
Eppure il Vangelo racconta un’altra storia. Gesù vedeva le persone, le chiamava per nome e si sedeva alla loro tavola. A Zaccheo disse: «Oggi devo fermarmi a casa tua» (Luca 19,5). Prima di ogni cambiamento venivano l’incontro, la vicinanza, l’accoglienza.
Da credente LGBTQ+ ho conosciuto anch’io la paura di dover essere additato come diverso. Poi, lentamente, ho capito che Dio non stava aspettando una versione corretta di me. Mi aveva già conosciuto e amato: «Ti ho amato di amore eterno» (Geremia 31,3).
Per questo il Pride, per me, è un momento sacro. Perché ricorda a tante persone LGBTQ+ che la loro vita non è un errore e che non devono nascondersi per essere amate, perchè per Dio: «Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo» (Isaia 43,4).
Quando una comunità cristriana ferisce, tradisce il Vangelo. Quando invece ascolta, accoglie e restituisce dignità, lascia intravedere il volto di Dio.
Perchè Dio non chiede mai alle persone LGBTQ+ di NON essere se stesse per poterle amare perchè le ama già.


