Il Pride si colora di Fede: il Religious Pride di Amsterdam

Ad Amsterdam (nei Paesi Bassi), durante il Pride, succede una cosa che in molte altre parti del mondo non si vede: le chiese aprono le porte, salgono sull’altare persone Cristiane Queer, e per un’intera settimana la fede non sta ai margini della festa: ne è parte integrante, con un programma tutto suo. Si chiama Religious Pride, ed è utile guardarlo da vicino, non come un’eccezione olandese, ma come un modello replicabile.
Le radici: quando la fede ha iniziato a camminare nei Pride di Amsterdam
Il Pride di Amsterdam nasce nel 1996 come festa della liberazione LGBTQ+ lungo i canali della città. Sin da subito le comunità di fedeli olandesi hanno dato il loro contributo all’interno di questo momento: già dai primi anni del festival, infatti, singole comunità cristiane riformate, luterane e gruppi di credenti accoglievano residenti e visitatori con momenti di preghiera, meditazione e dialogo, senza aspettare un permesso ufficiale per farlo.
Fortunatamente questo tipo di presenza spontanea non è un’esclusiva olandese. Anche altrove il legame tra fede e lotta per la dignità delle persone Queer ha una storia lunga:
- Negli Stati Uniti, già dagli anni ’70 denominazioni come la United Church of Christ e la Episcopal Church hanno avviato percorsi ufficiali per dichiararsi “Open and Affirming”. A San Francisco e New York, le comunità cristiane partecipano da decenni alle sfilate con carri ecumenici e veglie di culto interreligiose.
- Nel Regno Unito, la rete Christians at Pride riunisce realtà come Student Christian Movement, Inclusive Church e OneBodyOneFaith, portando una presenza cristiana di benedizione ai Pride di Londra, Manchester e Birmingham — ribaltando lo stereotipo del cristiano che protesta fuori dalle parate dei carri.
- A livello internazionale, eventi come il WorldPride diventano occasione di grandi conferenze interreligiose, dove Teologi, Pastori, Rabbini e Imam si confrontano sulla riconciliazione tra sacralità e identità sessuale.
Amsterdam, però, ha fatto un passo in più: ha trasformato queste iniziative sparse in una rete strutturata e riconosciuta.

Dalla spontaneità alla commissione ufficiale
Con il tempo, le tante iniziative di preghiera nate ai margini del Pride hanno sentito il bisogno di coordinarsi. È così nata la commissione ufficiale del Religious Pride, oggi parte integrante del programma formale di Pride Amsterdam. Al suo interno siedono rappresentanti di diverse Chiese cristiane, sinagoghe e associazioni di persone di fede Queer: non è dunque una benedizione simbolica concessa a margine dei festeggiamenti, ma un vero organismo che costruisce un calendario di eventi lungo tutto il Pride — liturgie, spettacoli teatrali, mostre, pellegrinaggi e spazi di dibattito teologico.
I luoghi simbolo di questa apertura sono chiese vive e storiche: la Keizersgrachtkerk, storica chiesa protestante nel cuore della città, e la maestosa Oude Kerk, l’edificio religioso più antico di Amsterdam. In questi spazi le persone Cristiane Queer non sono ospiti tollerati: sono chiamate ad abitare l’altare, guidare la preghiera, animare la liturgia con i propri carismi.
La Pride Kerkdienst: il cuore liturgico del Pride
Se c’è un appuntamento che più di tutti racchiude lo spirito del Religious Pride, è la Pride Kerkdienst, la “Messa del Pride”, celebrata storicamente nella Keizersgrachtkerk. Da oltre quindici anni raccoglie centinaia di credenti e attivisti provenienti da ogni parte del mondo, diventando un punto fermo di riconciliazione tra liturgia e orgoglio per le persone LGBTQ+.
I temi scelti per queste liturgie parlano direttamente alla vita delle nostre comunità. Il tema “Unite!” — tema scelto per il Word Pride di Amsterdam del 2026 — non racconta un’unità fatta di uniformità, ma un caleidoscopio: un movimento continuo in cui ogni colore trova il proprio spazio e il proprio riflesso. Nelle prediche non si nascondono le ferite lasciate da teologie escludenti, né le fatiche di chi ha dovuto cercare asilo perché perseguitato per il proprio orientamento. Al contrario, la Parola di Dio viene riscoperta come liberazione, consolazione e celebrazione della diversità.
Gli eventi che compongono il programma
Negli anni più recenti, e proprio in occasione del WorldPride, il programma del Religious Pride di Amsterdam si è arricchito, intrecciando ecumenismo, dialogo interreligioso e una presenza sempre più visibile del mondo cattolico aperto e inclusivo.

Il Pride Pilgrimage
Il Pride Pilgrimage — giunto alla sua sesta edizione — è un cammino spirituale di due giorni che collega diverse comunità religiose del territorio fino ad Amsterdam, alternando momenti di cammino fisico a brevi celebrazioni e preghiere. È il simbolo del viaggio che ogni credente compie verso l’autenticità e l’accettazione di sé. Il percorso tocca parrocchie e luoghi di culto di diverse confessioni, e si conclude tradizionalmente presso la Vecchia Parrocchia Cattolica di Amsterdam (Oud-Katholieke Kerk), da cui i partecipanti si uniscono alla marcia cittadina verso Piazza Dam.
Le Pride Church Services
Durante le settimane di Pride, la città ospita diverse funzioni religiose inclusive:
- Pride Church Service nell’Oude Kerk — una funzione nella chiesa più antica della città, con sermoni spesso affidati ad attivisti e leader della comunità LGBTQIA+.
- Kerkdienst: La funzione principale, con il tema di quest’anno “Unite!“, officiata da vescovi internazionali e accompagnata da un coro creato appositamente per l’occasione.
- Pride Faith Service — una cerimonia pensata in particolare per le persone queer BIPOC, guidata da ministri e attivisti internazionali per garantire uno spazio davvero sicuro e accogliente.
Panel, teologia e reti cattoliche
Le giornate di conferenza del WorldPride ospitano sessioni dedicate al confronto tra le quattro grandi tradizioni monoteiste — cattolica, protestante, ortodossa e islamica — con panel che approfondiscono la rappresentanza, l’inclusione e il superamento delle barriere strutturali all’interno delle gerarchie ecclesiali, insieme alla presentazione di strumenti come il Rainbow Index per misurare l’accoglienza delle comunità di fede.
In questo contesto trova spazio anche la Global Network of Rainbow Catholics che ha organizzato, attraverso i suoi partner locali, workshop, momenti di preghiera comunitaria e tavole rotonde per condividere buone pratiche di pastorale inclusiva e teologia queer — insieme a spazi dedicati alla testimonianza diretta di credenti cattolici sul rapporto tra fede vissuta, morale e appartenenza ecclesiale.

Arte e teatro
Il Religious Pride non vive solo di liturgia. Opere teatrali come De Biecht (“La Confessione”), messe in scena anche in spazi parrocchiali come la chiesa De Thomas, portano sul palco il travaglio interiore tra identità omosessuale e fede cristiana, il sacramento della riconciliazione, la ricerca di integrazione tra ciò che si è e ciò in cui si crede — mostrando che credere non è un errore, e che la ricerca di sé non deve essere punita. Accanto al teatro, mostre come quelle ospitate al Luther Museum raccontano l’intreccio storico tra comunità queer e diverse denominazioni cristiane.
Un modello, non un’eccezione
Quello che rende speciale l’esperienza di Amsterdam non è un singolo evento, ma il modo in cui tutto è tenuto insieme: una piattaforma di coordinamento in cui gruppi di cattolici arcobaleno, luterani, riformati ed ebrei queer lavorano fianco a fianco, trasformando il Religious Pride in una vera testimonianza di dialogo ecumenico radicato nell’accoglienza — non ai margini della Chiesa, ma al suo interno.
E in Italia? Lo sguardo verso l’EuroPride di Torino
A questo punto la domanda viene spontanea: e da noi? Torino ospiterà l’EuroPride dal 18 al 26 giugno 2027, la manifestazione itinerante che ogni anno riunisce l’intera comunità LGBTQIA+ europea — la stessa che nel 2026 si è svolta proprio ad Amsterdam, in coincidenza con il WorldPride.
Non è la prima volta che l’Italia ospita un EuroPride, ma per il Coordinamento Torino Pride, che organizza la manifestazione cittadina dal 2006, è il traguardo di un percorso lungo vent’anni.
Ma un vero e proprio “Religious Pride” strutturato come quello olandese — con una sua commissione ufficiale, un programma dedicato, chiese storiche aperte per l’occasione — non si è mai visto in Italia.
Perché questa storia può riguardare anche noi
Quando la Chiesa sceglie di abbattere i pregiudizi e di accogliere le persone nella loro interezza, la fede torna a essere ciò che è sempre stata pensata per essere — non una gabbia di giudizio, ma una promessa di vita abbondante: uno spazio di grazia, verità e amore incondizionato per ogni figlio, figlia e figl* di Dio e… a Torino ci sarà una “Chiesa Aperta” per Tuttǝ?

