Il ruolo delle donne nella chiesa cattolica resta una patata bollente che il Vaticano non riesce a gestire
Articolo di Christine Schenk*, pubblicato sul sito del settimanale cattolico National Catholic Reporter (Stati Uniti) il 11 dicembre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Il Magistero della chiesa cattolica, composto solo da uomini, è stretto tra l’incudine e il martello.
Nonostante un percorso sinodale mondiale abbia indicato l’inclusione delle donne nel ministero e nei processi decisionali della chiesa cattolica come un problema urgente da affrontare nel Sinodo dei vescovi sulla sinodalità (2021-2024), una commissione papale ha reso pubblico di recente un giudizio del 2022 con cui si esclude l’ammissione delle donne al diaconato cattolico.
Eppure, il presidente della commissione, il cardinale Giuseppe Petrocchi, ha detto che la questione resta comunque “aperta a ulteriori studi teologici e pastorali”.
Prima della sessione sinodale del 2023, ho svolto uno studio informale su 18 sintesi nazionali (o riassunti mediatici) dei contributi sinodali “dal basso” arrivati da tutto il mondo, alcuni dei quali includevano intere regioni, come l’Asia e l’Amazzonia e l’America Latina.
Praticamente ogni sintesi indicava “il ruolo delle donne nella chiesa” come una considerazione urgente. Più del 70% includeva l’ordinazione delle donne al diaconato o al sacerdozio come via per includerle nella leadership.
È tanta, tantissima speranza e aspettativa che sale dal popolo di Dio.
Lo Spirito Santo ci sta dicendo che l’esclusione delle donne dal ministero ordinato e dai processi decisionali della chiesa non è più accettabile e che bisogna farci qualcosa?
L’ordinazione diaconale delle donne è stata una patata bollente del Sinodo. Guardiamo questa cronologia:
Nel maggio 2024, in un’intervista con Norah O’Donnell della CBS, Papa Francesco ha detto un no secco alle diacone “se si tratta di diaconi con l’Ordine sacro”. Eppure i delegati sinodali hanno insistito.
Nel luglio 2024, il gruppo di studio sinodale n. 5 – i cui membri non sono stati identificati – ha affidato lo studio dei ruoli di leadership delle donne al Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF).
Il 18 ottobre 2024, i delegati sinodali hanno espresso una “indignazione palpabile” quando il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del dicastero, e altri membri del gruppo di studio non si sono presentati a un incontro programmato.
Al loro posto hanno mandato due funzionari, nessuno dei quali faceva parte del gruppo di studio e nessuno dei quali aveva autorità per rispondere alle domande dei delegati.
I rappresentanti del Sinodo hanno preteso che Fernández riferisse all’assemblea come previsto. Cynthia Bailey Manns, delegata dell’arcidiocesi di St. Paul e Minneapolis (oggi membro del Consiglio di amministrazione di NCR), ricorda che il gruppo ha ricordato a Fernández che si aspettavano che il gruppo di studio “aderisse agli stessi principi della sinodalità – copartecipazione, corresponsabilità, trasparenza e accountability – richiesti a tutti i delegati sinodali: ‘Dobbiamo essere tutti sinodali. Altrimenti si cade in disinformazione e sfiducia’”.
Il 21 ottobre 2024, Fernández ha detto a quasi 400 delegati e organizzatori sinodali che il suo gruppo di studio era guidato dal vice del DDF, monsignor Armando Matteo, e ha promesso di fornire ai delegati l’elenco completo dei membri del gruppo.
Ha anche annunciato che la commissione sulle diacone istituita nel 2020 da Papa Francesco – presieduta da Petrocchi – avrebbe continuato il suo lavoro e ha invitato delegati e altri a inviare materiali.
Con una maggioranza di oltre due terzi, il documento finale del Sinodo ha incluso il diaconato femminile al paragrafo 60: “Non c’è alcuna ragione o impedimento che possa impedire alle donne di svolgere ruoli di leadership nella chiesa: ciò che viene dallo Spirito Santo non può essere fermato. Inoltre, la questione dell’accesso delle donne al ministero diaconale resta aperta. Questo discernimento deve continuare”.
Il 26 ottobre 2024, Papa Francesco ha firmato integralmente il documento finale del Sinodo, rendendolo parte del suo Magistero “non come norma vincolante, ma come insieme di principi guida”, come spiegato da Vatican News.
Dieci gruppi di studio hanno proseguito il lavoro, incluso quello sul diaconato femminile affidato al Dicastero per la Dottrina della Fede. E arriviamo così al presente.
A metà novembre 2025 – poche settimane prima della dichiarazione di Petrocchi del 4 dicembre – è stato annunciato che il gruppo sinodale del Dicastero per la Dottrina della Fede sul diaconato femminile aveva ceduto la responsabilità alla commissione del 2020 presieduta da Petrocchi. È probabile che lo abbia fatto sapendo perfettamente che quella commissione aveva già votato contro un diaconato femminile.
Davanti a questo scenario, non si può che chiedersi che fine abbiano fatto la trasparenza e il tanto celebrato processo sinodale.
Fino a oggi, tutte le procedure delle commissioni papali sul diaconato femminile erano rimaste segrete. Le richieste dei delegati sinodali di poter esaminare gli esiti delle precedenti commissioni sul diaconato sono cadute nel vuoto.
Perciò, tanto di cappello a Papa Leone XIV (Robert Francis Prevost) almeno per aver reso pubblico il voto del 2022 della commissione.
È significativo che nel 1974 Cipriano Vagaggini abbia condotto uno studio esaustivo sulla storia delle diacone per la Commissione Teologica Internazionale del Vaticano.
Le sue conclusioni (che a quanto pare furono allora nascoste e poi rese note più tardi) affermavano che le donne potevano essere ordinate al diaconato e che i loro riti di ordinazione erano equivalenti a quelli maschili, anche se il servizio che svolgevano era diverso da quello dei diaconi uomini.
La cronologia precedente, così contorta e dolorosa, suggerisce che la questione della leadership diaconale delle donne – anzi, della leadership ecclesiale delle donne e della loro soggettività giuridica nella chiesa – è tutt’altro che risolta. E per buone ragioni.
La dichiarazione pubblicata il 4 dicembre è piena di teologia discutibile, non solo sulle diacone, ma anche sulla natura della salvezza attraverso Gesù Cristo.
Consideriamo questa affermazione:
“La maschilità di Cristo, e dunque la maschilità di coloro che ricevono l’Ordine sacro, non è un elemento accidentale, ma una parte integrante dell’identità sacramentale, che preserva l’ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realtà non sarebbe un semplice adattamento del ministero, ma una rottura del significato nuziale della salvezza.”
Il succo, ovviamente, è che le donne non sono uomini e quindi non possono essere ordinate.
Questo modo di ragionare riecheggia la stessa teologia problematica che compare in altri documenti ecclesiali che negano l’ordinazione alle donne.
I cristiani sono salvati dalla maschilità o dalla Parola di Dio, fatta carne in Gesù, umano e divino? La maschilità di Gesù è irrilevante per la nostra salvezza. Detto in positivo: dobbiamo comprendere “Cristo come rappresentante di tutta l’umanità, non della maschilità biologica”, per citare Mary Grey.
Anche usare argomenti “nuziali” per negare l’Ordine sacro alle donne è estremamente sospetto. Non coglie la natura del linguaggio metaforico quando si parla del Divino. La funzione di una metafora è comunicare un significato che va oltre ciò che siamo capaci di esprimere alla lettera.
Descrivere Gesù come “sposo” è un linguaggio metaforico che richiama la bellezza dell’amore sponsale. Per definizione, le metafore non vanno prese alla lettera. Rendere letterale una metafora ne uccide la forza: quella capacità di evocare qualcosa di molto più grande di quanto le parole, da sole, possano dire.
La commissione di Petrocchi si è spaccata a metà sull’includere l’argomento della “maschilità”. Viene spontaneo domandarsi se le cinque donne presenti nella commissione abbiano votato contro.
È importante notare che i membri della commissione di Petrocchi non hanno partecipato al Sinodo (ammesso che gli attuali membri siano quelli nominati nel 2020).
Nessuna “conversazione nello Spirito” per loro. Inoltre, la commissione ha raggiunto le sue conclusioni due anni prima della chiusura del Sinodo del 2024. E anche se ha citato materiali inviati dopo la firma del documento finale da parte di Papa Francesco, ha comunque svalutato le richieste sinodali provenienti da tutto il mondo che chiedevano ruoli più ampi – inclusa l’ordinazione – per le donne.
È bene ricordare che questo recente rapporto/dichiarazione della commissione è consultivo, non giuridico. Papa Leone XIV non si è ancora espresso.
E questo mi porta a un altro punto. Petrocchi ha detto che le commissioni erano unanimi nel riconoscere la necessità che le donne “esprimano un’adeguata partecipazione e corresponsabilità negli organismi decisionali della chiesa, anche attraverso la creazione di nuovi ministeri laicali”.
Ma chi decide che cosa sia “adeguato”? Finché le decisioni nella chiesa restano esclusivamente nelle mani di uomini ordinati, viene negata la soggettività giuridica delle donne e, in realtà, di tutti i laici.
Questo è un nodo centrale con cui il Sinodo sta facendo i conti. La nostra chiesa allargherà davvero la voce deliberativa a tutto il popolo di Dio?
Io, personalmente, non sono convinta che mantenere il sistema clericale così com’è oggi porti benefici a qualcuno. Abbiamo bisogno di un ministero ecclesiale rinnovato, ripulito dal privilegio patriarcale.
Forse i processi sinodali semineranno un futuro in cui questo potrà accadere.
Intanto, per le mie sorelle e i miei fratelli che sono pronti a mollare tutto, consiglio caldamente di leggere (o rileggere) il libro della teologa e religiosa delle Immaculate Heart of Mary, suor Sandra M. Schneiders, Beyond Patching: Faith and Feminism in the Catholic Church (Oltre le toppe: fede e femminismo nella chiesa cattolica).
Schneiders dice questo a proposito del suo titolo profetico: “Il titolo Beyond Patching è deliberatamente ambiguo. Con esso voglio suggerire, prima di tutto, che il vecchio vestito è ormai oltre la possibilità di riparazione e che solo una riforma radicale della chiesa può rispondere in modo adeguato alla critica femminista”.
*Christine Schenk è una religiosa di San Giuseppe e membro del consiglio di amministrazione del settimanale cattolico statunitense National Catholic Reporter. Ha lavorato per 18 anni come ostetrica poi ha cofondato la FutureChurch, dove ha operato per 23 anni. Il suo libro Crispina and Her Sisters: Women and Authority in Early Christianity (Crispina e le sue sorelle: donne e autorità nel cristianesimo delle origini, Fortress, 2017) ha ricevuto un premio della Catholic Press Association. Ha due lauree magistrali, in infermieristica e in teologia.
Testo originale: Women’s role in the church remains a hot potato the Vatican can’t seem to handle

