Il senso di condividere la propria storia di cristiani LGBTQ della generazione Z
Articolo di Grace Davis* pubblicato sul sito Outreach (USA) il 17 ottobre 2025, liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
Ho cominciato a lavorare nell’ambito della giustizia sociale per due ragioni: la mia fede e la mia identità queer. La mia educazione cattolica mi ha instillato i valori del servire la mia comunità locale e del trattare tutte le persone come doni di Dio. Il mio legame con la comunità LGBTQ mi ha dato la capacità di proclamare la giustizia e l’importanza di amare sé stessi e gli altri con fierezza.
Questi due aspetti della mia identità erano intrecciati così strettamente che li consideravo la stessa cosa. Più ancora, amavo queste parti di me e credevo che condividerle con la mia comunità fosse un modo per comunicare l’amore di Dio. Ma per quanto credessi che fossero inseparabili, ben presto ho capito che molte altre persone non erano d’accordo.
Ho sentito i commenti di disapprovazione dei miei parrocchiani nei confronti sia di papa Francesco, sia dei cattolici LGBTQ dichiarati.
Ho affrontato anche la delusione nel sentire che i miei amici LGBTQ mi chiedevano come potessi far parte di una struttura – la Chiesa – che, a loro avviso, aveva l’unico scopo di farci del male. Mi sentivo sempre più esitante nel parlare della mia fede con i miei amici e a un certo punto ho smesso di andare in chiesa.
In un momento di crescente sostegno dei diritti LGBTQ da parte di alcuni rappresentanti della gerarchia ecclesiastica e, allo stesso tempo, di attacchi pericolosissimi perpetrati in nome di convinzioni religiose, mi sono sentita esistenzialmente fuori posto. Eppure, sapevo di non essere sola. Mentre mi dibattevo negli interrogativi sull’etica della dignità e dell’appartenenza, cercavo storie come la mia.
Durante il mio ultimo anno alla Santa Clara University, ho partecipato ad incontri periodici con altri quattro giovani cristiani LGBTQ per discutere le intersezioni tra l’essere cristiani e l’essere queer, il senso di sentirsi parte di una comunità per i cristiani LGBTQ e l’etica dell’appartenenza.
Noi cinque condividevamo le nostre storie davanti a un caffè o a pranzo, mentre studiavamo per gli esami o dopo i principali eventi sulla realtà LGBTQ e su tematiche di fede del campus.
Queste conversazioni erano intense, spesso piene di risate e talvolta di lacrime, e ogni scambio era caratterizzato da un senso profondo di comprensione reciproca: non eravamo certi di quale fosse il futuro per i cristiani LGBTQ, ma volevamo comunque provare a coltivare il sogno di una comunità in cui ci riconoscessimo, per noi stessi e per gli altri.
La condivisione delle nostre vite era il mezzo attraverso cui comprendere e affrontare le sfide etiche dell’appartenenza, ed era per me di fondamentale importanza che le storie delle persone con cui dialogavo rimanessero al centro del mio futuro lavoro.
Raccontare storie è il modo in cui ci relazioniamo, troviamo un punto di incontro e affrontiamo le nostre sfide più importanti come collettività. Con le risorse e il sostegno del Markkula Center for Applied Ethics della Santa Clara University, ho potuto condividere le loro storie e promuovere una riflessione sulla necessità di ottenere il pieno rispetto e la piena valorizzazione dei cristiani LGBTQ.
Parlando delle somiglianze tra i valori dell’essere queer e dell’essere cristiani, ciascuna delle persone del gruppo — Cara, D, Noah e Shelly — ha parlato dell’amore: l’amore che hanno per i loro partner, per la famiglia, per Gesù e per sé stessi.
Cara ha condiviso che la sua partner è stata la prima persona che “rifletteva l’amore di Dio in ogni modo”, e che l’amore che vedeva nella comunità queer rappresentava la concretizzazione dell’amore incondizionato di cui aveva letto nella Bibbia.
Noah ha creato dei collegamenti tra la cura personalis, la pratica suggerita dalla spiritualità di S. Ignazio di prendersi cura della persona nella sua totalità, e l’intersezionalità, la teoria femminista secondo cui più identità possono intersecarsi creando esperienze uniche e concatenate di oppressione o privilegio, per esprimere che la dignità richiede il riconoscimento e la cura di tutte le parti dell’identità di una persona, non solo di quelle che sembrano accettabili o utili. È a partire da questo riconoscimento e da questa cura che possiamo costruire il vero amore.
Questo progetto non è stato privo di ostacoli. Ho incontrato molti altri studenti che non volevano partecipare ufficialmente al progetto per paura di essere giudicati dai loro amici queer o di essere esclusi dai loro gruppi ecclesiali. Eppure, dopo ciascuno di questi incontri, mi dicevano: «Grazie mille per quello che stai facendo. Non sapevo che ci fossero altre persone come me». Questa reazione è una testimonianza dell’importanza della condivisione di vita e della rilevanza di siti come Outreach. Ci sono troppe occasioni in cui le storie vengono cancellate, messe a tacere o dimenticate. È questo che, in definitiva, ci isola e ci porta alla paura e alla sfiducia.
Con questo lavoro, e scrivendo queste considerazioni, spero di rappresentare un altro tassello nel lungo percorso che ci riporta a realizzare vite incentrate sull’amore.
A volte questa speranza si affievolisce — mi rifiuto di ignorare le grandi ingiustizie, la violenza insensata e le oppressioni sistemiche che affliggono il nostro mondo — ma sento fortemente la chiamata a tornare a riflettere sulle nostre storie e a ricordarci a vicenda l’amore che siamo nati per esprimere. Condividendo questo lavoro e realizzando un contesto in cui i cristiani LGBTQ possano raccontare le proprie storie, spero che si possa riaffermare che riconoscimento, rispetto, cura e amore sono fondamenti irrinunciabili della vita e della società. La nostra dignità lo esige.
*Grace Davis si è laureata summa cum laude alla Santa Clara University nel giugno 2025 e si è recentemente trasferita a Rochester, Minnesota. Questo saggio è una riflessione sul progetto dell’autrice: Queer, Religious, and Gen-Z: A Call for the Dignity of Belonging, pubblicato dal Markkula Center for Applied Ethics della Santa Clara University.
Titolo originale: Storytelling is at the heart of belonging for Gen-Z LGBTQ Christians

