Il vescovo brasiliano vescovo Arnaldo Carvalheiro: il mio cammino pastorale di “affetto, gioia e accoglienza” con le persone LGBTQ+
Articolo di Dom Arnaldo Carvalheiro Neto*, pubblicato sul sito di Outreach (USA) il 16 gennaio 2026, liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
Il compianto e amato papa Francesco ci ha lasciato un bellissimo insegnamento sulla dimensione evangelica del vero incontro a cui Gesù ci invita. Il 13 settembre 2016, durante una meditazione mattutina nella cappella della Casa Santa Marta, ha rinnovato questo invito, incoraggiandoci a «lavorare per la cultura dell’incontro, in modo semplice, come ha fatto Gesù»:
«Non solo vedere, ma guardare; non solo sentire, ma ascoltare; non solo passare accanto alle persone, ma fermarsi con loro; non solo dire: “Che peccato, povera gente!”, ma lasciarsi commuovere dalla compassione; e poi avvicinarsi, toccare e dire: “Non piangere” e dare almeno una goccia di vita».
Alla luce di questa chiamata, ho accolto con gioia l’invito che mi è stato rivolto nell’ottobre 2025 dalla presidenza della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) a servire come vescovo di riferimento che accompagnerà le attività della Rede Nacional de Grupos Católicos LGBT+ (Rete Nazionale dei Gruppi Cattolici LGBT+) nel nostro Paese. Di fronte a quella che ritengo essere una necessità, cioè essere sempre più una Chiesa che va incontro alle persone e che promuove l’incontro, ho immediatamente accettato questa missione. Il processo di accompagnamento pastorale è un percorso di formazione pastorale che sviluppa metodi adeguati alle esigenze di una vera cultura dell’incontro, piuttosto che una modifica innovativa della teologia dal punto di vista della morale cristiana.
In questo senso, significa offrire, come vescovo, una forma di dialogo caratterizzata dall’accoglienza, dall’ascolto attento e dal discernimento, sempre alla luce degli insegnamenti della Scrittura, della Tradizione e del Magistero tramandati nei secoli.
In Brasile, la rete è composta da gruppi cattolici di persone LGBT+ e dei loro sostenitori che cercano di vivere il loro battesimo nella vita pastorale e comunitaria della Chiesa, impegnati nei principi e nei valori del Vangelo di Gesù Cristo in una Chiesa che cammina (cfr. Evangelii Gaudium, n. 26), nella costruzione del Regno di Dio.
La rete è organizzata sia a livello nazionale che regionale, con gruppi nelle regioni del Nord, Nord-Est, Centro-Ovest, Sud-Est e Sud. Insieme, queste strutture collegano gruppi e collettivi di persone LGBT+ cattoliche in tutto il Paese. Sono davvero felice di essere il primo vescovo nominato per accompagnare questa rete, che esiste da più di quindici anni. La rete è collegata alla Commissione Nazionale dei Laici del Brasile (CNLB), un organismo della conferenza episcopale responsabile della rappresentanza e del coordinamento dei laici cattolici in Brasile.
Le persone LGBT+ sono un gruppo sociale che subisce profondi pregiudizi e discriminazioni, che danno origine a molte forme di violenza. Il Brasile ha tassi tragicamente elevati di violenza contro queste persone. L’omofobia uccide. Non sono pochi gli omicidi perpetrati contro persone LGBT+, motivati dall’incitamento all’odio e dal fondamentalismo religioso. Qualsiasi discorso religioso che inciti alla violenza contro la persona umana, ferendo la sua dignità di figlio di Dio, è una contraddizione del Vangelo.
Il tasso di suicidi tra le persone LGBT+ giovani è cinque volte superiore a quello delle persone eterosessuali della stessa fascia di età. Purtroppo, l’omofobia è presente anche all’interno delle nostre comunità cristiane. Non dimenticherò mai un giovane omosessuale che, dopo aver raccontato la sua dolorosa esperienza di discriminazione all’interno della sua comunità di fede, ha concluso: «La cosa migliore che mi sia mai capitata nella vita è stata lasciare la Chiesa». Se per alcuni la presenza dei nostri fratelli e sorelle LGBT+ nella Chiesa è motivo di scandalo, uno scandalo ancora più grande è escluderli ed emarginarli.
In questo senso, l’accompagnamento pastorale da esercitare deve essere guidato da scelte pratiche di sguardo attento, ascolto e vicinanza. È proprio questo che papa Francesco ha voluto sottolineare quando ha fatto riferimento al racconto del figlio della vedova di Nain (Lc 7, 11-17), citato sopra.
Non si tratta di lasciarsi soffocare da argomentazioni legalistiche che possono ridurre l’azione evangelizzatrice della Chiesa a un insieme di norme o regole distaccate dal contesto in cui sono state generate. Il legalismo, quando è alimentato dalle dinamiche algoritmiche dei social media, può contribuire ad aumentare la violenza. Si tratta piuttosto di fermarsi davanti alla persona umana e al suo dolore, di toccare le ferite aperte dall’indifferenza e dall’odio, di lasciarsi toccare dalla compassione e dalla misericordia.
Questo lavoro segna un approccio pedagogico diverso, caratterizzato dall’ascolto, dal discernimento e dall’annuncio della Buona Novella che giunge alle orecchie delle persone LGBT+ come segno di speranza, senza mai ricorrere a un linguaggio di condanna.
Questa è quella che considero una pedagogia dell’incontro: una pedagogia che permette alla vita reale di manifestare le sue esigenze; una pedagogia che incarna il dolore del mondo e non distoglie lo sguardo da esso; una pedagogia che ci porta, come pastori, a insistere sul messaggio della vita in abbondanza contro ogni forma di esclusione e di morte.
Di grande importanza è il messaggio lasciato da papa Francesco nell’Amoris Laetitia, dove ha ribadito che: «non tutte le discussioni su questioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. L’unità della dottrina e della prassi è certamente necessaria nella Chiesa, ma ciò non esclude modi diversi di interpretare alcuni aspetti di tale dottrina o di trarne determinate conseguenze» (Amoris Laetitia, n. 3).
Il cammino sinodale ribadito da papa Francesco e proseguito dal suo successore, Leone XIV, ci chiama ad un atteggiamento di ascolto attento e disarmato. È un atteggiamento interpretativo che non distoglie lo sguardo dalla realtà, ma si pone al suo fianco – come una Chiesa samaritana – accanto a chi soffre. È un cammino pedagogico di incontro con gli emarginati, feriti dalle prove della storia.
Così ci ha esortato Francesco: «Durante il Sinodo abbiamo discusso della situazione delle famiglie che hanno al loro interno persone che provano attrazione per persone dello stesso sesso, una situazione non facile né per i genitori né per i figli. Vorremmo innanzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, deve essere rispettata nella sua dignità e trattata con considerazione, mentre “ogni segno di ingiusta discriminazione” deve essere accuratamente evitato, in particolare ogni forma di aggressione e violenza. A queste famiglie va offerta una guida pastorale rispettosa, affinché coloro che manifestano un orientamento omosessuale possano ricevere l’aiuto necessario per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita» (Amoris Laetitia, n. 250).
In questo modo, la Chiesa, attenta ai segni e alle esigenze del proprio tempo, si sente chiamata a garantire questo accompagnamento. Deve fornire i mezzi affinché ogni famiglia e ogni persona possano scoprire il significato della propria umanità, risignificata in Cristo, e arrivare a vivere la propria sessualità nella prospettiva del dono e della grazia, cioè alla luce del contributo che possono dare al mondo.
È in questo senso che si svilupperà l’accompagnamento pastorale con la Rete Nazionale dei Gruppi Cattolici LGBT+: un cammino da percorrere insieme a coloro che sono disposti a incamminarsi lungo le vie del Regno. È un Regno esigente, che richiede la rinuncia e il coraggio della verità, una verità che si trova solo nell’incontro autentico e sincero con la persona di Gesù di Nazareth.
Guidare ogni persona credente, indipendentemente dall’orientamento sessuale, a scegliere questo cammino è ciò che intendo per pedagogia dell’incontro. Insieme percorreremo la strada dell’affetto, della gioia e dell’ascolto. Insieme saremo riempiti dalla grazia della presenza di Colui che si è avvicinato a noi, come ha fatto con la vedova di Nain, e ha detto: «Non piangere». Colui che non ci abbandona mai.
* Il vescovo Arnaldo Carvalheiro Neto è il vescovo brasiliano di riferimento che accompagnerà le attività della della Rede Nacional de Grupos Católicos LGBT+ (Rete Nazionale dei Gruppi Cattolici LGBT+) in Brasile. È vescovo della diocesi di Jundiaí in Brasile.
Titolo originale: Brazilian bishop ministering to LGBTQ people: Walking a path of “affection, joy and welcome”

