Il vescovo Castellucci: “che il Signore trasformi le nostre ferite in occasioni di pace”. Dalla veglia di Modena
Riflessioni su Giovanni 20:19-23 di mons. Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola e Vescovo di Carpi, nella Veglia di preghiera per il superamento dell’omotransbifobia tenuta nella Parrocchia di Gesù Redentore di Modena, presieduta dal vescovo Erio Castellucci e dal pastore Daniele Bouchard il 21 maggio 2026
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo;a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». Giovanni 20:19-23
E’ una Persona ferita quella che compare improvvisamente la sera di Pasqua nel Cenacolo. Non è un ferito che nasconda le piaghe ma è il contrario, le mette in evidenza quasi fossero la sua carta di identità. “Mostrò loro le mani ed il fianco”. Otto giorni dopo farà la stessa cosa con l’unico assente, Tommaso – rispetto agli undici – invitandolo addirittura a toccare quelle ferite “Metti qui il tuo dito, e guarda le mie mani. Tendi la tua mano e mettila nel mio fianco”.
Un ferito incontra una comunità ferita. Questi dieci mancano non solo della assenza momentanea ed occasionale di Tommaso, ma soprattutto dell’assenza definitiva e drammatica di Giuda, il traditore. E questa è una ferita gravissima perché è alla base delle ferite del Crocifisso, un tradimento. Un ferito dunque che incontra una comunità ferita esibendo le sue stesse ferite. Qui sono tutti vittime di violenze, errori, drammi.
Eppure, proprio in questa strana riunione scatta l’augurio di pace, c’è un lampo di speranza. “Pace a voi”. Non era scontato questo auspicio perché di solito chi è stato ferito ingiustamente esce in maledizioni, recriminazioni, rivendicazioni. Qui no, il Risorto fa uscire dalle sue ferite non la rabbia ma la pace, e cura la sua comunità ferita con il farmaco della pace.
E’ strano che Gesù non raduni piuttosto una nuova comitiva, come farebbe ad esempio un allenatore se la squadra retrocedesse per incapacità e negligenza dei giocatori; è ciò sarebbe stato più che comprensibile, erano spariti quasi tutti! Il Signore invece rimette in campo di nuovo gli stessi, invia la squadra perdente.
“Come il Padre ha mandato me, anche Io mando voi”. Ma non li rimanda in campo – ormai il campo è il Mondo – perché abbia notato che sono cambiati, anzi il fatto stesso che erano chiusi in casa per paura dei Giudei mostra che vivevano ancora nella fragilità e nel dubbio. Li rimanda in campo perché li dota di una nuova energia, il dono dello Spirito. “Ricevete lo Spirito Santo”. Lo Spirito è l’amore fra Lui ed il Padre, che non è rimasto compreso nel tempo della Trinità ma si è riversato sul Cosmo e su di noi. Lo Spirito è l’amore di Dio, è la forza che ci rimette in campo dopo le ferite, le paure, le chiusure.
Tutti noi siamo feriti e tutti purtroppo abbiamo inferto ferite. Tutti abbiamo bisogno di conversione come recentemente ha detto Papa Leone ricordando quel motto con cui Papa Francesco aveva invitato i giovani di tutto il mondo ad essere accoglienti: “todos, todos, todos”. Papa Leone commenta così: “E’ una espressione della convinzione della Chiesa che tutti sono benvenuti, tutti sono invitati a seguire Gesù, tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita”.
Tutte e tutti siamo reciproci peccatori, nessuno escluso, ognuno porta il peso e le risorse della propria storia personale, della propria esperienza a volte faticosa e a volte gioiosa, della proprie scelte e condizionamenti, e chi si ritiene arrivato guardando gli altri dall’alto in basso su qualsiasi piedistallo si collochi finisce per piombare nel peccato più grande, la superbia del fariseo che si paragona con il pubblicano accampando davanti a Dio la propria superiorità.
Oggi siamo qui anche per chiederci perdono per le ferite inferte, per chiedere la capacità di un reciproco ascolto profondo, senza chiusure pregiudiziali, senza giudizi affrettati.
Oggi siamo qui perché il Signore trasformi le nostre ferite in occasioni di pace. Siamo qui per aprirci nuovamente al dono dello Spirito, perché ci renda capaci di accogliere le ferite proprie e altrui, ci renda incapaci di infliggerne di nuove e ci faccia desiderosi di costruire insieme a tutti il Regno di Dio.
* mons. Erio Castellucci è Arcivescovo di Modena-Nonantola e Vescovo di Carpi, e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, già docente di Teologia presso lo studio Teologico Accademico Bolognese.

