Il vescovo tedesco Schepers: «La Chiesa deve essere un luogo sicuro per le persone LGBT+»
Testo del vescovo tedesco mons. Ludger Schepers*, pubblicato su Kirche+Leben (Germania) il 2 agosto 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.*
A una settimana dall’attentato avvenuto a Berlino in occasione del Christopher Street Day (CSD, il Pride tedesco), mons. Ludger Schepers, vescovo ausiliare di Essen e incaricato per le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT+) della Deutsche Bischofskonferenz (DBK, Conferenza episcopale tedesca), torna su quanto accaduto con parole anche molto autocritiche nei confronti della Chiesa.
Profondamente colpito dagli eventi, Schepers ha affidato a Kirche+Leben una riflessione con cui richiama cristiani e comunità ecclesiali alla difesa della dignità umana e alla responsabilità di costruire luoghi realmente sicuri per tutti.
«Le nostre comunità sono davvero luoghi sicuri?»
«L’attentato al Christopher Street Day (CSD) di Berlino ci obbliga a trarne delle conseguenze. Chi difende la dignità umana non può limitarsi semplicemente a condannare la violenza. Dobbiamo impegnarci concretamente perché le persone possano trovare luoghi nei quali vivere, credere e fare esperienza di comunità senza paura. Proprio le Chiese cristiane hanno, da questo punto di vista, una responsabilità particolare.
Come incaricato per le persone LGBT+ della Deutsche Bischofskonferenz (DBK, Conferenza episcopale tedesca), c’è una domanda che continua a interrogarmi in modo particolare: le nostre comunità sono davvero, per le persone LGBT+, quei luoghi sicuri che il Vangelo ci chiede di essere?
La Chiesa deve essere un luogo di rifugio
Gesù Cristo non ha escluso le persone, ma le ha rialzate restituendo loro dignità. Ha creato comunione proprio là dove altri tracciavano confini.
Il suo messaggio è un Vangelo di libertà, di riconciliazione e dell’amore incondizionato di Dio. Da questo nasce per la Chiesa un compito molto chiaro: le nostre comunità devono essere luoghi nei quali ogni persona sia accolta e possa sperimentare quella dignità che Dio le ha donato e che nessuno può toglierle.
Nessuno dovrebbe mai avere paura di incontrare pregiudizio, diffidenza o rifiuto a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere.
Se la Chiesa vuole essere sacramento della presenza di Dio nel mondo, deve diventare ancora di più un rifugio proprio là dove la dignità delle persone viene minacciata o messa in discussione.
Uno spazio sicuro non è una moda né una concessione allo spirito del tempo: è una conseguenza diretta del Vangelo. Perché là dove Cristo incontra le persone non possono esserci spazio per la paura, l’esclusione o la svalutazione dell’altro.
«La Chiesa non è sempre stata un luogo sicuro per le persone LGBT+»
Dobbiamo riconoscerlo con spirito autocritico: la Chiesa non è sempre stata un luogo sicuro per le persone LGBT+.
Troppo spesso singoli passi della Bibbia sono stati estrapolati dal loro contesto nella storia della salvezza e trasformati in armi contro le persone. Quando il Vangelo della liberazione diventa uno strumento di esclusione, la Chiesa contraddice la propria stessa missione.
Si è così creato un doloroso contrasto tra il messaggio dell’amore incondizionato di Dio e ciò che molte persone LGBT+ hanno vissuto concretamente nelle nostre comunità.
Questo contrasto non può continuare. Ci chiede una conversione.
In alcune parti della Chiesa universale vediamo ancora oggi persone LGBT+ non soltanto vittime dell’emarginazione sociale, ma costrette a subire un’esclusione che viene rafforzata anche da alcune voci ecclesiali. Succede soprattutto là dove l’omofobia è profondamente radicata nel contesto culturale e politico.
La Chiesa non deve mai lasciarsi plasmare dall’omofobia presente in una cultura, ma unicamente dal Vangelo di Gesù Cristo.
Perché il Vangelo riconosce a ogni essere umano una dignità inalienabile e chiama la Chiesa a essere luogo di protezione per chi è più vulnerabile, rifugio per chi è oppresso e casa per tutti.
La sola solidarietà non basta
Gli avvenimenti di Berlino ci mostrano dove può arrivare il disprezzo per gli esseri umani quando si lascia spazio all’odio e all’esclusione.
Proprio per questo, la sola solidarietà non basta.
Il nostro atteggiamento deve tradursi in gesti concreti: in un linguaggio che rispetta invece di ferire; in comunità che aprono le porte invece di costruire barriere; in una pastorale che accompagna e protegge le persone invece di giudicarle troppo in fretta.
La domanda, dunque, non dovrebbe essere se le nostre comunità debbano diventare luoghi sicuri per le persone LGBT+, ma come possiamo rendere ogni giorno più credibile e concreta questa scelta.
È anche da questo che si misura la credibilità della nostra testimonianza ecclesiale. È da questo che dipende la possibilità, per le persone che entrano nelle nostre comunità, di sperimentare qualcosa dell’amore liberante e capace di guarire di Dio.
L’attentato al Christopher Street Day (CSD) ci ricorda che la dignità umana deve essere difesa ogni giorno.
Come cristiane e cristiani non possiamo mai rassegnarci al fatto che alcune persone debbano vivere nella paura a causa della propria identità.
La nostra risposta deve essere una Chiesa che diventa rifugio: un luogo nel quale le persone LGBT+ possano trovare protezione, autentico riconoscimento e una casa spirituale.
Il Vangelo invita tutti.
Sta a noi fare in modo che questa accoglienza possa essere realmente sperimentata nelle nostre comunità».
* Ludger Schepers, nato nel 1953 a Oberhausen-Osterfeld, è vescovo ausiliare della diocesi cattolica di Essen. Ordinato sacerdote nel 1979 e consacrato vescovo nel 2008, è incaricato della Deutsche Bischofskonferenz (DBK, Conferenza episcopale tedesca) per la pastorale delle persone LGBT+. Da anni interviene sui temi dell’accoglienza ecclesiale, della dignità delle persone LGBT+ e della necessità che le comunità cristiane diventino luoghi realmente sicuri.
Testo originale: DBK-Queerbeauftragter nach CSD-Anschlag: Kirchen müssen sichere Orte sein

