In Brasile la Conferenza Episcopale incarica un vescovo della pastorale LGBT+
Articolo di Eduardo Campos Lima, pubblicato su Crux Now (Stati Uniti) il 27 novembre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
La Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) ha nominato un vescovo per coordinare la pastorale dei gruppi cattolici LGBT+ nel Paese. Si tratta di monsignor Arnaldo Carvalheiro Neto, vescovo della diocesi di Jundiaí, nella regione metropolitana di San Paolo, che assumerà l’incarico per un mandato di tre anni.
La notizia, diffusa la scorsa settimana, è stata accolta con entusiasmo dalla Rete Nazionale dei Gruppi Cattolici LGBT+ del Brasile. «Per noi è il riconoscimento di un lavoro che portiamo avanti da undici anni», ha spiegato a Crux Luis Fernando Rabello, segretario esecutivo della Rete.
Il primo gruppo cattolico LGBT+ brasiliano nacque a Rio de Janeiro nel 2007. Da quell’esperienza germogliarono altre iniziative che, nel giro di pochi anni, sentirono la necessità di un coordinamento più ampio. Nel 2014 nacque così la Rete, che riuniva gruppi provenienti da diverse città. «Nel 2018 – ricorda Rabello – abbiamo eletto per la prima volta i coordinatori nazionali. Tre anni dopo siamo entrati a far parte del Consiglio Nazionale dei Laici del Brasile (CNLB), organismo ufficiale della chiesa cattolica».
Negli anni successivi la Rete è cresciuta costantemente e oggi comprende più di venticinque gruppi. «In questo momento – aggiunge Rabello – si stanno formando anche due nuovi gruppi on-line». La presenza copre tutte le regioni del Paese.
Secondo Rabello, tutto ebbe inizio nel 2007 quando divenne evidente che molte persone cattoliche LGBT+ cercavano un modo meno rigido e dogmatico per vivere la propria spiritualità. Molte avevano affrontato forme di violenza nelle loro comunità di origine e avevano dovuto allontanarsene, per cui serviva uno spazio sicuro in cui ritrovare respiro e fede.
Col tempo, prosegue Rabello, Papa Francesco ha contribuito ad aprire diverse porte. «Francesco ha dato visibilità ai gruppi LGBT+ in più occasioni: il tema è emerso nei Sinodi sulla Famiglia (2014-2015) e in quello sulla Sinodalità (2023-2024). Inoltre, ne ha parlato nella dichiarazione Fiducia supplicans del 2023».
Nel corso dell’ultimo decennio, varie diocesi hanno avviato esperienze pastorali rivolte alle persone LGBT+. A Belo Horizonte (Minas Gerais) e a Nova Iguaçu (Rio de Janeiro), sono nate vere e proprie pastorali dell’accoglienza.
A Belo Horizonte, nel 2017, alcune parrocchie istituirono formalmente la “Pastorale per la Diversità Sessuale”. Tuttavia, nel 2018, l’arcivescovo Walmor Oliveira de Azevedo ne negò pubblicamente l’esistenza, scoraggiando il proseguimento dell’esperienza, che infatti si concluse poco dopo.
A Nova Iguaçu l’iniziativa era stata promossa dal vescovo Luciano Bergamin. Quando nel 2018 si ritirò, il nuovo vescovo decise di non proseguire il progetto.
Ci sono però realtà che godono di buona accoglienza da parte di alcune diocesi e di alcuni vescovi, come accade nell’arcidiocesi di Curitiba. La Rete, nel tempo, ha cercato di mantenere un rapporto costante con l’episcopato, incontrando anche il presidente della CNBB.
Rabello spera che il nuovo vescovo incaricato possa essere «una mano tesa, un sostegno che ci avvicini sia alla CNBB sia ai singoli vescovi». E aggiunge: «Concretamente, non siamo più ai margini: siamo soggetti ecclesiali».
La scelta della CNBB rappresenta un gesto quasi senza precedenti. Finora, afferma Rabello, solo la Germania e il Belgio avevano mostrato una apertura così esplicita verso i gruppi LGBT+ nella chiesa cattolica. «Credo che questa specificità della nostra chiesa sia un soffio dello Spirito Santo», ha detto alla stampa la teologa Suzane Moreira.
Moreira, dottoranda in teologia sistematico-pastorale presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, osserva che la chiesa cattolica ha spesso evitato di affrontare «questioni delicate» come il tema LGBT+.
In Brasile, però, questa sensibilità va maturando da almeno vent’anni e la decisione attuale si colloca dentro questo processo. «La chiesa cattolica ha avuto paura di affrontare il tema. Oggi questo passo ci dà speranza», afferma.
La teologa, però, non prevede cambiamenti immediati. «Chi ha mantenuto per decenni atteggiamenti omofobici nella chiesa cattolica non cambierà opinione dall’oggi al domani. Sono situazioni complesse, che richiedono tempo per trasformarsi».
Al tempo stesso riconosce che «la Rete non si sentirà più sola nella chiesa cattolica. Molti sacerdoti e religiose che accompagnano i gruppi non parlano apertamente del loro lavoro; ora forse si sentiranno più liberi di farlo».
Per Francisco Borba Ribeiro Neto, sociologo delle religioni, la decisione della conferenza episcopale brasiliana nasce dalla peculiarità della società brasiliana. «In Brasile un atteggiamento troppo rigorista tende a scontentare la maggior parte dei cattolici.
Siamo una società che preferisce evitare lo scontro. Per questo nella chiesa cattolica c’è una disponibilità a cercare forme di pastorale che non prevedano una condanna immediata dell’omosessualità, ma favoriscano una comprensione reciproca».
Il sociologo sottolinea che la scelta della CNBB non ha nulla a che vedere con il Cammino sinodale tedesco, che, a suo giudizio, rappresentava un tentativo di spingere Papa Francesco a decisioni che non desiderava prendere. «L’episcopato brasiliano non farebbe mai una cosa del genere: è storicamente fedele al Magistero, tanto più ora che nessuno vuole mettere in difficoltà il nuovo papa».
Resta però il fatto che la chiesa cattolica brasiliana deve confrontarsi con una grande presenza di persone LGBT+ desiderose di avvicinarsi alla comunità ecclesiale. «È una realtà che chiede accoglienza, relazione, dialogo. Sia i vescovi sia i gruppi LGBT+ sanno che lungo questo cammino ci vorranno concessioni reciproche».
Ribeiro Neto paragona le sfide di questa nuova pastorale a quelle della cura pastorale per le coppie in seconde unioni. «Spero possa diventare un laboratorio per la chiesa cattolica universale, per mettere a punto nuove pratiche pastorali. Potrebbe essere un contributo del Brasile alla chiesa cattolica nel suo insieme».
Monsignor Arnaldo Carvalheiro Neto, 58 anni, è stato nominato vescovo da Papa Francesco nel 2016. Ha studiato direzione spirituale all’Institute for Spiritual Leadership di Chicago (Stati Uniti) e cappellania ospedaliera al Mater Misericordiae Hospital di Dublino (Irlanda). Ha inoltre conseguito un master in consulenza pastorale alla Loyola University.
È considerato un vescovo moderato e in passato aveva già tenuto un corso alla Rete. Per Rabello, la sua nomina rappresenta «un passo ulteriore» e un sostegno prezioso nella lotta contro i pregiudizi.
«Vogliamo continuare a lavorare contro l’esclusione e la violenza nella chiesa cattolica, e sappiamo che sarà un cammino lungo».
Testo originale: Brazil now has a bishop heading its LGBT+ ministry

