In India con suor Prema. Nella Rainbow Home con le persone LGBT+ cacciate dalle loro famiglie
«In un giorno particolarmente doloroso, a Guwahati, ho assistito alla discriminazione e all’ostracismo sociale subiti da una persona hijra (transgender) su un autobus pubblico. Questa esperienza mi ha profondamente scossa.»
Così inizia il racconto di sorella Prema Chowallur*. Non con una teoria, non con un programma, ma con una scena quotidiana. Una di quelle che potrebbero accadere ovunque, anche qui. Un gesto di esclusione visto in pubblico, davanti a tutti, e proprio per questo spesso ignorato. E invece, in quel caso, qualcosa si è fermato. Qualcosa ha chiesto di essere preso sul serio. Da lì nasce Rainbow Home (Casa Arcobaleno).
«È stato un richiamo forte alla mia scelta di vita religiosa», scrive suor Prema, «e ha acceso notti insonni di riflessione sull’importanza vitale di questo nuovo ministero che stavo per iniziare.»
Rainbow Home of Seven Sisters si trova a Guwahati, nel Nord-Est dell’India. Un mondo lontano, ma le domande che abitano li sono le stesse che abitano le nostre comunità: chi resta fuori quando parliamo di accoglienza? Chi non trova casa, nemmeno simbolicamente, nelle nostre chiese, nelle nostre famiglie, nei nostri discorsi?
Prema descrive Rainbow Home come una casa “neutrale rispetto al genere”. Una definizione che non nasce da un dibattito teorico, ma dalla vita concreta delle persone che vi arrivano. «Molti genitori rifiutano l’identità di genere e l’orientamento sessuale dei propri figli», scrive. «Vengono ostracizzati dalle famiglie e dalla società.»
Il risultato è spesso lo stesso, anche se le storie sono diverse. «Sono molestati nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali e in quasi tutti gli spazi pubblici.» A poco a poco, aggiunge, «lo stigma, la discriminazione e il rifiuto li rendono senza casa, senza rifugio».
Qui Rainbow Home diventa qualcosa di molto concreto. Non un simbolo, ma un luogo reale. «Questa casa è aperta a tutte le minoranze di genere e sessuali», scrive Prema. «Sono loro ad avere bisogno della nostra cura, della nostra attenzione, dell’accoglienza e di uno spazio.»
Per chi legge dall’Italia, forse la parola che più colpisce è “spazio”. Spazio per fermarsi. Spazio per non doversi spiegare continuamente. Spazio per non essere ridotti a un problema da risolvere. È una parola semplice, ma decisiva. Perché dice che l’accoglienza non è solo un atteggiamento interiore, ma una scelta che prende forma in luoghi, tempi, presenze.
Rainbow Home «Offre supporto psicologico», racconta Prema. «Uno psicologo a tempo pieno accompagna le persone della comunità e donne adulte salvate dalla tratta, aiutandole ad affrontare traumi, depressione e disforia.» Ci sono cure mediche, percorsi educativi, tentativi pazienti di ricostruire legami, quando è possibile.
C’è anche uno spazio chiamato Rainbow Care. «Un luogo dove fermarsi in silenzio e condividere ciò che si porta nel cuore», scrive. Un gruppo che sceglie di stare accanto alla vulnerabilità, senza vergogna e senza stigma. Non un dettaglio secondario, ma una postura precisa.
A un certo punto, quasi senza sottolinearlo, Prema aggiunge un dato che dice molto: circa il 60% dello staff appartiene alla stessa comunità che la casa accoglie. Non un servizio “per”, ma un cammino “con”. Una casa costruita dall’interno.
Alla fine del suo testo, Prema non parla di risultati né di numeri. Parla di una responsabilità semplice e impegnativa insieme: «Il mandato sacro di questa casa è ascoltare, abbracciare, amare, soprattutto nei giorni più difficili.» Dire a chi è solo, depresso, rifiutato: siamo qui.
Per chi cammina con La Tenda di Gionata, la storia di Rainbow Home è come guardarsi in uno specchio. Ci chiede che cosa significhi, oggi, tradurre parole come accoglienza, compassione, cura in spazi reali. E se siamo disposti, anche noi, a farci colpire davanti a una scena di discriminazione che accade davanti a noi e lasciare che ci cambi il passo.
* In India suor Prema Chowallur, religiosa delle Sisters of the Cross, è fondatrice del Rainbow Home of Seven Sisters (RHoSS), un luogo che dal 2021 sostiene la comunità Hijra/Kinnar (persone transgender) e i loro figli nel Nordest dell’India. Prema partecipa da anni al lavoro del Talitha Kum India Network una rete di “suore provenienti da tutta l’India che condividere informazioni sulle attività svolte nel campo della lotta contro la tratta di esseri umani e sull’accoglienza delle persone LGBT+”. Per saperne di più clicca qui.

