In India una rete di suore cattoliche lotta contro la tratta e per l’inclusione delle persone LGBT+

In India migliaia di religiose lavorano nel campo della tratta di esseri umani e dell’accompagnamento delle persone più vulnerabili. È un lavoro spesso poco visibile, ma indispensabile per capire come le Chiese locali affrontano sfide che riguardano diritti, dignità e inclusione. E in un Paese vasto e diversificato come l’India, ascoltare queste esperienze significa entrare in contesti culturali, linguistici e pastorali molto diversi dai nostri.
Oggi lasciamo la parola a suor Prema Chowallur, religiosa delle Sisters of the Cross e fondatrice del Rainbow Home of Seven Sisters (RHoSS), un luogo che dal 2021 sostiene la comunità Hijra/Kinnar e i loro figli nel Nordest dell’India. Prema partecipa da anni al lavoro del Talitha Kum India Network e ci accompagna dentro uno degli incontri a cui ha preso parte.
L’evento di cui parla si è svolto il 25 novembre 2025, nello stato del Tamil Nadu, ed è stato organizzato dall’Amrat Talitha Kum Network India. Tra i presenti c’erano Padre Jesu Karunanidhi (già nel Dicastero per l’Educazione e la Cultura a Roma), Sr. Jyoti Pinto BS (founding director del network), Sr. Meera RGS (presidentessa del network) e Sr. Shanti Priya BS (keynote speaker).

“L’evento è stato un raduno di suore provenienti da tutta l’India, donne che condividono gli stessi ideali e che desiderano lavorare per un cambiamento nella Chiesa secondo i segni dei tempi. Lo scopo era condividere informazioni sulle attività svolte nel campo della lotta contro la tratta di esseri umani.
Abbiamo diviso il Paese in 21 zone e ogni coordinatrice regionale ha presentato il proprio rapporto di attività per mostrare come si lavora in questo campo.
Quasi tutte sono venute da me per parlare dopo la sessione e hanno detto che la classe era stata molto utile, che ora avevano più chiarezza e che sapevano come procedere.
Molte si sono sentite libere di lavorare con la comunità perché prima erano bloccate dall’omofobia, e ora si sentivano liberate. Alcune hanno superato atteggiamenti giudicanti verso le minoranze sessuali. Per loro è stato un momento di liberazione da pensieri tradizionali e antichi.

Nel contesto indiano, le persone transgender sono considerate persone sacre, e spesso tutte le persone intersex vengono incluse sotto la categoria transgender.
In generale, chi non rientra nel binario viene chiamato Hijra. Ho chiarito questi aspetti e spiegato i termini che si usano in India, dal punto di vista religioso e culturale. È importante anche per chi vive fuori dall’India conoscere come queste persone vengono trattate nei diversi ecosistemi.
Il momento più significativo per me è stato quando, dopo la mia sessione di un’ora e mezza, tutte sono venute ad abbracciarmi. Hanno riconosciuto la conoscenza, la chiarezza, il coraggio, la saggezza e la passione che metto nel mio lavoro.
Voglio lasciare questo messaggio: fate ogni cosa con passione e compassione, soprattutto per le persone più trascurate, senza voce e marginalizzate. Scegliete il cammino meno battuto: lì troverete coloro che non sono nemmeno ai margini, ma oltre i margini, camminando da soli. Le pecore perdute dell’umanità”.
Ringraziamo Sister Prema per aver condiviso con noi il suo racconto e per il lavoro costante che porta avanti in India con RHoSS e nel Talitha Kum India Network.

