In Irlanda una parrocchia ha celebrato la sua prima veglia per il superamento dell’omotransfobia



Testimonianza di Jo O’Sullivan* pubblicata sul sito del Global Network of Rainbow Catholics (GNRC) il 22 maggio 2026. Liberamente tradotta dai volontari del Progetto Gionata.
Venerdì 15 maggio 2026 in Irlanda, nella sala parrocchiale della chiesa di Kimmage Manor, abbiamo celebrato una veglia di preghiera per chiedere la fine della violenza contro le persone LGBTQ+. Non è stato un evento da titoli di giornale, non ha avuto clamori particolari. Eppure, per noi del gruppo di solidarietà LGBTQ+ Le Chéile, nato nella nostra parrocchia nell’autunno del 2023, è stato un passo importante, uno di quei momenti piccoli solo in apparenza, ma capaci di dire molto sul cammino fatto.
Non abbiamo vissuto questa veglia come un gesto isolato. Ci siamo sentiti parte di una rete più ampia, in comunione con gruppi di tutta Europa, raccolti attorno allo stesso versetto biblico scelto per quest’anno: “Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome” (Isaia 43,1).
Le veglie sono nate nel 2007, per iniziativa di Kairos, gruppo cristiano LGBT di Firenze, dopo il tragico suicidio di un giovane gay a Torino. Quell’anno furono organizzate veglie di preghiera in quattordici città italiane. Nel 2024 erano già presenti in decine di città in Italia, Francia, Malta, Spagna, Polonia e Paesi Bassi. Quest’anno si sono tenute, o si terranno, anche in Belgio, Svezia, Svizzera, Perù e, naturalmente, in Irlanda.
Per noi, nella parrocchia di Kimmage Manor, ospitare questa veglia è stato come fermarci un attimo e guardarci indietro. Ci siamo accorti che il cammino iniziato quasi alla cieca stava davvero prendendo forma. Quando, nel 2023, abbiamo cominciato, non sapevamo dove saremmo arrivati.
Non avevamo una mappa, né un modello già pronto da seguire. Avevamo però una certezza semplice: l’esclusione vissuta dalle persone LGBTQ+ era inutile e ingiusta. E sentivamo che non bastava pensarla così in privato. Dovevamo fare qualcosa, dentro la nostra comunità, per cambiare lo sguardo e rendere l’accoglienza più visibile, più concreta.
Con il sostegno del nostro sacerdote abbiamo dato vita al gruppo e abbiamo iniziato a condividere esperienze, domande e speranze. Il suo modo di guidare la parrocchia è profondamente sinodale: ascolta la comunità e si fida di essa. Ripete spesso: “Non è la MIA parrocchia, è la NOSTRA parrocchia”.
Per noi questa frase non è rimasta uno slogan. È diventata uno spazio reale di corresponsabilità, dove i laici vengono incoraggiati a proporre iniziative quando vedono un vuoto nella vita pastorale della comunità. Senza una guida così, probabilmente non saremmo mai riusciti nemmeno a partire.
Eravamo, e siamo ancora, un gruppo molto vario. Alcuni di noi hanno familiari o amici LGBTQ+, altri sono sostenitori senza legami diretti così stretti. Siamo aperti ad accogliere persone che non si riconoscono nell’eteronormatività, anche se finora nel gruppo ne fa parte una sola. Questo, in fondo, ci ha aiutato anche a essere umili: non stavamo parlando “a nome di”, ma stavamo cercando di imparare ad ascoltare, a farci educare, a creare uno spazio dove un giorno fosse possibile sentirsi davvero a casa.
Una delle prime cose che abbiamo capito è stata proprio questa: dovevamo prenderci tempo. Non potevamo “uscire allo scoperto” senza un cammino di discernimento. Nella comunità ecclesiale tutto ciò che riguarda la diversità sessuale è stato spesso nascosto, taciuto, lasciato ai margini. E sapevamo che ogni gesto pubblico di sostegno poteva provocare reazioni forti, perfino nervose.
Ma abbiamo capito anche un’altra cosa: prima ancora di parlare, avevamo bisogno di formarci. La nostra conoscenza delle diverse sessualità era frammentaria, e anche la nostra comprensione degli atteggiamenti e degli insegnamenti attuali della chiesa cattolica era limitata.
Così abbiamo iniziato a imparare. Cercavamo in Irlanda un gruppo simile al nostro, cattolico e impegnato per l’inclusione delle persone LGBTQ+, ma non riuscivamo a trovarlo. Ci siamo allora rivolti al gruppo statunitense New Ways Ministry, per avere una prospettiva cattolica.
Abbiamo invitato realtà irlandesi come BelongTo e ShoutOut a incontrarci, perché ci aiutassero a comprendere meglio la diversità sessuale. Abbiamo contattato parrocchie di Dublino che avevano già mostrato vicinanza alle persone LGBTQ+, e alcuni di noi hanno cominciato a partecipare a una celebrazione cristiana interconfessionale mensile.
Intanto, piano piano, abbiamo iniziato a far conoscere il gruppo anche nella nostra parrocchia. Abbiamo pubblicato gli avvisi degli incontri nel bollettino parrocchiale e sul sito, e abbiamo condiviso informazioni sugli sviluppi ecclesiali, in particolare sulla dichiarazione Fiducia supplicans.
Per tutto il 2024 sono continuati formazione, ascolto e discernimento. Nella primavera del 2025 ci siamo sentiti pronti a organizzare una serata informativa aperta, per raccontare la nostra storia alla comunità più ampia.
Non eravamo in tanti, quella sera. Però le persone presenti rappresentavano proprio quelle relazioni che stavamo cercando di costruire. E questo ci ha incoraggiato. Il nostro cammino ha iniziato ad allargarsi poco alla volta, come un cerchio nell’acqua. Alcune relazioni si sono approfondite, altri gruppi ci hanno incontrati, o forse siamo stati noi a essere trovati da loro. In ogni caso, non eravamo più soli.
Nell’ottobre del 2025 ci siamo sentiti abbastanza sicuri del nostro percorso da parlare “dal pulpito” durante le messe del fine settimana. Anche questo non sarebbe stato possibile senza la fiducia del nostro sacerdote. Ricordiamo ancora con gratitudine la risposta dell’assemblea: in entrambe le messe ci fu un applauso spontaneo. Per noi è stato un segno piccolo e grande insieme. Una comunità che ascolta, che accoglie, che capisce che c’è una parola evangelica da dire anche qui.
Da lì siamo arrivati alla veglia del 2026 contro omofobia, transfobia e bifobia. Il gruppo italiano La Tenda di Gionata, che coordina le veglie promosse a livello mondiale dal **Global Network of Rainbow Catholics (GNRC), ci ha aiutato molto, mettendo a disposizione materiali e risorse. Nel preparare la liturgia abbiamo seguito lo schema suggerito da La Tenda di Gionata: canti, letture bibliche, testimonianze sincere di persone LGBTQ+, un gesto simbolico e preghiere di intercessione, sia preparate sia spontanee, il tutto attraversato da momenti di silenzio.
Abbiamo curato la liturgia con attenzione, coinvolgendo anche gli amici degli altri gruppi della nostra rete di solidarietà. Ma ci siamo impegnati molto anche su un altro aspetto: volevamo che quella sera si respirasse il calore semplice dell’ospitalità di Kimmage Manor.
La veglia doveva riconoscere con onestà il dolore, la paura e il rifiuto vissuti da tanti nostri fratelli e sorelle LGBTQ+. Ma doveva anche essere un luogo sicuro, sereno, dove ciascuno potesse sentirsi tra pari, accolto senza giudizio.
Eravamo cinquantatré persone. Ognuna importante quanto le altre. Però sappiamo che per i nostri fratelli e sorelle LGBTQ+ è stato un segno positivo vedere presenti un vescovo e almeno tre sacerdoti. E, nello stesso tempo, crediamo sia stato un segno importante anche per il clero vedere accanto a sé rappresentanti di gruppi di supporto LGBTQ+ come ShoutOut, Outhouse e LGBT Ireland.
Non abbiamo avuto bisogno di indicare nessuno in modo speciale durante la serata. Bastava ascoltare il brusio delle conversazioni durante il tè e il caffè, alla fine della veglia. Si capiva che le persone stavano bene, che si incontravano, che parlavano, che qualcosa stava nascendo. Molti erano arrivati da estranei e se ne sono andati con l’inizio di una relazione.
I riscontri che abbiamo ricevuto ci hanno profondamente incoraggiati. Alcuni ci hanno scritto:
“È stato bello essere con voi ieri sera, ritrovarci e stare insieme in solidarietà”.
“Grazie per aver fatto parte del gruppo che ha guidato una serata così significativa nella sala parrocchiale di Kimmage. È stata una liturgia ben preparata, con due testimonianze molto toccanti”.
“Grazie di cuore a Le Chéile e ai parrocchiani di Kimmage Manor per la bellissima e intensa celebrazione di ieri sera, per tutti i vostri ministeri profetici e coraggiosi, soprattutto per averci riuniti. È stato bello sentirsi di nuovo in relazione, specialmente quando il cammino, a volte, può sembrare solitario, isolante e segnato dalla marginalizzazione. È stata una bella esperienza di sinodalità in azione. Che respiro: una parrocchia e dei parrocchiani liberanti e inclusivi. La musica, i canti, le parole e i silenzi hanno parlato in profondità”.
Un’altra persona ci ha scritto: “Grazie davvero per avermi accolto. La celebrazione e la comunità sono state una gioia. Sarò felice di restare aggiornato attraverso la lista di Le Chéile e non vedo l’ora di collaborare in futuro”.
E ancora: “Abbiamo amato moltissimo la vostra celebrazione di venerdì. È stato bello farne parte. Non riuscivo a credere a quanto il vostro gruppo sia cresciuto in così poco tempo. Tutta la serata è stata bella: l’accoglienza, le letture, la musica, e le testimonianze sono state potenti. Bravi per un altro evento così bello. Spero di rivedervi presto”.
Oggi ci sentiamo profondamente confermati. Quel cammino iniziato quasi tre anni fa nella fiducia, senza sapere bene dove ci avrebbe portati, si sta rivelando una strada capace di annunciare la Buona Notizia dell’amore sconfinato del Creatore. Un amore che raggiunge ciascuno e ciascuna di noi, senza condizioni, e desidera che ogni persona possa fiorire così come è stata creata.
È questo il messaggio in cui crediamo. Ed è questo il messaggio che vorremmo arrivasse al cuore di ogni nostro fratello e sorella LGBTQ+. Lo abbiamo ritrovato nelle parole di uno dei canti usati durante la veglia, ispirato al Salmo 139:
“Se solo tu sapessi,
se potessi vedere
anche solo per un giorno
il modo in cui Lui ti guarda,
troveresti coraggio?
Riusciresti a credere
che sei libero di essere semplicemente te stesso?
Di uscire dal tuo nascondiglio,
figlio amato, figlia amata.
Sei stato creato in modo meraviglioso,
con stupore e bellezza,
amato fin dall’inizio dei giorni,
plasmato con uno scopo,
pensato per la sua lode.
Sei meraviglioso,
sei meravigliosa,
e meravigliosamente creato”.
* Jo O’Sullivan fa parte del gruppo di solidarietà LGBTQ+ Le Chéile, nato nell’autunno del 2023 nella parrocchia cattolica di Kimmage Manor, in Irlanda.
Testo originale: In Ireland, a Catholic Parish Holds Its First Vigil Against Homophobia, Transphobia and Biphobia

