In pellegrinaggio con i cristiani LGBT+ per testimoniare la fecondità dell’amore
Testimonianza di Lucia (Italia) partecipante al pellegrinaggio giubilare de “La tenda di gionata e le altre associazioni” con i cristiani LGBT+, i loro familiari e gli operatori pastorali che gli accompagnano
Parteciperò al pellegrinaggio giubilare de “la tenda di Gionata” ed entrerò in San Pietro il 6 settembre, con mio marito, per celebrare la portata rivoluzionaria e la possibilità di una ripartenza che è espressa da ogni giubileo: un anno per ricominciare, per liberare, per restituire.
Ho 63 anni e da 33 tre sono sposata: da quando è iniziata la storia d’amore con mio marito, ci siamo presi cura del nostro amore, perché fosse fecondo e perché le nostre complementarietà permettessero a ciascuno di noi di realizzarsi in pienezza.
La chiesa ci ha offerto cammini di fede, esperienze formative, occasioni di confronto tra coppie e con altre famiglie perché potessimo nutrire e, a volte, soccorrere il nostro amore, curarlo, guarirlo. La chiesa si è presa cura di noi, non ha avuto paura delle nostre fragilità.
Il 6 settembre, allora, vogliamo essere assieme a tutte quelle persone: uomini, donne, transgender, non binari, che sono chiamate ad una vita di coppia e che conoscono la voce dell’ amore sponsale.
La Chiesa le ama e le accoglie, ma chiede loro di non vivere la vocazione a cui si sentono chiamate perché non possono generare figli biologici.
La loro vocazione è inedita, non ordinata al generare bambini, ma non meno feconda e generativa per se stesse, per la coppia, per la chiesa e per il mondo.
Vorrei che quel giorno potesse risplendere ed essere vista quella ricchezza di vite donate, spese l’ un* per l’ altro*, realizzate nell’amore.
> Info ufficiali sul pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e altre associazioni”

