Incontrinsieme e l’Avvento rainbow

Vicino a Torino (precisamente a Chieri) c’è un’associazione che fa capo a una parrocchia e si occupa di problematiche della coppia. Si chiama “Incontrinsieme”. Nel suo sito, si definisce “Movimento di Cristiani con lo sguardo rivolto ai Lontani”.
La cosa simpatica è che non fa distinzioni tra coppie italiane, straniere, miste, etero o LGBT+. Dentro c’è un po’ di tutto, compresi alcuni vecchi amici de Il Pozzo di Sicar.
Quest’anno, Incontrinsieme ha lanciato un’iniziativa di animazione e riflessione sul proprio territorio: un calendario d’Avvento fatto di opere d’arte inedite richieste ad altre associazioni.
Hanno fatto un bando, hanno raccontato ciò che stavano cercando (opere d’arte che unissero il tema del Natale con quelli della coppia e della mission delle associazioni invitate) e hanno lanciato gli inviti.
Tra gli invitati c’eravamo anche noi del gruppo LGBT+ cristiano “Il Pozzo di Sicar”. Questioni di amicizie comuni? Non importa. Ciò che è fragoroso è la sostanza: un’associazione cattolica ha chiesto a un gruppo di persone LGBT+ di parlare di coppia.
Ha cioè riconosciuto pubblicamente che il fondamento del legame affettivo e sessuale tra due persone non varia secondo l’orientamento sessuale o l’identità di genere delle persone stesse.
Per un gruppo cattolico, è tanto.
Credo che sia la prima volta, in ambito cattolico, che ciò accare. Ed è forse la prima ricaduta pratica delle indicazioni date dal recente Sinodo della Chiesa Italiana, in cui si era parlato, anche lì per la prima volta, di identità sessuali “non conformi” (mi si passi il brutto termine) in senso positivo. Anche lì infatti, la questione LGBT+ non era trattata tra i le problematiche della psiche o dell’individuo ma tra quelle appunto della coppia.
Per noi de Il Pozzo di Sicar, l’invito di Incontrinsieme ha fatto l’effetto di una piccola bomba. Abbiamo chiamato all’appello in quattro e quattr’otto i nostri “artisti” (diversi di noi smanettano di pennello) e abbiamo raccolto alcune idee.
Le abbiamo sottoposte al voto e, più o meno casualmente, ha vinto la mia. Adesso è a Chieri, insieme ad altre ventiquattro, riprodotta in una delle finestre del calendario. Si tratta dell’acquarello allegato in testa a questo articolo.
Vorrei fornirne alcune chiavi di lettura.
Si tratta abbastanza chiaramente di una meditazione sul racconto di Natale dell’evangelista Luca.
Al centro c’è la capanna isolata in mezzo una collina solitaria, dove nasce Gesù. In lontananza ci sono delle persone sedute o sdratiate in mezzo a un gregge di pecore. Compare un angelo che, tutto subito, provoca in loro “un grande spavento”.
Ma è un angelo buono, che subito proclama “vi annuncio un grande gioia: oggi è nato per voi il Salvatore, Cristo Signore”. Si spiega, indica la capanna, la strada per raggiungerla e ciò che vi troveranno dentro: “un bimbo avvolto in fasce”.
In quel momento, all’angelo si aggiunge “una moltitudine dell’esercito celeste” che canta, danza, fa musica ripetendo: “Gloria a Dio nel più alto dei Cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”.
Nel mio acquarello, l’elemento che salta subito all’occhio sono i personaggi in primo piano che compongono una grande macchia arcobaleno. Se li guardiamo più attentamente, vediamo che sono a due a due: due rossi, due arancioni, due gialli e così via. Ovvero: si tratta di coppie.
Aguzzando ancora la vista, si scopre che sono tutte coppie omosessuali, formate da due donne o da due uomini. Mi si perdonerà se ho calcato la mano e non ho inserito coppie etero ma dovevo attenermi al dettato di Incontrinsieme: parlare della mission del nostro gruppo.
Ho voluto identificare le nostre coppie nei pastori, persone tenute materialmente ai margini della città, in mezzo ai prati, a fare un lavoro che i buoni ebrei del sabato mattina in sinagoga ritenevano sporco.
Luca li indica come i primi destinatari dell’annuncio della Salvezza. Maria, qualche mese prima, aveva già avvertito che sarebbe andata così. Aveva cantato infatti che il Signore “ha spodestato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili”.
Forse non sono stato umile in questa identificazione. Ma è innegabile che a noi persone LGBT+, specialmente quando siamo in coppia, anche se non siamo particolarmente umili, pensano i cattolici perbene a renderci tali, cioè a umiliarci. Esattamente come capitava ai pastori di allora.
Ma andiamo oltre e guardiamo le posture di ogni singola coppia. Sono tutte abbracciate, in pose anche piuttosto sensuali. Volevo chiarire che le coppie di cui stiamo parlando non sono quelle tra giocatori di briscola ma casomai… di scopa (mi si perdonerà la volgarità, vero?). Sono fondate cioè, al pari di tutte le coppie, sull’attrazione affettiva e sessuale.
Il corpo è essenziale nel loro legame. Ciò che volevo dire è: smettiamola di parlare di “sincera amicizia” quando, giustamente, vogliamo evitare di condannare l’omosessualità. Prendiamo atto che la “sincera amicizia” che lega i componenti di una coppia passa inderogabilmente dalla comunione dei corpi.
La prima coppia a sinistra, quella rossa, è in una posa particolare: la donna più in alto sta sollevando l’altra, più in basso, come a tirarla dietro sé per vedere ed ascoltare il messaggio dell’angelo. Volevo raffigurare il versetto, sempre di Luca, in cui Gesù, ormai vicino al compimento della sua missione, proclama: “Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28).
Ho sempre pensato che quel “risollevatevi” non fosse rivolto a ogni singola persona ma invitasse a un moto collettivo e solidale: io risollevo te, tu risollevi me. O meglio: io mi risollevo nella misura in cui aiuto i miei fratelli a risollevarsi.
Ai lati della scena, ci sono dei palazzoni grigi. E’ la periferia di una città odierna. Penso infatti che, se Gesù nascesse oggi, non sceglierebbe l’aperta campagna, magari quella protetta dai vincoli paesaggistici di un parco naturale. Nascerebbe in periferia, in quella fascia di orti abusivi che sta immancabilmente tra i condominii più estremi e la tangenziale. E la capanna sarebbe una di quelle baracche di pallet dove i pensionati tengono gli attrezzi e fanno le conserve.
Ci vuole dello spirito! Ma Gesù è sempre stato spiritoso. I Vangeli sono pieni di frasi ironiche, che muovono al buonumore. E’ un po’ come noi LGBT+, sempre con la battuta pronta, anche quando siamo arrabbiati. Anche a Natale, anche noi siamo pronti a dare il nostro contributo di colori e buonumore.

