Perché la chiesa cattolica considera ancora oggi le donne teologicamente inferiori?
Testo di Mary E. Hunt*, pubblicato sul sito Religion Dispatches (Stati Uniti) il 15 dicembre 2025, prima parte. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
La scorsa settimana Papa Leone XIV ha ordinato la pubblicazione della Summary of the Study Commission on the Female Diaconate (Sintesi della Commissione di studio sul diaconato femminile), segnando, a mio avviso, un nuovo punto basso nella teologia cattolica.
La seconda commissione convocata sulla questione dell’ordinazione – il cui lavoro è stato opaco – ha deciso che le donne non possono essere diacone, né come primo dei tre ordini (diacono, presbitero e vescovo), né come ministero distinto da questo schema.
E, giusto per non farsi mancare nulla, la commissione ha riesumato anche il precedente divieto dell’ordinazione sacerdotale delle donne, come se qualcuno se ne fosse dimenticato.
Il rapporto è un lavoro abbozzato che lascia senza risposta molte domande: chi ha votato cosa? Perché un voto in parità su un tema così decisivo significa che vince lo status quo? E chi, se qualcuno, è incaricato di far avanzare realmente il processo? Il metodo di studio così come viene presentato non ispira fiducia sul fatto che questo gruppo abbia maturato intuizioni significative sulle questioni in gioco.
È vero che la proposta della commissione – secondo cui non sarebbe solo il ruolo delle donne a dover essere ulteriormente studiato, ma la natura stessa del diaconato – potrebbe sembrare promettente. Ma, considerando la profonda misoginia e la diffusa paura del cambiamento che emergono dal testo, qualsiasi progetto del genere appare condannato fin dall’inizio.
Secondo il rapporto: “Lo status quaestionis della ricerca storica e dell’indagine teologica, così come le loro implicazioni reciproche, esclude la possibilità di procedere verso l’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’Ordine sacro. Alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero della chiesa cattolica, questa valutazione viene fermamente mantenuta, anche se al momento non consente di formulare un giudizio definitivo, come avviene invece nel caso dell’ordinazione presbiterale”.
Come ha scritto Phyllis Zagano, tra le principali sostenitrici del diaconato femminile, “il lungo rapporto non presenta prove né un’argomentazione teologica, ma solo l’opinione che sia necessario continuare a studiare. In breve, non riescono a dire ‘no’, semplicemente non vogliono dire ‘sì’”.
La commissione inquadra la propria decisione come una scelta obbligata tra due alternative: il diaconato come primo dei tre ordini – diacono, presbitero e vescovo – oppure il diaconato come linea di servizio separata, recuperando forme di ministero che alcune ricerche storiche attribuiscono alle donne nella chiesa delle origini.
Ma, secondo il voto della commissione, nessuna delle due opzioni offre una via percorribile per l’ordinazione delle donne diacone.
Sono sconvolta non solo da ciò che è stato detto, ma anche dall’incapacità di affermare apertamente che il vero motivo per cui le donne non possono essere ordinate diacone è che non sono uomini, ovvero che le donne non sono biologicamente maschi.
Nel 2025, la teologia cattolica continua a richiedere un pene per il pieno riconoscimento della persona. Fermiamoci un momento a riflettere su questo. (…)
* Mary E. Hunt è una teologa femminista cattolica, cofondatrice e codirettrice della Women’s Alliance for Theology, Ethics and Ritual (WATER), con sede a Silver Spring (Maryland, Stati Uniti). Scrive e insegna su teologia ed etica, con particolare attenzione ai temi della liberazione e della giustizia di genere.
Testo originale: Marking a New Low in Catholic Theology, Church Still Considers Women Inferior to Me

