La chiesa d’Inghilterra ferma la discussione sulla benedizione matrimoniale delle coppie LGBTQ+
Articolo pubblicato su katholisch.de (Germania) il 13 febbraio 2026. Liberamente tradotto e rielaborato dai volontari di Gionata
La questione di come le coppie queer possano essere benedette nella Chiesa d’inghilterra continua a dividere profondamente la chiesa anglicana inglese. E ora, almeno per il momento, il confronto si ferma.
Il Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra, assemblea composta da vescovi, membri del clero e laici, ha deciso di sospendere il dibattito sull’introduzione di una liturgica per le coppie LGBTQ+ distinta dal liturgia matrimoniale.
Sarah Mullally, arcivescova di Canterbury e guida spirituale della chiesa, ha commentato così anni di discussioni: «Questo processo ci ha lasciati feriti, sia come persone sia come chiesa».
Un cammino lungo, fonte di contrasti
Da anni la Chiesavd’Inghilterra è attraversata da tensioni quando si parla di piena inclusione delle persone LGBTQ+ nella vita ecclesiale. Negli ultimi tre anni diversi gruppi di lavoro hanno cercato una risposta condivisa attraverso il percorso chiamato Living in Love and Faith (“Vivere nell’amore e nella fede”).
L’obiettivo era delicato: stabilire se e come le coppie dello stesso sesso potessero essere benedette in una celebrazione propria, distinta dal matrimonio tradizionale.
Un consenso non è stato raggiunto.
I vescovi hanno presentato al Sinodo Generale un documento che prevede l’interruzione dei lavori legati al processo Living in Love and Faith. La votazione è stata chiara: 252 favorevoli alla sospensione, 131 contrari, 21 astenuti.
Il dibattito non viene chiuso definitivamente, ma messo in pausa. In futuro sarà ripreso in gruppi di lavoro ristretti.
Le reazioni: tra dolore e frustrazione
La decisione ha suscitato reazioni forti e cariche di emozione. Charlie Bączyk-Bell, sacerdote dichiaratamente gay a Londra, ha detto con amarezza: «Mi avete spezzato il cuore. Non riesco a credere che, dopo tutto questo tempo, siamo di nuovo qui e che questo sia tutto ciò che abbiamo da offrire».
Anche Claire Robson, sacerdotessa di Newcastle, ha espresso la propria delusione. A causa della sua età, ha spiegato, è improbabile che possa arrivare a sposare la sua compagna. «I cambiamenti che desideriamo arriveranno troppo tardi per molti di noi».
Cosa è cambiato finora – e cosa resta aperto
Dal 2023 ai sacerdoti della Church of England è consentito pronunciare preghiere di benedizione per coppie dello stesso sesso all’interno delle normali celebrazioni liturgiche.
Non è stato però approvato un rito matrimoniale equivalente a quello celebrato per le coppie eterosessuali.
Restano aperte due questioni decisive:
la possibilità di creare celebrazioni autonome e strutturate di benedizione per le coppie queer;
la gestione dei membri del clero che desiderano contrarre matrimonio civile con una persona dello stesso sesso.
Una frattura che va oltre l’Inghilterra
Le aperture del 2023 avevano già provocato tensioni nella Comunione anglicana mondiale.
Tre anni fa la rete conservatrice GAFCON (Global Anglican Future Conference) si è distaccata dalla chiesa madre inglese. Il movimento riunisce soprattutto province anglicane dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia, ma include anche membri europei e nordamericani.
La questione delle benedizioni delle coppie dello stesso sesso, non riguarda soltanto l’Inghilterra, ma tocca l’equilibrio dell’intera famiglia anglicana.
Una chiesa che ha già conosciuto divisioni
La Chiesa d’Inghilterra aveva vissuto già una stagione di forti tensioni trent’anni fa, quando l’introduzione del sacerdozio femminile la portò vicino alla scissione. Ma oggi è proprio una donna, Sarah Mullally, a guidare la chiesa come prima arcivescova di Canterbury.
Il cammino verso un riconoscimento pieno delle persone LGBTQ+ nella vita ecclesiale chiesa, almeno per ora, resta sospeso ma la storia della chiesa d’Inghilterra mostra che il cambiamento, come già accaduto col sacerdozio femminile, si può rimandare, ma non bloccare.
Testo originale: Church of England stellt Prozess zu Gestaltung von LGBTQ-Segnungen ein

