La Corte Suprema degli Stati Uniti appoggia i genitori che non vogliono che i figli ascoltino le storie di persone LGBTQ+ a scuola!
Articolo di Emma Cieslik* pubblicato sul sito di National Catholic Reporter (USA) il 23 luglio 2025, liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
Il mese scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso un verdetto di grande rilevanza che avalla la richiesta dei genitori che vogliono che i propri figli siano esclusi dalle lezioni scolastiche in cui si raccontano storie di persone LGBTQ+. Anche se la decisione non è stata definitiva – è stata rinviata ai tribunali di grado inferiore, insieme alle nuove linee guida della Corte Suprema – una vittoria è quasi scontata per i genitori del Maryland.
È stato un colpo devastante per la comunità LGBTQ+, in particolare per le persone queer come me che si occupano di divulgazione di argomenti di storia, e una ulteriore, solida conferma del fatto che i movimenti politici anti-LGBTQ+ fanno leva sui «diritti dei genitori» contro e al di sopra della sicurezza e del benessere dei bambini LGBTQ+.
Mentre i genitori che hanno intentato la causa hanno sostenuto di esercitare la loro libertà religiosa, le persone queer che si occupano di divulgazione storica e i narratori come Jason Steidl Jack, un teologo cattolico gay, sanno che questa decisione non impedirà alle persone LGBTQ+ – compresi i bambini – di esistere, né fermerà il lavoro che facciamo.
Jack ha già scritto dell’importanza di rivendicare la storia delle persone LGBTQ+ credenti nel suo libro LGBTQ Catholic Ministry: Past and Present. Nato in Ohio nel 1985, Jack nel suo percorso scolastico non ha avuto accesso a storie queer, tanto meno a storie di persone queer cattoliche.
In un’intervista a National Catholic Reporter, ha dichiarato: «Non avevo accesso a storie, nemmeno ai libri della biblioteca, sulle persone LGBTQ+. Non conoscevo persone dichiaratamente LGBTQ+».
All’epoca, molti bambini delle zone rurali del Midwest non avevano accesso a tali storie. Negli ultimi decenni sono stati fatti passi da gigante, il che rende la recente decisione della Corte Suprema ancor meno comprensibile e ancora più devastante.
«Oggi le persone sono consapevoli di questa realtà e stanno deliberatamente escludendo queste opportunità di formazione dalle biblioteche e dal percorso scolastico dei bambini», ha detto Jack. «Penso che oggi questa sia un’ingiustizia molto più grave rispetto a quando io ero bambino».
«Che perdita!», ha aggiunto. «Nel 2025, dopo tanto lavoro, tante attività di sensibilizzazione, i bambini di alcune parti del Paese non si sentiranno ancora rappresentati, non avranno ancora alcuna comprensione di cosa significhi essere una persona LGBTQ+».
I bambini queer e transgender continueranno a esistere e a nascere in famiglie cattoliche, ma rimarranno senza supporto culturale e senza rappresentazioni in cui riconoscersi. Questo causerà loro un danno reale. Uno studio del 2021 ha rilevato che la disponibilità di rappresentazioni di persone queer nei media non solo aiuta le persone queer a comprendere la propria identità, ma fornisce anche modelli educativi per i loro cari. Tale rappresentazione fornisce il linguaggio e gli strumenti per spiegare che le persone LGBTQ+ non sono qualcosa di nuovo, e che le loro identità non sono in contrasto con la loro fede.
«Non sapevo come potesse essere una vita pienamente realizzata di una persona omosessuale», ha detto Jack. «Non sapevo cosa significasse essere una persona queer credente. Man mano che crescevo, ricevevo il messaggio che queste idee, queste identità erano incompatibili con la mia famiglia, con la mia comunità di fede».
Storie di successo come The Lesbiana’s Guide to Catholic School di Sonora Reyes descrivono vite in cui le persone queer credenti esistono e si realizzano pienamente, trovando felicità, amore ed egosintonia. Queste storie non sono solo una forma di supporto spirituale, ma sono importanti per la salute mentale dei bambini LGBTQ+. Come ha detto Joshua Goodman, ricercatore di psicologia della Southern Oregon University, «avere in una istituzione scolastica un curriculum di studi aperto alle tematiche LGBTQ+ è associato a tassi più bassi di tentativi di suicidio per i giovani queer e a voti più alti per gli studenti LGBTQ+».
I bambini i cui genitori vogliono tenerli lontani da lezioni con storie LGBTQ+ sono proprio quelli che hanno più bisogno di queste rappresentazioni. E per i bambini che non sono LGBTQ+, la mancanza di rappresentazioni diverse da quelle tradizionali perpetua l’omofobia e li priva dell’opportunità di crescere in empatia.
Elizabeth Kriebel, una persona queer cattolica operatrice museale, afferma che la mancanza di rappresentazione l’ha portata a provare sentimenti di confusione, isolamento e paura da bambina e da giovane adulta. Si preoccupa dell’impatto che oggi il divieto di accesso ai libri e alle storie LGBTQ+ potrebbe avere sui bambini.
«Se agli archivisti e agli storici non è permesso di conoscere sé stessi da bambini», si chiede, «chi racconterà le nostre storie quando non ci saremo più?».
Limitare l’accesso alle storie LGBTQ+ significa, senza rendersene conto, anche limitare l’accesso a molte storie di persone credenti, dal momento che le persone LGBTQ+ hanno da tempo ruoli di guida nei circoli religiosi. I bambini conosceranno la storia del sacerdote cattolico e frate francescano gay che ha lavorato come cappellano dei vigili del fuoco di New York ed è stato la prima vittima accertata dell’11 settembre? Sapranno la storia dei pionieri dell’assistenza sociale come l’attivista cattolico gay Brian McNaught o la suora cattolica lesbica Nancy Manahan? E la nostra ricca storia di santi con varianza di genere?
«Leggiamo che siamo fatti in modo meraviglioso e straordinario. Molti dei santi della nostra Chiesa hanno condotto vite che oggi definiremmo “queer”. Con questa decisione, le loro vite saranno censurate?». Kriebel ha continuato: «Il silenzio è violenza e la visibilità è resistenza, quindi sento l’impegno morale di continuare a raccontare storie queer. Madonna di Montevergine e tutti voi sante e santi queer, pregate per noi».
Come direttore di Queer and Catholic: A CLGS Oral History Project, trovo che la conservazione della storia sia un compito sacrosanto. Le storie che registro non solo evidenziano le responsabilità delle istituzioni, documentando i danni sistematici che si sono verificati nella Chiesa, ma mostrano anche la gioia e l’esperienza di liberazione dei cattolici queer.
La recente decisione della Corte Suprema non solo ostacola questo lavoro, ma genera un pericolo equivoco, scambiando il movimento dei «diritti dei genitori» con il permesso di cancellare le persone LGBTQ+, di negare l’esistenza di bambini queer e transgender e di violare la libertà religiosa delle persone queer credenti che lottano per avere la possibilità di condividere le loro storie.
* Emma Cieslik è una persona queer neurodivergente, studiosa delle religioni e operatrice museale di Washington, D.C. Studia le intersezioni tra genere, sessualità e culture materiali cattoliche e dirige Queer and Catholic: A CLGS Oral History Project.
Testo originale: SCOTUS allowing parents to opt out of LGBTQ+ stories will have grave consequences

