La disputa infinita sulla chiesa cattolica tedesca e le benedizioni delle coppie omosessuali?
Articolo di Ludwig Ring-Eifel (KNA), pubblicato su katholisch.de (Germania) il 19 ottobre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
La discussione sulla linea tedesca per le benedizioni delle coppie omosessuali, rilanciata anche dall’intervista di Papa Leone, ha ripreso velocità. Il vescovo tedesco Georg Bätzing ha parlato di “coordinamento” con Roma; ma, precisa il prefetto della Dottrina della fede, un’approvazione vaticana sulle benedizioni delle coppie omosessuali non c’è mai stata. E ora?
All’inizio di agosto katholisch.de ha pubblicato i risultati di una [indagine tra le 27 diocesi tedesche] su come viene applicata la guida pastorale diffusa il 4 aprile 2025, dal titolo “Segen gibt der Liebe Kraft – Segnungen für Paare, die sich lieben” (“La benedizione dà forza all’amore – Benedizioni per coppie che si amano”).
Si tratta di un testo senza valore giuridico vincolante che, in una sorta di “prova generale” per futuri atti di benedizione di coppia è stato approvato dalla Conferenza congiunta della Conferenza episcopale tedesca (Deutsche Bischofskonferenz, DBK) e dal forum laicale ZdK.
Questa guida contiene elementi che vanno oltre quanto il Vaticano aveva consentito pochi mesi prima con “Fiducia supplicans”: la benedizione informale di persone che vivono relazioni omosessuali o altre situazioni definite “irregolari”.
Roma aveva chiarito che tali benedizioni dovessero essere spontanee e non inserite in una liturgia solenne, per evitare ogni possibile confusione con il sacramento del matrimonio, che secondo la dottrina cattolica riguarda solo l’unione tra uomo e donna.
Applicazioni molto diverse
La guida tedesca richiama sì il rischio di confusione, ma invita anche a una buona “sinergia con chi presiede, attraverso acclamazioni, preghiere e canti” e a una preparazione accurata, così che “il modo di presiedere, il luogo ed l’estetica complessiva, compresa la musica, esprimano la stima per le persone che chiedono la benedizione, la loro relazione e la loro fede”.
Queste indicazioni non coincidono con la benedizione “spontanea” delineata da Roma. Per questo quattro diocesi bavaresi e l’arcidiocesi di Colonia hanno rifiutato l’attuazione della guida.
Altre, come gli arcivescovadi di Bamberga e Friburgo, restano attendiste; altre ancora sono andate avanti con decisione, pubblicando il testo sul bollettino ufficiale — scelta che lo rende vincolante nella diocesi. È il caso, tra le prime, di Limburg, Treviri e Osnabrück, e ora anche di Aquisgrana.
L’indagine concludeva così: “Dal Vaticano, finora, nessuna reazione alla guida tedesca, nonostante le difformità con Fiducia supplicans, che non vuole benedizioni in un quadro liturgico, mentre la guida (…) va nella direzione opposta. Che sia frutto di una buona diplomazia preventiva o della fase di riassetto seguita al cambio di pontificato, è presto per dirlo”.
Poche settimane prima, però, in un’intervista ancora non pubblicata, il Papa aveva già espresso preoccupazione per il fatto che “nel Nord Europa” esistessero “rituali per la benedizione di persone che si amano”, in contrasto con “Fiducia supplicans”: il documento, spiegava Papa Leo XIV, afferma che “possiamo benedire tutte le persone”, ma “non cerca in alcun modo di ritualizzare” tali benedizioni, perché ciò non è coerente con l’insegnamento della chiesa cattolica.
Il malessere del Papa è arrivato sui media poco prima dell’assemblea autunnale della Conferenza episcopale tedesca a Fulda, costringendo il presidente Georg Bätzing a spiegare il presunto cortocircuito: a suo dire, la guida di aprile sarebbe stata elaborata “in coordinamento” con il Dicastero per la Dottrina della fede e non rappresenterebbe un atto di disobbedienza episcopale, come qualche vaticanista italiano aveva sostenuto.
Quanto “coordinamento” c’è stato davvero?
Quel confronto tra Germania e Roma — comunque lo si voglia descrivere — è avvenuto quasi a cavallo del passaggio tra il pontificato di Papa Francesco e quello di Papa Leo XIV: il pontefice argentino era già gravemente malato e sarebbe morto di lì a poco. Il referente romano, però, è rimasto lo stesso: il prefetto Víctor Manuel Fernández.
Alcuni giornalisti, in primis Benjamin Leven della rivista “communio” (Herder), hanno chiesto lumi nell’ambiente del Dicastero. Fonti anonime hanno negato che la guida tedesca fosse stata “approvata” dal Vaticano, ammettendo però un carteggio e alcune correzioni di formulazione richieste a Berlino.
Questo ping-pong su quanto e come Roma avesse “avallato” una guida considerata ampia ha messo il cardinale Fernández sotto pressione. Dopo il cambio di pontificato, in Italia non sono mancati articoli critici: il suo “sponsor” non c’è più, e alcune decisioni prese da prefetto avrebbero creato più tensioni che unità, l’opposto dell’obiettivo prioritario di Papa Leo XIV: ricomporre la comunione nella chiesa cattolica.
Proprio qui il dossier tedesco è esploso nel momento peggiore per Fernández: il rischio era che la prassi sulle benedizioni divergesse tra il “Nord Europa” (leggi Germania) e il resto del mondo. Il mosaico interno alla Germania — dal “sì” di Limburg al “no” di Augusta — mostrava bene il potenziale conflittuale.
Così, con una mossa inconsueta, Fernández ha scelto di prendere pubblicamente le distanze dalla guida. Al portale statunitense The Pillar ha dichiarato l’8 ottobre: “Il Dicastero per la Dottrina della Fede non ha approvato nulla. Tempo fa, con una lettera, ha ricordato che ‘Fiducia supplicans’ esclude ogni forma di celebrazione rituale”.
E adesso?
Dopo questa precisazione, il futuro del dossier interessa non solo i canonisti. La tensione di contenuto tra “Fiducia supplicans” e la guida tedesca, di per sé non vincolante, avrebbe potuto anche restare a lungo senza un’esplosione. La chiesa cattolica è abbastanza grande ed esperta da tollerare, talvolta, un certo margine di differenza.
Diverso è il quadro dove i vescovi hanno dato alla guida forza di diritto pubblicandola sul bollettino ufficiale diocesano. Qui il Vaticano dispone di un “grimaldello” per intervenire sul piano canonico. Il fatto che, finora, solo pochi ordinari abbiano compiuto questo passo lascia pensare che gli altri siano ben consapevoli del rischio.
*Ludwig Ring-Eifel* è giornalista dell’agenzia cattolica tedesca KNA (Katholische Nachrichten-Agentur), specializzato in informazione ecclesiale e vaticana.*
Testo originale: “Streit um Segnung homosexueller Paare – und kein Ende?”

