La gioia di trovare una parrocchia cattolica aperta alle persone LGBTQ+
Testo di Phoebe Carstens, pubblicato su New Ways Ministry (Stati Uniti) in data 25 luglio 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Un recente articolo di NBC New York ha raccontato l’esperienza di alcune parrocchie cattoliche di New York che si distinguono per i loro ministeri dedicati alle persone LGBTQ+ e per un approccio pastorale profondamente inclusivo.
Attraverso interviste ai parrocchiani, è emerso come queste comunità riescano a sostenere i propri membri nell’integrare pienamente la propria fede cattolica con la propria identità queer, offrendo spesso percorsi di guarigione dalle ferite di un passato segnato dal rifiuto.
«Per moltissimo tempo mi sono chiesta: “Come posso vivere entrambe queste identità autentiche che porto dentro di me?”», racconta Ellie Crum, parrocchiana della St. Francis Xavier Church e membro del gruppo Catholic Lesbians.
«Solo dopo essermi trasferita a New York ho trovato la forza di abbracciare me stessa fino in fondo: la mia fede, la mia identità sessuale, tutta me stessa. La chiesa di St. Francis Xavier ha avuto un ruolo fondamentale in questo cammino, perché quando entri in quella chiesa non devi scegliere se essere queer o cattolica: puoi semplicemente vivere in pienezza come persona queer cattolica».
Anche NNeoma Chukwukelu, che fa parte dello stesso gruppo, ha trovato pace proprio a St. Francis Xavier: una comunità che l’ha pienamente accolta e le ha permesso di vivere la fede in modo aperto, un’esperienza molto diversa da quella vissuta in Nigeria, suo Paese d’origine.
Secondo padre Ricardo da Silva, S.J., viceparroco della chiesa e giornalista per la rivista America, questo senso di accoglienza profonda è parte integrante della missione della parrocchia:
«La nostra filosofia è semplice: “Tutti sono i benvenuti”. Chiunque desideri pregare — chiunque tu sia, da qualunque contesto culturale, sociale o politico tu venga, se sei lesbica, gay, bisessuale, transgender, queer, intersessuale o ti identifichi in altro modo — per noi sei prima di tutto un figlio di Dio… Non c’è esclusione nella nostra parrocchia. Ed è anche ciò che insegna il Catechismo della Chiesa cattolica».
Poco distante, nella chiesa St. Paul the Apostle, padre Paul Rospond, C.S.P., sottolinea come l’accoglienza sia il cuore del ministero parrocchiale. Il gruppo Out at St. Paul è stato creato proprio per accogliere chi si è sentito respinto dalla Chiesa:
«Ci sono persone che vengono da parrocchie dove si predicava contro i matrimoni omosessuali o contro le persone omosessuali. Ma dentro di loro c’è ancora un richiamo, una sete di Dio. Qui, a St. Paul the Apostle, possono dire: “Sì, sono gay, ma sto cercando Dio. Non ho tutte le risposte, ma ho delle domande, e ho delle persone con cui camminare”».
Parrocchie come St. Francis Xavier e St. Paul the Apostle non offrono soltanto sostegno e comunità alle persone LGBTQ+, ma diventano anche luoghi di condivisione per le loro famiglie, gli amici e i sostenitori.
Ellen Stilwell, madre cattolica di un figlio omosessuale, ha trovato conforto nella parrocchia di St. Ignatius of Loyola, un’altra comunità cattolica LGBTQ+ friendly di Manhattan.
«Sapevo che avrei continuato ad amare mio figlio e a essere cattolica.
Ma quando ho partecipato alla mia prima messa a St. Ignatius e ho sentito il sacerdote dire dall’altare “Accogliamo la comunità gay”, le mie spalle si sono rilassate. Ho tirato un sospiro di sollievo. Potevo praticare la mia fede e crescere mio figlio senza dovermi sentire a disagio, come se stessi nascondendo qualcosa. È stato davvero confortante».
Ripensando agli anni di ministero LGBTQ+ portati avanti da queste parrocchie, molte delle persone intervistate hanno espresso gratitudine per l’approccio positivo promosso da Papa Francesco e sperano che il nuovo Papa, Leone XIV, continui su quella strada. Il gesuita James Martin, noto sostenitore della pastorale con le persone LGBTQ+, ha commentato:
«Papa Leone XIV ha già parlato di costruire ponti. Fin dalla sua prima apparizione sulla loggia di San Pietro e poi rivolgendosi ai cardinali, ha parlato di sinodalità, cioè di ascolto profondo e inclusione. Ho grandi speranze in lui».
E la missione delle parrocchie di St. Francis Xavier, St. Paul the Apostle e St. Ignatius of Loyola resta chiara, come ribadisce padre da Silva:
«Spero davvero che il messaggio “Tutti sono i benvenuti. Le porte sono aperte. Bentornati a casa. Siete amati” possa essere gridato dai tetti, echeggiando sotto ogni volta di ogni chiesa, a New York e oltre».
*Phoebe Carstens è una giornalista e collaboratrice di New Ways Ministry, dove si occupa di pastorale parrocchiale e testimonianze LGBTQ+ nella Chiesa cattolica.
Testo originale: The Joys of Finding an LGBTQ-Friendly Parish

