La nuova fase del Cammino Sinodale della chiesa cattolica Italiana
Riflessioni di Alessandro Ludovico Previti
«Soprattutto, fidati del lento lavoro di Dio…»
Pierre Teilhard de Chardin (1881–1955)
Voglio condividere con voi una buona notizia: il Cammino Sinodale della Chiesa Italiana entra in una nuova fase.
Quattro anni di ascolto e dialogo. Più di mezzo milione di persone coinvolte nelle 226 diocesi italiane: cinquantamila gruppi sinodali, centinaia di laboratori di dialogo, quattrocento delegati diocesani, mille delegati nazionali e tutti i vescovi italiani.
Finalmente, nel mese di ottobre 2025, è stato approvato il Documento di Sintesi del Cammino Sinodale Italiano, con il novantacinque per cento dei voti favorevoli. Voglio sottolineare questo numero: novantacinque per cento.
È stato un tempo in cui la Chiesa in Italia ha scelto di ascoltare sé stessa, a partire dall’esperienza vissuta e dalle parole del suo popolo a tutti i livelli.
Il documento finale raccoglie settantacinque punti e oltre cento proposte. Cinque proposte riguardano la cura pastorale delle persone LGBT, e sono state tutte confermate.
Che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.); [95% di approvazione].
Che le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana; [81% di approvazione].
Che la CEI sostenga con la preghiera e la riflessione le “giornate” promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato (Giornate contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e transfobia, etc.); [77% di approvazione].
Che le Chiese locali vigilino e operino affinché nei vari contesti formativi (gruppi, associazioni, movimenti, nuove comunità, Seminari e percorsi di formazione religiosa) non avvengano forme di abuso psicologico, spirituale e di coscienza, anche nell’ambito dell’orientamento sessuale; [94% di approvazione].
Che le Chiese locali, sostenute da una indicazione nazionale, con il contributo della pastorale giovanile e familiare, dei movimenti, associazioni, gruppi e realtà civili, avviino, almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica, équipe che valorizzino le buone prassi pastorali già in atto e che coordinino nuovi percorsi di formazione alle relazioni e alla corporeità-affettività-sessualità – anche tenendo conto dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere – soprattutto di preadolescenti, adolescenti e giovani e dei loro educatori; [85% di approvazione].
Commentando il tema della partecipazione, l’Arcivescovo Erio Castellucci ha in seguito spiegato che la CEI non si riferiva a eventi come il Pride, ma a iniziative di preghiera e sensibilizzazione. Ha citato in particolare le Veglie di Preghiera contro l’Omotransfobia, definiti come eventi di fede e di dignità.
Ora il documento passa alla Presidenza della CEI, che nominerà un gruppo di vescovi incaricato di definire le priorità pastorali e l’ordine di attuazione delle proposte. Non si tratta di riaprire il dibattito, ma di decidere come e quando.
È un motivo di gioia: per la prima volta la cura pastorale delle persone LGBT+ entra a far parte del cammino ordinario della Chiesa italiana, non come un tema separato, ma come parte integrante della vita comune di fede. Ordinario, una parola che rende tutto questo straordinario.
Sì, è davvero una buona notizia, e non solo per l’Italia. Conta che tutto questo sia iniziato qui. La Chiesa italiana cammina in dialogo diretto con il Vaticano, e i suoi passi pastorali spesso diventano un laboratorio per la Chiesa universale.
A livello globale questo processo avrà ritmi diversi, ed è qui che anche noi tutti abbiamo una parte da giocare. Camminate con serenità nella fede, bussate alle porte della parrocchie, scrivete ai vescovi, sempre con amore.
Se qualcuno si volta dall’altra parte, salutate con gentilezza vera e provate con un altro. E più questo cammino sarà vissuto e condiviso, più continuerà ad aprirsi la via.

