La pazienza virtù dell’amore (Ef 4,1-4)
Riflessione di Alessandra Bialetti* per gli incontri di condivisione biblica di Vite Nuove, rete nazionale di genitori cristiani con figli e figlie gender questioning o gender variant
Io dunque, prigioniero a causa del Signore, vi esorto a comportarvi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda con amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati. (Dalla lettera di S. Paolo agli Efesini 4, 1-4)
Nel percorso di vita e di crescita dei genitori di figli e figlie transgender, la pazienza è il valore cardine su cui si basa la nascita di un nuovo rapporto affettivo, di cura e protezione. Il rispetto dei tempi è fondamentale sia per figli e figlie sia per i genitori: ognuno ha i suoi tempi e il bisogno che questi vengano considerati perché, come il seme ha bisogno del suo spazio per crescere, così tutte le esperienze di vita richiedono attesa e fiducia.
La pazienza di cui parla S. Paolo sostiene anche i tempi lunghi di un coming out e di un’affermazione di genere che richiede l’andare a fondo, passo dopo passo, senza corse che rischiano di danneggiare il percorso umano e spirituale della persona e della sua famiglia.
La pazienza si nutre della promessa. E la promessa richiede tempo perché si possa compiere come ci invita a riflettere il cammino di Mosè nel deserto per liberare il popolo di Israele affrontando ogni genere di criticità e la chiamata di Abramo sospinto nel suo percorso dalla forza di un invito a lasciar andare confidando nella parola consegnatagli dal Signore. Promesse che si nutrono di speranze e della certezza di non essere soli mettendo ogni giorno un passo dietro l’altro fino al compimento della parola di vita ricevuta.
La vocazione della famiglia con un figlio e una figlia transgender ha un suo specifico. È chiamata ad accogliere un dono nuovo, sicuramente inaspettato ma grandioso nel suo verificarsi, un ulteriore sì al Signore, un ulteriore sì ai propri figli e figlie mettendo alla base di tutto la potenza dell’amore. È una chiamata all’oltre, ad andare al di là di giudizi e pregiudizi per abbracciare la persona nella sua nuova veste, la veste che più è adatta a lei e alla sua serenità.
La pazienza è dono scambievole.
Passa dai genitori ai figli e figlie e da loro torna ai genitori che spesso faticano nel trovare e costruire una nuova relazione. Certe volte può verificarsi un braccio di ferro in famiglia ma ciò che veramente è in gioco è la relazione che rischia di essere ferita mentre attende solo di essere nuovamente costruita.
Il coming out salva la relazione, la rilancia, le dà nuova linfa così come il nome nuovo che il figlio e la figlia decideranno di assumere fa nascere una nuova genitorialità che permette a tutti e tutte di guardarsi dentro e potersi concentrare nel cammino di comprensione di sé e di esplorazione dell’identità. La famiglia diventa il nuovo nido dove questa esplorazione e riappropriazione di sé può avvenire in tutta tranquillità certi che l’amore sarà l’arma vincente sopra ogni difficoltà.
La pazienza nell’aspettare i tempi di ciascuno diventa dono reciproco in cui la fatica di riconoscere e riconoscersi è terreno comune in cui si gioca il rapporto affettivo familiare.
La serenità di figli e figlie è l’obiettivo comune, il loro tempo lungo di partorire se stessi è la lunga gestazione dei genitori di rimetterli nuovamente al mondo comprendendo quanto hanno affrontato per riconoscere se stessi.
Come la costruzione dell’identità richiede anni così la pazienza è lo strumento per aiutare i figli che sostano nell’incertezza di sé contro la velocità con cui si vorrebbe tutto e subito. Come figli e figlie viaggiano nella loro incertezza, soprattutto nel periodo adolescenziale, così il genitore si fa compagno del loro percorso mentre entrambi cercano la luce e, finalmente, la trasparenza totale.
La pazienza ha anche valore sociale quando diventa dialogo verso contesti di vita che ancora faticano a riconoscere e prevedere il cammino della persona transgender trasformando il dolore in comprensione verso chi non ha strumenti per accogliere in sé la varianza di genere.
La pazienza si trasforma così in ricerca di misericordia sia verso se stessi come genitori in piena elaborazione della nuova realtà, sia verso chi chiede tempo per prendere dentro di sé nuove dimensioni ed esperienze di vita. Il comprendere diventa allora proprio il prendere con sé, il prendere sulle spalle, l’abbracciare la nuova vita della persona transgender.
Il giubileo, che ci chiama a essere pellegrini di speranza, rende ragione proprio del camminare a volte nel buio, quasi a brancolare, ma tenendo ben saldo lo sguardo sul faro della fede che apre sempre all’arrivo a destinazione: la nuova famiglia che nasce dal coming out, la nuova nascita di vite che attendono solo di essere riconosciute profondamente, abbracciate, amate. Doppiamente amate.
* Alessandra Bialetti vive e opera a Roma come Pedagogista Sociale e Consulente della coppia e della famiglia con diverse associazioni e realtà laiche e cattoliche. Collabora da tempo con la Tenda di Gionata e accompagna Vite Nuove, la rete nazionale di genitori cristiani con figli e figlie gender questioning o gender variant. E’ presente in rete con il suo sito web alessandrabialetti.wordpress.com . Ha pubblicato diversi articoli ed il volume “L’ospite inatteso. L’omosessualità in famiglia” (edito da la Tenda di Gionata, 2022)

