“Quello che fa vivere viene da Dio”: rileggere la Quaresima con la teologa Simona Segoloni
C’è un modo diverso di guardare alla Quaresima… ed è quello che emerge con forza in questo nuovo episodio del podcast video “Percorriamo l’anno liturgico”, realizzato da Alessandro Previti per La Tenda di Gionata, insieme alla teologa Simona Segoloni, presidente del Coordinamento Teologhe Italiane e coautrice del libro “Ogni giustizia. Con voce di donna. Omelie per l’anno A” (EDB, 2025), da anni impegnata in una riflessione teologica che nasce dalla vita concreta, dalle relazioni, dalle domande reali delle persone.
Non è la sua una riflessione teorica. È qualcosa che nasce dall’esperienza… e prova a rimettere ordine in tante immagini che nel tempo si sono accumulate sulla Quaresima.
La Segoloni parte proprio da qui: dal bisogno di “ripulire” lo sguardo. Perché spesso la Quaresima viene percepita come un tempo pesante, fatto di rinunce e mortificazioni. Ma lei invita a cambiare prospettiva:
“La Quaresima tradizionalmente ci dà l’idea di un tempo pesante, penitenziale, mortificante… ma in realtà questo è frutto anche di incrostazioni lungo la storia. Se andiamo a vedere il senso, si tratta di un tempo che prepara la Pasqua, cioè ci prepara davvero a una rinascita vivificante.”
E allora il punto non è togliere… ma ritrovare la vita. Fermarsi, sì, ma per rimettere a fuoco ciò che conta davvero:
“L’obiettivo di questi quaranta giorni è fermarsi per scoprire che questa rinascita, questo continuo riattingere alla vita è possibile.”
Da qui arriva una delle affermazioni più nette, quasi una chiave di lettura per tutto il discorso: “Quello che mortifica non è da Dio, perché Dio è il Dio della vita. Quello invece che fa vivere viene da Dio.”
È una frase semplice… ma cambia tutto. Perché sposta la Quaresima dal piano della rinuncia al piano della vita.
Quando si passa al tema della speranza, Segoloni fa un altro passaggio importante: la speranza non è qualcosa di lontano, ma qualcosa che si gioca già adesso, dentro la realtà così com’è: “La speranza significa guardare all’oggi, già all’oggi, scrutando quelle cose buone che già ci vengono incontro.”
Non nega la fatica, anzi. Riconosce che ci sono situazioni più dure, dove sembra che il male abbia più spazio del bene. E questo vale in modo particolare anche per molte persone LGBTQ+, che vivono ancora esclusioni, mancanza di riconoscimento, fatica nel sentirsi accolte.
Ma proprio lì, dice, si gioca la possibilità di una speranza diversa: “In alcune situazioni è più dura, perché si vedono tanti segni che fanno aspettare il male… ma dobbiamo sperare contro ogni speranza, in mezzo al deserto.”
Il deserto allora non è solo un luogo di prova… è anche il luogo dove si impara a distinguere le voci. Quelle che tolgono fiducia, e quelle che la riaccendono.
E qui entra il tema della disperazione, che Segoloni descrive in modo molto concreto, quasi esistenziale:
“Disperare vuol dire non aspettarsi niente di buono… e questo impedisce ogni azione, impedisce anche di goderci quel poco bene che c’è.”
Per questo la strada proposta non è ingenua, ma molto concreta: “Non inventarsi il bene, ma puntare sul bene che c’è per appoggiarci un altro pezzo di bene, costruire alleanze buone.”
Quando si arriva alla conversione, il discorso si allarga ancora. Non è solo una questione personale… riguarda anche la comunità cristiana, le sue dinamiche, i suoi legami: “Se questi legami, invece che far passare la vita per tutti, la fanno passare solo per alcuni o addirittura portano la morte, è chiaro che ci dobbiamo convertire.”
E parlando delle persone LGBTQ+, Segoloni richiama un passaggio decisivo degli Atti degli Apostoli, come criterio per rileggere tutto: “Dio non fa differenza di persone, ma ama tutti quelli che praticano la giustizia.”
Da qui nasce un invito molto concreto: imparare a guardare davvero l’altro, riconoscere come lo Spirito abita ogni persona… e lasciare cadere pregiudizi e rigidità: “È proprio questa capacità di guardare l’altro veramente, di vedere come Dio lo abita… e liberarsi da tutti quei pregiudizi che possiamo avere.”
Queste riflessioni si inseriscono anche nel lavoro più ampio del Coordinamento Teologhe Italiane e nel volume Ogni giustizia. Con voce di donna. Omelie per l’anno A, dove un gruppo di teologhe prova a rileggere le Scritture con uno sguardo attento alla vita reale, alle relazioni e alle trasformazioni in atto nella chiesa e nella società.
Alla fine, la Quaresima torna ad essere quello che forse è sempre stata… un cammino. Non perfetto, non lineare… ma fatto di passi: “Ogni domenica come un passo in più verso la pienezza della vita.”
E resta lì, come una domanda che non si chiude… dove, oggi, passa davvero la vita?

