La rivoluzione pastorale di Papa Francesco con i cattolici LGBTQ+
Testo di Katie Collins Scott*, pubblicato su National Catholic Reporter (Stati Uniti) il 23 aprile 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Michael Sennett aveva solo otto anni e si stava preparando per la sua Prima Comunione quando un sacerdote gli disse che doveva smettere di fingere di essere un maschio e che il suo desiderio di indossare un abito maschile per la cerimonia era peccaminoso. Anzi, lo condannava dritto all’inferno.
Vent’anni dopo, in un pomeriggio d’autunno a Roma, Papa Francesco ha abbracciato Sennett nella sua residenza privata. Il papa si è chinato per ascoltarlo mentre questo giovane cattolico gli parlava dei benefici delle cure mediche di affermazione di genere, stringendo con emozione il suo crocifisso pettorale quando Sennett ha ricordato il tentato suicidio avvenuto prima della sua transizione.
«Alcuni dicono che non ha fatto abbastanza; altri lo criticano per aver anche solo incontrato persone come me, persone transgender», ha raccontato Sennett.
«Ma lui ha guidato con l’esempio. E così facendo ha portato più speranza, più amore nella Chiesa cattolica — e nella mia vita».
Francesco, morto il 21 aprile 2025, ha affrontato le questioni LGBTQ+ in un modo che ha scosso molti cattolici tradizionalisti e ha alimentato le speranze dei progressisti. Dalle sue amicizie con persone LGBTQ+ e la celebre frase “Chi sono io per giudicare?”, fino ai suoi frequenti attacchi all’“ideologia di genere” e l’utilizzo di un’espressione omofoba, il suo pontificato è stato — secondo gli attivisti cattolici LGBTQ+ — a tratti sconcertante, doloroso, complesso e profondamente trasformativo.
Ma ciò che più resterà sarà il suo atteggiamento di apertura ed empatia verso le persone LGBTQ+, espresso nei tanti momenti — pubblici e privati — condivisi con persone come Sennett.
«Papa Francesco ha fatto di più per i cattolici LGBTQ+ di tutti i suoi predecessori messi insieme», ha dichiarato il gesuita padre James Martin, noto sostenitore dell’inclusione delle persone LGBTQ+ nella Chiesa. «Dottrinalmente non è cambiato nulla, ma pastoralmente è cambiato moltissimo».
Un simbolo di speranza
Il mondo ha percepito questo approccio pastorale solo quattro mesi dopo l’elezione, quando a un giornalista che gli chiedeva dei preti omosessuali rispose: «Se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?».
Quella risposta, pur non modificando l’insegnamento della Chiesa, ha «messo la Chiesa cattolica su una traiettoria molto diversa riguardo le questioni LGBTQ+», ha commentato padre Bryan Massingale, teologo omosessuale della Fordham University di New York.
La nuova traiettoria enfatizzava la misericordia più che il giudizio morale. Nel primo anno del pontificato, Francesco criticò la Chiesa per l’ossessione verso temi come aborto, contraccezione e matrimonio omosessuale, e durante tutto il suo mandato ha sottolineato molto meno di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II la condanna istituzionale di questi temi.
«Quello che non mi piace affatto è che guardiamo il cosiddetto ‘peccato della carne’ con una lente d’ingrandimento», disse nel 2023 ai confratelli gesuiti. «Se sfruttavi i lavoratori o mentivi, non importava; invece i peccati sotto la cintura diventavano i più gravi».
Già al momento dell’elezione, l’attenzione di Francesco per gli emarginati era evidente nella scelta del nome: fu il primo papa a chiamarsi come San Francesco d’Assisi, il santo dei poveri e degli esclusi.
Suor Jeannine Gramick, cofondatrice del gruppo New Ways Ministry, ha ricordato: «La sua preoccupazione per le persone ai margini, così come la sua umiltà, erano evidenti fin dall’inizio».
Il cambiamento rispetto al passato è stato netto. Nel 1986, il cardinale Joseph Ratzinger (poi Papa Benedetto XVI), firmò un documento che definiva l’orientamento omosessuale “ordinato verso un male morale intrinseco” e l’attività omosessuale “essenzialmente edonistica”. Questo provocò la marginalizzazione di gruppi come DignityUSA.
Nel 1999, sempre Ratzinger impose a Gramick e a padre Robert Nugent di interrompere il loro ministero verso le persone omosessuali. Anche la Conferenza episcopale statunitense, nel 2010 e 2011, censurò New Ways Ministry per il suo sostegno alle unioni civili tra persone dello stesso sesso.
Ma nel 2021, Gramick e Francis DeBernardo scrissero a Francesco per raccontare la storia del loro impegno. E lui rispose incoraggiandoli.
«Eravamo al settimo cielo», ha detto Gramick, che ha iniziato con Francesco un intenso scambio epistolare.
Questo sostegno ha rafforzato anche l’impegno di tante altre persone, come Jason Steidl Jack, docente universitario e ministro LGBTQ+: «Il suo sostegno si è riverberato fino a persone come me».
Francesco ha nominato Juan Carlos Cruz Chellew, uomo omosessuale e sopravvissuto ad abusi in Cile, nella Commissione Pontificia per la Tutela dei Minori. Cruz ha raccontato che il papa gli disse: «Dio ti ha fatto così e ti ama».
«La mia amicizia con papa Francesco è anche un simbolo di speranza per tanti», ha aggiunto.
Il clima è cambiato: chi prima escludeva Gramick, oggi la invita. Le iniziative pastorali LGBTQ+ si sono moltiplicate. «Francesco ha cancellato la paura e dato coraggio», ha commentato DeBernardo.
Aperture storiche e contraddizioni
Nel 2023, Francesco è stato il primo papa a sostenere pubblicamente l’abolizione delle leggi che criminalizzano l’omosessualità. E ha detto: «Essere omosessuali non è un crimine». Ha anche usato la parola “gay”, al posto di espressioni come “tendenze omosessuali”, e la sigla “LGBT”.
Nel processo sinodale da lui voluto, le questioni LGBTQ+ sono arrivate fin dentro il Vaticano. E anche se i documenti finali non le hanno nominate, come ha detto suor Luisa Derouen, «ormai i vescovi sanno che persone da tutto il mondo chiedono una Chiesa cattolica più accogliente».
Yunuen Trujillo, avvocata e ministra laica a Los Angeles, ha notato che molti giovani restano nella Chiesa proprio grazie a questa nuova apertura.
Negli Stati Uniti, Francesco ha anche nominato vescovi con posizioni più inclusive, come il cardinale Robert McElroy a Washington. Ma ha ricevuto forti critiche dai settori più conservatori, soprattutto per la sua apertura ai temi LGBTQ+ e la lotta al cambiamento climatico.
Il nodo della questione trans
Il punto più delicato è stato forse il rapporto con le persone transgender. Francesco le ha incontrate più volte, ha ascoltato le loro storie e, nel 2023, il Vaticano ha affermato che possono essere battezzate e fare da padrini, “se non causano scandalo”.
Secondo Gramick e Sennett, il papa ha confidato loro che, quando sceglie i vescovi, si chiede anche se sono aperti verso le persone transgender.
Ma ha anche definito l’“ideologia di genere” come “il pericolo più brutto” e, nell’aprile 2024, il documento Dignitas Infinita ha dichiarato che le cure mediche di affermazione di genere violano gravemente la dignità umana.
Queste affermazioni hanno gettato nello sconforto molte persone transgender. In una lettera, Gramick ha espresso la sua preoccupazione al papa, che ha risposto: «Le persone transgender devono essere accettate e integrate nella società».
Il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha poi aggiunto che chi vive una profonda disforia «va accompagnato con grande cura».
Padre Massingale ha detto: «Francesco ha riconosciuto le persone transgender per quello che sono. Ora il lavoro che ci lascia è: come conciliare questa compassione con la dottrina della Chiesa?».
Piccoli passi, grandi significati
Una settimana prima del Natale 2023, il Vaticano ha autorizzato le benedizioni spontanee per coppie dello stesso sesso, distinguendo tra benedizione liturgica e informale. Il documento Fiducia Supplicans è stato una svolta.
«È stato un passo da neonati, ma un passo importante», ha detto Massingale. «Mostra che la Chiesa cattolica vuole essere una casa per tutte le persone LGBTQ+».
Padre Martin ha ricordato un episodio che riassume chi fosse Francesco: dopo che il papa aveva usato un termine omofobo in un incontro a porte chiuse, i due si incontrarono e parlarono francamente. Qualche giorno dopo, il papa gli disse: «Grazie per quella conversazione. Avevo bisogno di sentirla».
«Chi ringrazia per una conversazione difficile?», si è chiesto Martin. «Un uomo come Francesco, umile abbastanza da ascoltare anche le critiche».
Un sostenitore e un amico
Secondo suor Derouen, quello che Francesco ha cambiato è il modo stesso in cui ci rapportiamo come Chiesa: «Ha insistito che partissimo dalla persona reale davanti a noi, non da dottrine astratte. Ed è proprio così che la dottrina cambia».
Padre Massingale ha concluso: «La vera domanda che Francesco ha lasciato alla Chiesa è: le persone LGBTQ+ sono membri a pieno titolo del Corpo di Cristo oppure no? E lui ha provato a portare la Chiesa verso una risposta affermativa. Perché è l’unica direzione in cui può condurci il Vangelo».
Se i prossimi papi non continueranno su questa strada, ha avvertito, «molte persone LGBTQ+ potrebbero abbandonare la Chiesa».
Ma, ha aggiunto padre Martin, «quello che resterà sarà il cuore pastorale di Francesco verso questa comunità, che lo ha considerato un amico e un sostenitore».
Sennett, l’uomo trans che ha incontrato il papa, ha concluso: «Spero di custodire per sempre la grazia di quell’incontro. E di condividerla, come posso, con ogni persona che incontrerò».
*Katie Collins Scott è giornalista del National Catholic Reporter. Si occupa di notizie religiose con particolare attenzione alla vita ecclesiale, al cambiamento sociale e alle minoranze.
Testo originale: “Pope Francis was a pastoral revolutionary for LGBTQ Catholics”

