La rivoluzione pastorale di Papa Francesco con le persone LGBTQ+
Articolo di Brian Fraga*, pubblicato su National Catholic Reporter (Stati Uniti) il 24 aprile 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Quando aveva otto anni e si stava preparando alla Prima Comunione, a Michael Sennett un prete disse che doveva smetterla di “fingere di essere un maschio”, e che il suo desiderio di indossare un completo maschile per la cerimonia era peccaminoso. Addirittura, una strada diretta verso l’inferno.
Vent’anni dopo, in un pomeriggio d’autunno a Roma, Papa Francesco ha abbracciato Sennett nella sua residenza privata. Si è chinato per ascoltarlo mentre raccontava quanto fossero stati benefici per la sua salute i trattamenti medici di affermazione di genere, e si è stretto il crocifisso pettorale con commozione quando Sennett ha ricordato il suo tentativo di suicidio prima della transizione.
«C’è chi dice che non abbia fatto abbastanza; altri lo criticano per averci persino incontrati, noi persone transgender», ha raccontato Sennett. «Ma lui ha dato l’esempio. E così facendo, ha portato più speranza, più amore nella Chiesa cattolica — e nella mia vita».
Francesco, scomparso il 21 aprile 2025, ha affrontato i temi LGBTQ+ in un modo che ha sconcertato molti cattolici tradizionalisti e acceso le speranze dei più progressisti. Le sue amicizie con persone LGBTQ+, la sua famosa frase “Chi sono io per giudicare?”, le sue critiche alla cosiddetta “ideologia di genere” e persino l’uso di un termine omofobo: tutto questo, per i sostenitori cattolici LGBTQ+, è stato a tratti contraddittorio, problematico, ma anche profondamente umano e trasformativo.
Eppure, il suo atteggiamento di apertura e empatia verso le persone LGBTQ+ — visibile nei momenti pubblici e privati, come quello con Sennett — rimarrà tra gli aspetti più significativi dei suoi dodici anni di pontificato.
«Papa Francesco ha fatto più per i cattolici LGBTQ+ di tutti i suoi predecessori messi insieme», ha affermato padre James Martin, gesuita e noto sostenitore dell’inclusione nella Chiesa. «Sul piano dottrinale non è cambiato nulla, ma sul piano pastorale è cambiato moltissimo».
Un simbolo di speranza
Quattro mesi dopo la sua elezione, il mondo si è accorto dello stile pastorale di Francesco verso le persone LGBTQ+. A un giornalista che gli chiedeva dei preti omosessuali, rispose: «Se una persona è omosessuale, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?».
Quella frase, pur non contraddicendo il Magistero, «ha posto la Chiesa su una traiettoria molto diversa», ha osservato padre Bryan Massingale, teologo cattolico gay alla Fordham University di New York.
Francesco ha spostato l’enfasi dal giudizio morale alla misericordia. Fin dal primo anno del suo pontificato criticò una Chiesa “ossessionata” da temi come aborto, contraccezione e matrimonio tra persone dello stesso sesso. E nel 2023, parlando con i confratelli gesuiti, disse: «Non mi piace affatto che si guardi al cosiddetto “peccato della carne” con la lente d’ingrandimento. Se sfruttavi i lavoratori, mentivi o ingannavi, non importava. Ma invece venivano evidenziati solo i peccati sotto la cintura».
Fin dall’inizio fu chiaro il segno: quando salì sul balcone di San Pietro come “Francesco”, fu il primo papa a scegliere il nome del santo di Assisi, simbolo di cura per i poveri e gli esclusi.
«La sua attenzione per chi stava ai margini, così come la sua umiltà, erano evidenti sin da subito», ha detto suor Jeannine Gramick, cofondatrice di New Ways Ministry, gruppo di pastorale LGBTQ+ vicino a Washington D.C.
Dalla scomunica alla corrispondenza
Negli anni Ottanta, il cardinale Joseph Ratzinger, futuro Benedetto XVI, firmò la famosa “lettera di Halloween” che definiva l’inclinazione omosessuale come “tendenza verso un male morale intrinseco”. Dopo quel documento, gruppi come DignityUSA furono cacciati dagli spazi ecclesiali e molte persone LGBTQ+ abbandonarono la Chiesa.
Nel decennio successivo, il Vaticano impose a Gramick e a padre Robert Nugent di interrompere il loro ministero. Ancora nel 2011, la conferenza episcopale statunitense censurava New Ways Ministry per il suo sostegno al matrimonio egualitario.
Ma nel 2021, Gramick e Francis DeBernardo scrissero a Papa Francesco per raccontargli la storia del loro impegno. Non solo ricevettero risposta, ma incoraggiamento.
«Eravamo al settimo cielo», ha ricordato Gramick. Da allora iniziò un dialogo continuo con il pontefice. Le sue connessioni con Gramick, Martin e altri alimentarono nuove energie nei ministeri LGBTQ+ cattolici, ha osservato il teologo Jason Steidl Jack.
Il Papa nominò persino Juan Carlos Cruz, uomo gay e sopravvissuto ad abusi, alla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. «Dio ti ha fatto così e ti ama», gli aveva detto anni prima.
Tra luci e ombre sul genere
La tensione più evidente del pontificato di Francesco è forse emersa sulle questioni legate all’identità di genere. Da un lato, ha incontrato regolarmente persone transgender, sostenendo che potessero essere battezzate e diventare padrini o madrine “purché non si crei scandalo”.
Dall’altro lato, ha ripetutamente attaccato la cosiddetta “ideologia di genere”, definendola “il pericolo più brutto” e contribuendo, involontariamente, a dare impulso a politiche discriminatorie in diversi contesti cattolici.
Nel 2024, il Vaticano pubblicò Dignitas Infinita, un documento sulla dignità umana che condannava le cure mediche di affermazione di genere come “violazione grave della dignità umana”, pur lasciando un piccolo spiraglio per valutazioni caso per caso.
«Molte persone trans che stimavano Papa Francesco sono cadute in una disperazione profonda dopo aver letto quel documento», ha raccontato suor Gramick. In una lettera al Papa, espresse il proprio sgomento, e Francesco le rispose affermando che “l’ideologia di genere” è cosa diversa dalle persone transgender, che “devono essere accettate e integrate nella società”.
Benedizioni, contraddizioni e passi avanti
Nel dicembre 2023, il Vaticano pubblicò Fiducia Supplicans, un documento che autorizzava le benedizioni informali anche per persone in relazioni omosessuali. Non un cambio dottrinale sul matrimonio, ma una distinzione tra benedizione liturgica e pastorale.
Molti ne rimasero turbati, ma per padre Martin fu «il testo più influente mai pubblicato dal Vaticano sulle persone LGBTQ+». Era la prima volta che un documento vaticano riconosceva “un bene” nelle coppie dello stesso sesso.
«È un piccolo passo avanti, ma un passo gigantesco», ha detto padre Massingale. «Mostra che la Chiesa desidera davvero essere casa per tutte le persone LGBTQ+».
Un amico e un sostenitore
Nel 2024, dopo aver usato un’espressione omofoba parlando ai vescovi italiani, Francesco si scusò. Padre Martin ebbe con lui una conversazione franca. Pochi giorni dopo, il Papa gli disse: «Grazie per quella conversazione. Ne avevo bisogno».
«Chi ringrazia per una conversazione difficile?», ha detto Martin. «Un uomo come Francesco, capace di ascoltare anche le critiche».
Per suor Luisa Derouen, che da anni accompagna le persone trans, Francesco ha cambiato qualcosa di ancora più profondo del Magistero: «Ha cambiato l’atteggiamento, la postura. Ha insistito sul fatto che si parta dalla persona davanti a noi. Ed è così che la dottrina si trasforma».
Padre Massingale ha sintetizzato così la sfida lasciata dal Papa alla Chiesa: «Le persone LGBTQ+ sono membra a pieno titolo del corpo di Cristo oppure no? Francesco ha provato a spingerci verso un’affermazione. Perché è l’unica via che l’autentico Vangelo ci indica».
«Quello che resterà», ha concluso padre Martin, «è il cuore pastorale di Francesco verso questa comunità, che l’ha considerato un amico e un sostenitore».
Michael Sennett, il giovane uomo trans che incontrò Francesco nel 2024, ha detto: «Porterò per sempre con me la grazia di quell’incontro. E cercherò, nel mio piccolo, di condividerla con ogni persona che incrocerò».
*Brian Fraga è un giornalista di National Catholic Reporter, dove si occupa di religione, cultura e diritti civili, con particolare attenzione alle voci emarginate nella Chiesa cattolica.
Testo originale: “Pope Francis was a pastoral revolutionary for LGBTQ Catholics”

