La santa famiglia non si trova solo a Nazaret, ma anche nella casa di Betania
Riflessioni di Paolo Spina*
Fino al 2021, una santa solitaria abitava la pagina del calendario di oggi: Marta, premurosa host di Betania, la cui sollecitudine esce dai versetti del Vangelo, attribuendole la protezione di cuochi, camerieri, albergatori e casalinghe.
Fu Papa Francesco a desiderare che nel calendario liturgico, in modo più aderente e fedele alla Scrittura, le facessero compagnia ogni 29 luglioanche la sorella Maria e il fratello Lazzaro. Questo riunirli ricorda la loro comunità intima e familiare con Gesù a Betania.
Non serve essere attivisti: basta sfogliare i vangeli di Luca (capitolo 10) e di Giovanni (capitoli 11 e 12) per accorgersi dell’intimità che lega i quattro amici: una dimensione affettiva che supera i ruoli culturali dell’epoca (non solo allora), rompendo in maniera netta i confini delle relazioni stabiliti da consolidati ruoli familiari e religiosi.
Non sono affatto stupito da questa umanità di Gesù che, per chi è capace di coglierne il respiro, trasuda da ogni pagina evangelica: è sempre lui a dire (riportato da tutti e tre i sinottici) “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia madre e i miei fratelli – tendendo la mano verso i suoi discepoli – Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre” (Matteo 12,46-50; Marco 3,31-35; Luca 8,19-21).
Qui Gesù relativizza la famiglia biologica, mettendo al centro i legami spirituali, scelti, comunitari. In una cultura patriarcale (non solo allora) incentrata sulla discendenza e sull’onore familiare, proporreuna famiglia elettiva, costruita non sul sangue, ma sulla condivisione della volontà di Dio – che è amore, giustizia, solidarietà – non solo riveste una carica profetica immensa e radicale, ma apre uno spazio a forme di relazioni non normate, come quelle tra Gesù e i discepoli, come nella casa di Betania.
Sono quelle che oggi chiameremmo queer chosen families, non così raramente derise, escluse, rifiutate, ma che nei secoli hanno già fondato comunità monastiche, fraternità religiose e trovato eco nel cuore di molti mistici.
Quel “chiunque” sulle labbra di Gesù è soffio creatore e vitale che espande la comunità – letteralmente: la Ecclesìa, la Chiesa! – senza porre condizioni di genere, ceto sociale, orientamento, credenza, se non quella dell’amore vicendevole.
Ogg Marta e Maria, due sorelle molto diverse tra loro, e Lazzaro, un fratello silenzioso, chiamato a “venir fuori” – Come out! – da Gesù stesso, sono i protagonisti di una casa dove ciascuna e ciascuno di noi possono trovare un’ospitalità accogliente, dove scoprire un’amicizia inedita con un Dio che ha bisogno di legami fondati non sull’opportunità o sulla consuetudine, ma sulla fantasiosa creatività che solo affetti autentici possono generare, oltre ogni norma.
È bello per noi cristiani di ogni confessione celebrare oggi questa famiglia di elezione, quella di Marta, Maria, Lazzaro e Gesù, dove le identità non escludono, ma uniscono.
* Paolo Spina è un medico, appassionato di Sacra Scrittura e teologia femminista e queer, che collabora con il Progetto Cristiani LGBT+ e con La tenda di Gionata scrivendo su temi di attualità e cristianesimo. Le sue riflessioni le trovi raccolte qui.

