La trappola dell’amore ecclesiale: sorrisi e regole da rispettare

In questa vignetta di NakedPastor c’è una chiesa disegnata come una trappola: un enorme edificio con la sua croce in cima, sollevata da un bastone come nelle trappole per animali. Sotto, come esca, ci sono dei cuoricini rossi — l’“amore incondizionato”.
Da una parte arrivano due persone incuriosite, dall’altra c’è un gruppetto che tiene la corda pronto a far cadere il tetto appena qualcuno si avvicina. Sotto, la scritta ironica: “Oh look! There’s some unconditional love!” — “Oh guarda! C’è dell’amore incondizionato!”.
È una scena tenera e inquietante allo stesso tempo. Perché dice una cosa semplice ma profonda: a volte, la Chiesa (o meglio, alcune chiese) offre amore, ma a modo suo. Ti dice: “Sei amato da Dio!”, ma subito dopo aggiunge: “…purché cambi, purché ti comporti così, purché accetti questo”. È l’amore con il contratto, la grazia con le postille scritte in piccolo.
Come scrive l’apostolo Giovanni: “Nell’amore non c’è timore; al contrario, l’amore perfetto scaccia il timore” (1Gv 4,18).
Invece qui il messaggio è: “Entra pure, ma attento che se non segui le regole, il tetto ti crolla addosso”.
NakedPastor ci gioca con ironia, ma il colpo è teologico: non tutto ciò che si presenta come “amore cristiano” è davvero amore.
Gesù non ha mai teso trappole: non ha detto alla samaritana “ti accetto se cambi marito”, né al lebbroso “ti tocco solo se ti comporti bene”. Il suo amore non intrappola, libera.
Insomma, questa vignetta ci fa sorridere ma anche pensare: se per essere amati dobbiamo nasconderci o conformarci, allora non è amore evangelico… è marketing religioso con la croce sopra.

