La verità vi farà liberi. Quando mio figlio mi ha detto “sono gay”
Testimonianza di Joseanne tratta dal libro “Our Children A Gift” (Dono del Signore sono i figli) a cura di Drachma Parents* di Malta, edito da Midsea Books, 2023. Traduzione dell’edizione italiana a cura de La tenda di Gionata**
Quando mio figlio mi ha detto di essere gay aveva solo diciassette anni. Sono stata colta di sorpresa perché non me lo aspettavo. Se da un lato ero felice che si fosse sentito abbastanza a proprio agio da aprirsi con me, dall’altro mi sentivo spaventata, confusa, in preda a un grande shock. Ma com’era possibile!
Mentre leggevo la lettera che mi aveva scritto, ho cominciato a capire tutto quello che aveva passato nei quattro anni precedenti. In quel periodo avevo intuito che qualcosa lo opprimeva, ma non mi era mai passato per la testa che potesse essere gay.
La lettera spiegava il percorso interiore che aveva compiuto. Mi sono sentita così in colpa. Mi sono sentita in colpa perché, invece di rendergli le cose più facili, evidentemente lo avevo ferito di più con le mie parole e il mio comportamento insensibile.
A poco a poco ho cominciato a rendermi conto che ora anch’io dovevo affrontare un percorso simile. Dovevo iniziare il mio processo di coming out come genitore di un figlio gay. Ma da dove cominciare? A chi dirlo? Chi accetterà la cosa e quale dei miei amici perderò per sempre quando glielo dirò?
Il fatto che me l’abbia detto da adolescente è stata una dimostrazione di assoluta fiducia in me come madre. Mi sentivo privilegiata e grata per il buon rapporto che avevamo. Ma ho cominciato anche a capire che questa sarebbe stata una specie di lotta per me: proteggerlo e, allo stesso tempo, continuare a camminare con lui, proprio perché non sapevo ancora nulla sull’omosessualità!
A causa della mia totale mancanza di conoscenze su questo argomento, mi sentivo incapace. Ma mio figlio mi ha esortato a leggere, a cercare su internet e a incontrare altre persone gay che frequentano la Chiesa e che hanno abbracciato la fede.
Sono stata a capo di un’organizzazione cristiana per diversi anni, quindi la fede e l’insegnamento della Chiesa erano importanti per me, e lo sono tuttora!
Appena ho capito che l’omosessualità è una variante normale della sessualità umana e che non è una scelta che si fa ma, con tutta probabilità, è una condizione in cui si nasce, ho cominciato a vedere che la Chiesa può crescere molto in questo senso e dare risposte migliori a questa realtà.
Ho cominciato a sentirmi confusa e a dubitare, perché da un lato il Catechismo parlava dell’omosessualità come di una “malattia”, mentre dall’altro la scienza diceva tutt’altro.
Sapevo che mio figlio aveva tante belle qualità, ma la “soluzione” fornita dalla dottrina era una vita da celibe. Mi sembrava una contraddizione e un’ingiustizia. Avevo un’idea molto chiara di come dovrebbe essere una buona relazione: una relazione basata sull’amore incondizionato mostratoci da Cristo. Questo modello mi aveva portato ad amare le persone ai margini, a dialogare con chi è diverso da me. Così mi sono sentita chiamata ad amare mio figlio in un modo “più perfetto”.
Quando ho cercato cosa veniva offerto a livello pastorale ai genitori di figli omosessuali a Malta, non ho trovato nulla. Questo non aveva senso per me e mi faceva ancora più male. Ho sentito che si trattava di una chiamata personale a impegnarsi in questo lavoro pastorale per il quale Dio mi aveva preparato.
Avevo più di trent’anni di esperienza nella spiritualità ignaziana (e diversi amici gesuiti) e avevo riunito molti giovani in piccoli gruppi per aiutarli a crescere come comunità nella fede e nella loro missione.
Ho sentito Dio che mi diceva: «Ora vai a cercare le mie pecore, perché ci sono pecore che non sono di questo gregge, ma devi andare anche da loro» (verso adattato da Gv 10,16), ma non sapevo da dove cominciare!
Nel 2008, tre anni dopo, ho ascoltato una conferenza di Jeannine Gramick, una suora americana che era ospite speciale di Drachma LGBTI+ a Malta. Durante il suo discorso ho notato molti altri genitori intorno a me. Siamo stati invitati a incontrarci di nuovo circa due settimane dopo ed è proprio allora che è nato Drachma Parents.
Da quel giorno ci siamo incontrati ogni mese. Questa missione ha continuato a crescere nel corso degli anni e ha toccato il cuore di molte persone che arrivavano da noi oppresse e sofferenti.
Abbiamo ascoltato tante storie di dolore e camminato con famiglie in crisi. Abbiamo pregato insieme e pianto lacrime strazianti. Abbiamo toccato con mano la grandezza del mistero dell’amore, del perdono e della resurrezione quando abbiamo visto con i nostri occhi intere famiglie passare dalla morte alla vita, dal dolore alla felicità, dall’isolamento a un forte senso di appartenenza alla comunità.
Questo ci ha ispirato a continuare a diffondere l’amore infinito di Dio e a imparare come essere genitori migliori, crescendo nell’amore senza nessun “ma”, cioè amando come Dio ci ama.
Drachma Parents offre sostegno a chi ha difficoltà ad accettare che il proprio figlio o figlia sia omosessuale e a integrare la Chiesa e la realtà dell’essere omosessuale in famiglia. Drachma dialoga con la gerarchia ecclesiastica e crede che arriverà il momento in cui le tante belle qualità e l’impegno generoso di coloro che oggi sono alla periferia della Chiesa e della società avranno un ruolo centrale nel suo lavoro pastorale.
* Drachma Parents, fondato nel 2008, è un gruppo maltese di genitori cattolici di persone lesbiche, gay, bisessuali o transgender. Sono madri e padri che sostengono altri genitori e li aiutano a capire, accettare e sostenere i loro figli, che sono figli di Dio.
** La versione italiana del libro “Our Children A Gift” è stata realizzata da La tenda di Gionata in accordo con Drachma Parents ed è stata curata da Luigi Laviola, Ilaria Sparacimino, Valeria Sparacimino e Amelia Chierici.
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