L’amore perfetto scaccia la paura: una chiamata per un mondo senza omotransbifobia

In questa vignetta di Nakedpastor* un angelo squarcia le tenebre con la sua luce, avanza con passo tranquillo mentre una nuvola oscura vortica e tutto nasconde. Ha le ali aperte, lo sguardo mite, i piedi nudi sulla terra. Ha la veste attraversata dai colori della bandiera trans, non urla ma apre le mani quasi ad abbracciare.
È come se dicesse che Dio non arriva dall’alto per correggere, ma da vicino per stare accanto.
Davanti a lui c’è la chiesa, raffigurata come una figura agitata e impaurita, che stringe la croce quasi per difendersi. Una chiesa che è l’immagine di una comunità cristiana che ha paura, che si sente minacciata da ciò che non comprende fino in fondo. Sotto questa immagine una parola che non condanna, ma rassicura: «Non temere».
Scrive NakedPastor che con questa vignetta che vuole ricordare che «L’amore perfetto scaccia la paura. Di non avere paura e di dire basta alla transfobia.»
Perché la paura non è mai un buon criterio teologico, e che quando la fede gioca in difesa, qualcosa si è incrinato.
Il grido “non temere”, risuona ancora più forte se lo mettiamo accanto a un versetto che attraversa tutta la Scrittura e che oggi torna a parlarci con forza: «Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome» (Isaia 43,1).
Non è una frase generica ma una parola rivolta da Isaia rivolta a un popolo ferito, umiliato, privato della dignità e del nome. Un popolo a cui Dio non promette che tutto sarà facile, ma dice: io ti conosco, tu per me conti.
Non a caso questa frase di Isaia sarà anche il filo che unirà tutte le veglie e i culti di preghiera che si terranno nel mese di maggio 2026 per un mondo senza omotransbifobia.
Sarà una parola pronunciata insieme, in contesti diversi, da comunità cristiane che scelgono di stare dalla parte della vita, della dignità, del nome restituito.
Una parola detta alle persone LGBT ferite dalla violenza e dall’esclusione, ma anche detta alle chiese: non temere di cambiare sguardo.
La teologia ci aiuta a leggere tutto questo con delicatezza: Dio chiama per nome proprio chi è stato cancellato, ridotto a problema, silenziato.
E quando la chiesa dimentica questo, quando usa la croce per difendersi invece che per incontrare, allora ha bisogno di fermarsi e ascoltare di nuovo quel grido che dice: non temere (Marcella Althaus-Reid, Indecent Theology. Theological Perversions in Sex, Gender and Politics, Routledge, 2000).
Dire “basta all’omotransbifobia” in questo orizzonte non è un atto di accusa, ma una scelta spirituale. È decidere di lasciare che l’amore faccia spazio, che la paura si sciolga, che i nomi tornino a essere pronunciati con rispetto.
È credere che l’incontro con le persone LGBT+ non impoverisce la fede, ma la purifica e la rende più evangelica (Patrick S. Cheng, Radical Love. An Introduction to Queer Theology, Seabury Books, 2011).
Questa vignetta, insieme alle parole di Isaia, ci ricordano una cosa semplice e profonda: Dio non parla alla paura, parla alla vita. E continua a dirci, con pazienza: non temere, ti ho chiamato per nome.
* David Hayward, conosciuto come Naked Pastor, è un ex pastore canadese che attraverso vignette semplici e ironiche mette a nudo (da qui il nome) le contraddizioni delle chiese e dei rapporti umani alla luce del Vangelo.

