L’arcivescovo Scicluna: l’amore di Dio abbraccia tutti noi, comprese le persone LGBTQ
Articolo di Charles J. Scicluna* arcivescovo di Malta pubblicato sul sito di Outreach (USA) il 3 febbraio 2026, liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
Al centro della fede cristiana c’è una verità semplice e incontrovertibile: Dio è presente, è fedele e ci ama. La sua presenza non è distante o condizionata, ma intima e misericordiosa. Dio dimora in ogni vita umana, indipendentemente dal fatto che si sia santi, peccatori o qualcosa a metà strada tra i due.
Per i cattolici LGBTQ, il cui cammino di fede è spesso segnato da situazioni complesse e da vulnerabilità, questa verità offre consolazione e indica un percorso. Possono vivere sicuri nella consapevolezza che siamo tutti amorevolmente sostenuti da Dio, in ogni momento.
La Scrittura afferma più volte che ogni vita umana è voluta, amata e sostenuta da Dio. La creazione è sempre una benedizione, e le nostre storie, relazioni, domande e identità non sono mai al di fuori dello sguardo amorevole di Dio. Egli cerca ciò che è perduto, gioisce di ciò che viene ritrovato e chiama le persone non all’esclusione, ma alla comunione, alla riconciliazione e alla gioia.
Questa visione è in profonda sintonia con la saggezza spirituale della tradizione carmelitana, in particolare negli scritti di fratello Lorenzo della Resurrezione, le cui riflessioni nel testo La pratica della presenza di Dio suggeriscono un cammino interiore per chiunque cerchi di vivere fedelmente nella vita quotidiana e parlano con particolare chiarezza a coloro che si sono sentiti invisibili o incompresi.
Dio è vicino, sempre
Fratello Lorenzo scoprì che la santità non dipende da circostanze straordinarie, successo spirituale o perfezione morale. Al contrario, essa scaturisce da una semplice e amorevole consapevolezza della presenza di Dio in ogni momento. Sia che pregasse nella cappella o lavorasse in cucina, cercava di rimanere in silenziosa conversazione con Dio, non attraverso molte parole, ma attraverso un amore premuroso.
Questa intuizione ci ricorda che Dio non si trova solo in un mondo ideale, ma anche nelle circostanze reali della nostra vita: nei momenti di gioia e di dolore, di chiarezza e di incertezza, di appartenenza e di lotta. Ciò significa che le nostre esperienze di vita, comprese le nostre domande, le nostre ferite e le nostre speranze, non sono ostacoli a Dio, ma luoghi in cui possiamo incontrarlo.
Vivere alla presenza di Dio non richiede che risolviamo ogni problema una volta per tutte. Ci viene richiesto solo di volgere il nostro cuore a Dio con onestà e fiducia. Una semplice pensiero – «Dio, sono qui con te» – può trasformare anche il momento più ordinario in un luogo sacro.
Dalla paura alla fiducia
Molti di noi portano nel cuore profonde ferite spirituali causate dalla paura: paura del rifiuto, paura di essere indegni, paura che l’amore di Dio possa in qualche modo escluderci. Eppure, il cuore del Vangelo ci chiama ad allontanare da noi la paura e a fare spazio alla fiducia. Dio non si relaziona con noi attraverso la condanna, ma attraverso la misericordia. Il desiderio di Dio non è quello di cancellare la nostra umanità, ma di guarirla e portarla alla pienezza.
Fratel Lorenzo insegna che quando sbagliamo o ci sentiamo lontani da Dio, la risposta non è l’autopunizione, ma un ritorno alla presenza di Dio nella tenerezza del suo amore. Egli scrisse che anche le nostre debolezze possono diventare occasioni di grazia se ci riportano alla relazione con l’amore di Dio, nella semplicità e nell’umiltà. Questa prospettiva può essere causa di profondo risanamento interiore. Allontana la vita spirituale dal costante esame di coscienza e la orienta alla relazione. Dio non diventa un giudice distante, ma un compagno fedele che cammina con noi, ci ascolta e ci ama fino a renderci integri.
La fede radicata nella presenza, non nell’efficienza performativa
In molti contesti religiosi, la fede può sembrare una prova: sto facendo abbastanza? Sono accettabile? Appartengo a questo gruppo? Fratel Lorenzo offre una visione radicalmente diversa. Egli insiste sul fatto che Dio non guarda alla grandezza delle nostre azioni, ma all’amore con cui sono compiute. Ciò significa che la fede non si misura con l’obbedienza senza macchia o l’intensità della vita spirituale, ma con la disponibilità, la volontà di vivere alla presenza di Dio con amore attento agli altri. Lavare i piatti, prendersi cura di un amico, studiare, lavorare, riposare o soffrire possono diventare atti di preghiera se offerti con amore.
La vita spirituale di una persona non dipende dal ritrovarsi perfettamente in linea con un progetto dagli orizzonti limitati. Si sviluppa invece nella fedeltà quotidiana: scegliere la gentilezza, cercare la verità, coltivare le relazioni e ritornare, ogni giorno, alla presenza di Dio con sincerità.
Un cammino verso la riconciliazione e la pienezza di vita
Il cammino cristiano è in definitiva un cammino di riconciliazione: con Dio, con le altre persone e con noi stessi. Molti di noi, compresi i cattolici LGBTQ, vivono una frammentazione: un senso di divisione tra fede e identità, Chiesa e sé stessi, speranza e paura. La presenza di Dio ci attira con dolcezza verso l’integrazione del proprio io e la pace interiore.
Vivere alla presenza di Dio ci invita ad accettare noi stessi come persone amate, non come problemi da risolvere, ma come persone chiamate a vivere in relazione. Accettare questa prospettiva non pone fine al percorso di crescita spirituale o al discernimento, ma crea piuttosto quel contesto sicuro in cui la crescita autentica diventa possibile. La riconciliazione si estende anche verso l’esterno. Quando sperimentiamo la misericordia di Dio siamo chiamati a rispecchiarla, a diventare persone che accolgono, ascoltano e accompagnano gli altri con rispetto e tenerezza, indipendentemente dalle differenze religiose, culturali, etniche o di identità sessuali. Questo è il senso profondo dell’amore inclusivo di Dio.
Vivere alla presenza di Dio nella vita quotidiana
Come può concretizzarsi questa spiritualità?
• Iniziare la giornata con una preghiera: al risveglio, offrire la giornata a Dio, chiedendo di essere consapevoli della Sua presenza in tutte le cose.
• Fermarsi e tornare a riflettere: durante la giornata, riportare con delicatezza la propria attenzione su Dio, specialmente nei momenti di stress o di insicurezza.
• Offrire azioni ordinarie: considera i compiti quotidiani come opportunità per amare Dio e il prossimo, non importa quanto siano semplici o invisibili.
• Praticare la misericordia verso di sè: trattati con la stessa pazienza e compassione che Dio ha nei tuoi confronti.
• Rimanere in contatto con la comunità: la presenza di Dio è spesso mediata dalle altre persone, attraverso la preghiera condivisa, il dialogo e il sostegno reciproco.
Questi suggerimenti pratici non richiedono la perfezione, ma invitano alla fedeltà: una fiducia serena e costante che Dio è già all’opera dentro di noi. Siamo tutti chiamati a essere dove la presenza di Dio è riconosciuta e onorata: un luogo di preghiera, ascolto, guarigione e gioia. La vita spirituale non consiste nel fuggire dal mondo, ma nel viverlo pienamente. Accompagnati da Dio. Camminando accanto a Lui, troviamo la forza di perseverare, il coraggio di amare e la speranza di credere che le nostre vite, così come sono, sono immensamente importanti per Dio.
* Charles Jude Scicluna è arcivescovo della diocesi di Malta dal 2015 e segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio vaticano responsabile della gestione dei casi di abusi sessuali da parte del clero. In precedenza, ha trascorso quasi vent’anni nella Curia romana, ricoprendo anche la carica di promotore di giustizia.
Testo originale: Archbishop Scicluna: God’s loving presence embraces all of us—including LGBTQ people

