L’assemblea sinodale italiana abbraccia l’apertura alle persone LGBTQ
Articolo di Giuseppe Piva S.J.* pubblicato sul sito di Outreach (USA) il 6 novembre 2025 e liberamente tradotto da Diego, volontario de La Tenda di Gionata
Ho partecipato direttamente al Cammino sinodale della Chiesa in Italia dopo che la presidenza della Conferenza episcopale italiana mi ha invitato a far parte del Comitato nazionale del Cammino sinodale, proprio per il mio impegno nella pastorale delle persone LGBTQ. A rappresentare questa pastorale eravamo io e un giovane cristiano LGBTQ.
Ritengo importante raccontare questo percorso affinché sia chiaro che il documento sinodale, e quindi anche le proposte riguardanti le persone LGBTQ, sono il frutto dell’intera Chiesa italiana e non l’espressione di pochi gruppi minoritari che avrebbero avanzato proposte di parte.
Permettetemi quindi di condividere le cose straordinarie che sono accadute.
Il Cammino sinodale italiano è iniziato nel 2021, dopo che Papa Francesco ne aveva chiesto la convocazione al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze del 2015 e poi all’Assemblea generale dei vescovi italiani del 2019.
Tre sono state le fasi di questo Cammino sinodale: “Narrativa”, cioè di ascolto delle esperienze delle comunità cristiane e dei gruppi sinodali (circa 50.000 in tutta Italia); “sapienziale”, cioè di rilettura sapiente delle narrazioni di vita e di fede giunte ai segretariati diocesani e nazionali; “profetica”, cioè di un tempo di discernimento di prospettive e proposte concrete per il cammino della Chiesa italiana nei prossimi anni, da offrire alla Conferenza episcopale italiana.
Negli ultimi quattro anni, il Cammino sinodale italiano ha coinvolto oltre 500.000 persone, tra gruppi sinodali, gruppi di lavoro e assemblee locali e nazionali. 400 delegati diocesani hanno coordinato il processo nelle rispettive diocesi. Oltre 1.000 delegati e vescovi (tutti i vescovi italiani) hanno preso parte alle tre Assemblee sinodali nazionali. Questo processo capillare ha coinvolto tutte le 226 diocesi italiane, costituendo un fenomeno di ascolto e partecipazione senza precedenti nella storia recente della Chiesa in Italia.
Tutto questo lavoro di dialogo e confronto, discernimento e prospettiva in questo processo ecclesiale è stato raccolto nel Documento di Sintesi del Cammino Sinodale Italiano. Un testo in 75 punti, con più di cento proposte concrete, composto da tre parti:
- Rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e della prassi ecclesiale
- Formazione sinodale e missionaria dei battezzati
- Corresponsabilità nella missione e nella leadership della comunità
Per essere confermato, l’intero documento doveva essere votato nella sua interezza e nelle sue parti durante la Terza Assemblea Sinodale Nazionale, tenutasi a Roma il 25 ottobre 2025. L’intero documento ha ricevuto l’approvazione di oltre il 95 per cento dei circa 900 delegati (tutti vescovi italiani, delegati diocesani e comitato nazionale).
Per quanto riguarda la “Pastorale delle persone omoaffettive e transgender”, sono state confermate alcune proposte, cinque delle oltre 120 proposte su molte altre questioni pastorali, tutte confermate:
- «Che le Chiese locali e le Conferenze episcopali regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e inserimento nella pastorale ordinaria per coloro che desiderano intraprendere percorsi di maggiore integrazione ecclesiale, ma si trovano ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio, come i divorziati risposati, le coppie eterosessuali conviventi e le unioni omosessuali (95% a favore)».
- «Che le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio talvolta prevalente negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, nonché dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana (81% a favore)».
- «Che la Conferenza episcopale italiana sostenga con la preghiera e la riflessione le “giornate” promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare vicinanza a chi è ferito e discriminato, come le giornate contro la violenza e la discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e la transfobia (77% di favorevoli)».
- «Che le chiese locali, supportate dalle linee guida nazionali e con il contributo dei ministeri locali per i giovani e la famiglia, dei movimenti, delle associazioni, dei gruppi e delle organizzazioni civili, avviino, almeno a livello interdiocesano o regionale ecclesiastico, équipe che migliorino le buone pratiche pastorali esistenti e coordinino nuovi corsi di formazione sulle relazioni e sulla corporeità-affettività-sessualità, compresi l’orientamento sessuale e l’identità di genere, soprattutto per preadolescenti, adolescenti, giovani adulti e i loro educatori (85% a favore)».
- «Che le Chiese locali siano vigili e si adoperino affinché nei diversi contesti educativi (gruppi, associazioni, movimenti, nuove comunità, seminari e corsi di formazione religiosa) non si verifichino forme di abuso psicologico, spirituale o di coscienza, anche nell’ambito dell’orientamento sessuale (94% a favore)».
A questo punto, sia questo documento sia queste proposte, ampiamente confermate dall’Assemblea sinodale nazionale italiana, vengono consegnate al presidente della Conferenza episcopale italiana, che a sua volta nominerà un gruppo di vescovi che elaborerà, sulla base dello stesso documento, le priorità, le risoluzioni necessarie e le note pastorali che saranno al centro dell’Assemblea generale dei vescovi italiani di questo mese.
Questo documento è frutto del cammino di tutta la Chiesa cattolica italiana, e le proposte sono la richiesta della maggioranza dei cattolici e dei vescovi italiani, rappresentati nelle Assemblee sinodali. La pastorale per le persone LGBTQ in Italia è una pastorale della Chiesa, e sta lentamente entrando a far parte della pastorale ordinaria, anche per volontà della Conferenza Episcopale Italiana.
Molte diocesi italiane ci chiedono ora di formare operatori pastorali su questi temi e molte diocesi organizzano ufficialmente veglie di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia.
* Giuseppe Piva, S.J. è un gesuita che svolge il suo ministero presso il Centro di Spiritualità Ignaziana di Bologna, in Italia. Lavora a stretto contatto con la comunità cattolica LGBTQ.
Testo originale: Italian synodal assembly embraces openness to LGBTQ people

