Laudato Si’. Una goccia nell’oceano o una potente corrente sottomarina? Dipende da noi
Testo di Tomás Insua*, pubblicato sul sito del National Catholic Reporter (Stati Uniti) il 7 agosto 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Quando il defunto Papa Francesco scrisse la sua innovativa lettera enciclica Laudato Si’, Sulla cura della casa comune, molti la considerarono il contributo più influente che la Chiesa cattolica avesse mai offerto al dibattito globale su qualsiasi tema.
Eppure, dieci anni dopo, guardando con franchezza allo stato precario della nostra casa comune, si potrebbe arrivare a una conclusione opposta.
Nonostante l’appello rivoluzionario di Francesco, la crisi ecologica e l’emergenza climatica continuano ad aggravarsi. I più poveri tra noi sono quelli che subiscono i colpi più duri, e i danni non fanno che accelerare. Gli scienziati lanciano allarmi sempre più disperati.
Allora, Laudato Si’ è stata una goccia impotente nell’oceano? O ha messo in moto una potente corrente sottomarina che, nonostante il caos in superficie, si rivelerà trasformativa?
Ricordo i primi giorni. Per la prima volta nella lunga storia della Chiesa cattolica, una lettera papale era attesa con impazienza, e non annunciata a sorpresa come di solito accadeva.
La novità di una prima enciclica papale interamente dedicata alla questione ecologica suscitò un interesse enorme. La notizia di questa “eco-enciclica” arrivò già nel gennaio 2014 e da allora l’attesa crebbe costantemente.
Dopo un anno e mezzo di titoli su questo misterioso documento, le aspettative erano altissime. Così alte che, quando l’enciclica fu pronta, il Vaticano organizzò la conferenza stampa nella sala principale del Sinodo, anziché nella più piccola sala stampa. Giornalisti e ambasciatori erano così numerosi che non c’era posto per tutti.
Le attese furono soddisfatte e superate. Francesco offrì una magistrale lezione di visione per il futuro della nostra casa comune. Partendo dalla tradizione cattolica, dalla Scrittura alla teologia, fino agli insegnamenti dei suoi predecessori e delle conferenze episcopali, propose un messaggio cristiano chiaro, ma accessibile al dialogo con il mondo intero.
Concetti come “ecologia integrale”, “conversione ecologica”, “comunione universale”, “interconnessione” e la critica al “paradigma tecnocratico” e alla “cultura dello scarto” arricchivano questa visione. Il Papa delle periferie mise in luce come “il grido della Terra e il grido dei poveri” siano un unico grido.
Mai un’enciclica era stata tanto citata e discussa da scienziati, teologi, filosofi, politici, economisti, attivisti, leader religiosi, artisti. Laudato Si’ aprì un dialogo affascinante tra Chiesa cattolica e mondo. Non mancarono le voci contrarie, spesso vicine all’industria dei combustibili fossili.
Negli anni seguenti, Francesco incarnò il suo stesso appello all’azione immediata: convocò vertici interreligiosi sul clima, inviò delegazioni ai summit ONU, incontrò e ammonì i vertici dell’industria petrolifera, pronunciò discorsi innumerevoli, accolse vittime di disastri climatici, avviò la transizione del Vaticano all’energia solare, promosse il Sinodo sull’Amazzonia e scrisse Querida Amazonia, incoraggiò giovani attivisti come Greta Thunberg.
Eppure l’umanità non ascoltò davvero. La pandemia di COVID-19 e altre crisi rallentarono i progressi. Nel 2023 pubblicò Laudate Deum, un seguito dell’enciclica, con un linguaggio molto più netto: “Non siamo più in grado di fermare l’enorme danno che abbiamo causato. Abbiamo a malapena il tempo per prevenire danni ancora più tragici”.
Nonostante ciò, i combustibili fossili continuano a bruciare, la deforestazione aumenta, le estinzioni si moltiplicano, l’inquinamento peggiora. Le promesse dell’Accordo di Parigi restano in gran parte parole vuote. Gli eventi climatici estremi — inondazioni, incendi, siccità, uragani, ondate di calore — diventano più frequenti e letali, colpendo soprattutto i poveri.
Gli scienziati avvertono che siamo vicini a punti di non ritorno: il collasso delle calotte polari, delle barriere coralline, delle foreste pluviali. Eventi irreversibili che spingeranno centinaia di milioni di persone ad abbandonare le proprie case, soprattutto nel Sud globale.
Francesco aveva ragione: “Il mondo in cui viviamo sta crollando e potrebbe essere vicino al punto di rottura”. E i nostri figli e nipoti dovranno affrontare il caos.
Eppure, Laudato Si’ non è stata solo una goccia. Come scrisse Arnold Toynbee nel 1948, spesso sono i movimenti lenti e profondi, invisibili in superficie, a fare davvero la storia.
La cura del creato è ormai una priorità per la Chiesa, soprattutto nel Sud globale. Non si torna indietro. Il pontificato di Francesco sarà ricordato per aver rilanciato con forza l’idea di Dio come Creatore e la cura della creazione come priorità essenziale.
Io stesso ho visto i frutti concreti di Laudato Si’… Questi frutti non eguagliano la portata della crisi, ma il lascito più importante di Laudato Si’ è aver posto l’attenzione sulle radici spirituali e morali della crisi ecologica. Come disse l’avvocato ambientalista Gus Speth: “I principali problemi ambientali sono egoismo, avidità e apatia. Per affrontarli serve una trasformazione spirituale e culturale”.
Francesco sapeva come fare: giustizia, solidarietà con i poveri, e una “conversione ecologica” che trasformi il cuore, riconoscendo il mondo come una “splendida comunione universale” di tutte le creature.
Questa conversione è già in atto e lentamente permea la spiritualità, la liturgia e la catechesi cattolica. Il 1° settembre potrebbe diventare una festa liturgica in molte Chiese cristiane.
Il futuro dipende da noi: prevarranno le forze oscure o la corrente trasformativa che Laudato Si’ ha messo in moto?
Ora che Francesco di Roma si è unito a Francesco d’Assisi davanti a Dio, possiamo onorare il loro amore per il creato trasformando la loro saggezza in azione.
*Tomás Insua è co-fondatore e direttore esecutivo del Laudato Si’ Movement, attivo a livello globale nell’animazione cattolica per la giustizia climatica.
Testo originale: Laudato Si’: A drop in the ocean or a powerful oceanic undercurrent? It’s up to us

