Tamar, Raab, Rut, e Bersabea. Le donne “scomode” nella genealogia di Gesù (Matteo 1,1-17)
Scheda elaborata dai volontari del Progetto Gionata
Aprendo il Vangelo di Matteo ci si imbatte subito in una genealogia. Un elenco di nomi, ordinato e apparentemente formale, che collega Gesù ad Abramo e a Davide. Può sembrare un inizio poco coinvolgente, eppure Matteo sta facendo una scelta teologica molto precisa. Sta dicendo, fin dall’inizio, che Gesù nasce dentro una storia concreta, segnata da alleanze, fratture, esili e ritorni.
La genealogia è costruita in tre gruppi di quattordici generazioni, un numero che nella tradizione ebraica richiama pienezza e compimento. Gesù viene così presentato come Messia, radicato nella storia d’Israele.
Ma dentro questo schema ordinato accade qualcosa di sorprendente: Matteo nomina alcune donne. Non era affatto scontato. Nelle genealogie antiche si citavano solo gli uomini. Le donne, di norma, restavano sullo sfondo.
E invece qui compaiono Tamar, Raab (o Racab), Rut, la “moglie di Uria” (Bersabea) e infine Maria. Donne molto diverse tra loro, ma accomunate da un fatto: non sono figure ordinarie, ne ideali
Sono donne segnate da irregolarità, da situazioni ambigue, da scandali o da violenze subite. La teologia femminista ci aiuta a leggere questa scelta non come un dettaglio curioso, ma come un messaggio forte ovvero che la storia della salvezza passa anche attraverso vite femminili ferite, marginali, non conformi [1], [2]
La domanda che sorge spontanea è perché Matteo nomini proprio queste donne e delle figure “ortodosse” come Sara, la moglie di Abramo. Perché non scegliere madri esemplari, senza ombre, facilmente spendibili come modelli?
La risposta va cercata proprio nella funzione teologica della genealogia. Come osserva la biblista Lidia Maggi, queste presenze femminili non servono semplicemente a completare un elenco di nomi, ma a rivelare in anticipo il volto del Messia: «è come se ci venissero date delle indicazioni di cromosomi che ci permettono di individuare quali sono le caratteristiche di questo Messia».
Matteo inserisce donne che aprono brecce nella storia, introducendo elementi eterodossi, anomali, a tratti persino ironici. La genealogia diventa così una chiave di lettura: Gesù nasce già dentro storie irregolari, segnato dalla libertà di Dio che agisce nelle pieghe, e non nelle linee rette, della storia.
Queste sono donne che non restano al loro posto. Rileggendo le loro storie con uno sguardo femminista emerge un filo comune: nessuna di queste donne è semplicemente passiva. Ognuna, a modo suo, agisce, prende parola, forza i confini della società che la vogliono invisibile.
Tamar (Genesi 38) è una vedova due volte, esclusa dalla discendenza che la legge le avrebbe dovuto garantire. Il suocero Giuda che avrebbe dovuto sposarla la mette da parte, la condanna cosi al silenzio sociale. Tamar però non accetta di scomparire. Con un gesto audace si traveste da prostituta, seduce il suocero e ottiene una gravidanza che la reinserisce nella storia. Matteo non la giudica: la riconosce come parte della genealogia di Gesù. La teologia femminista legge questa vicenda come una lotta per la giustizia, non come un cedimento morale [2].
Raab (Racab) è una prostituta cananea, quindi doppiamente esclusa: donna e straniera. Accoglie le spie israelite e negozia la salvezza per sé e per la sua famiglia. La sua fede nasce dalla capacità di leggere la realtà e di prendere posizione. La storia della salvezza passa anche da una donna considerata “impura”, che trasforma una condizione stigmatizzata in spazio di alleanza [1], [3]
Rut è una donna migrante, vedova, povera. Segue Noemi in una terra che non è la sua e vive ai margini della societá. Raccoglie le spighe lasciate nei campi e poi, con un gesto coraggioso, si sdraia ai piedi di Booz chiedendo la sua protezione e discendenza.
Non è una richiesta romantica, ma una strategia di sopravvivenza. La genealogia messianica nasce così da legami fragili, da relazioni irregolari [4].
Bersabea, che Matteo chiama significativamente “moglie di Uria”, entra nella storia attraverso una relazione segnata da un forte squilibrio di potere. Davide è re, lei una suddita di cui può s’incriccia e che fa sua . Molte studiose parlano apertamente di violenza subita. Bersabea attraversa il dolore, perde il figlio nato dalla violenza, ma resta nella storia e diventa più madre di Salomone. La teologia femminista la riconosce come donna sopravvissuta a una violenza patriarcale, capace cosi di generare futuro anche dalle sue ferite [5], [6].
Maria, infine, non cancella queste storie: le porta a compimento. Il suo “si”, “non è obbedienza cieca, ma una scelta consapevole. Accetta una maternità “
che la espone al rischio di essere ripudiata, al sospetto, alla perdita di controllo sul proprio corpo. L’Incarnazione comincia dal consenso libero di una donna. La teologia femminista insiste su questo punto: Maria non è un modello di passività, ma una donna che assume responsabilmente una chiamata che attraversa tutto il suo corpo e la sua vita [7].
Matteo, inserendo queste donne, ci dice chiaramente che la salvezza non nasce dalla perfezione o dalla linearità, ma da storie segnate da fratture e irregolaritá. È la stessa logica che ritroveremo in Gesù, quando siederà a tavola con chi sta ai margini e quando i primi a riconoscerlo saranno degli stranieri, come i Magi [2]
La genealogia di Gesù ci chiede allora di spostare lo sguardo, di imparare a riconoscere la presenza di Dio là dove le nostre genealogie ecclesiali tendono ancora oggi a escludere.
La domanda finale non è solo biblica, ma profondamente pastorale: chi sono oggi Tamar, Rut, Raab, Bersabea nelle nostre comunità? Chi sono le persone che restano ai margini nelle nostre comunità, ma attraverso le quali Dio continua, ostinatamente, a far nascere vita?
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[1] Le quattro donne della genealogia di Matteo, Marie de Nazareth – Enciclopedia mariana, s.d.
[2] Le donne della genealogia di Gesù secondo Matteo, tesi di laurea, Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, s.d.
[3] Donne straniere nella genealogia di Gesù, Monastero di Bose, sezione “Testi per meditare”, s.d.
[4] Le donne della genealogia di Gesù, Pastorelle – Figlie di Gesù Buon Pastore, s.d. (PDF).
[5] Le donne nella Bibbia, Lidia Maggi, Note di Pastorale Giovanile, s.d.
[6] Tamar, Racab, Rut, Bersabea: il perché delle quattro intruse nella genealogia di Gesù, Luigi Accattoli, blog personale, s.d.
[7] Maria nella riflessione teologica femminista, Portale di Mariologia – La Theotokos, s.d.
[8] Teologia femminista nel Cristianesimo, WisdomLib (Pelvs) – The Greatest Source of Ancient and Modern Knowledge, voce tematica consultata nel 2026.
[9] Dizionario di teologie femministe, a cura di Letty M. Russell e J. Shannon Clarkson, Torino, Claudiana, 2010 (scheda editoriale).
[10] Nel segno di Rut. Donne e lettura biblica, Don Franco Barbero, blog personale, dicembre 2024.

