Le osservazioni sull’etica sessuale mettono in luce le priorità pastorali di Papa Leone XIV
Testo di Ryan Di Corpo*, pubblicato sul.soto Outreach (Stati Uniti) il 24 aprile 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
A bordo di un volo di ritorno a Roma dalla Guinea Equatoriale, dove Papa Leone XIV aveva appena concluso il 23 aprile (2026) un viaggio storico di undici giorni in Africa, il pontefice ha risposto alle domande dei giornalisti affrontando anche il tema della benedizione delle coppie dello stesso sesso.
Nel farlo, ha richiamato con forza l’unità dei cristiani e ha offerto un’immagine chiara delle sue priorità pastorali. Rispondendo a una domanda sul cardinale , arcivescovo di Monaco e Frisinga, che ha permesso ai suoi sacerdoti di “formalizzare” benedizioni per coppie dello stesso sesso, Leone ha affermato che «l’unità o la divisione della chiesa cattolica non dovrebbe ruotare attorno a questioni sessuali».
Ha anche sottolineato che le questioni di morale sessuale non sono né le uniche né le più importanti dal punto di vista etico per la chiesa cattolica.
«Tendiamo a pensare che quando la chiesa cattolica parla di morale, l’unico tema sia quello sessuale», ha detto il papa durante la conferenza stampa in volo. «Ma in realtà credo che ci siano questioni molto più grandi e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà degli uomini e delle donne, la libertà religiosa, che vengono tutte prima di questo specifico tema».
Alcuni commentatori si sono concentrati in modo molto selettivo sulle parole del papa riguardo al cardinale Marx, sottolineando che la Santa Sede «ha chiarito di non essere d’accordo con la formalizzazione delle benedizioni per le coppie dello stesso sesso». Il punto chiave, però, è proprio quel termine: “formalizzazione”.
Il papa ha poi precisato che la chiesa cattolica si oppone in modo specifico a pratiche che vadano oltre quanto stabilito durante il pontificato di papa Francesco. Le sue parole, infatti, non segnano una distanza né dal ministero pastorale verso le persone LGBTQ+, né dal documento , che per la prima volta ha aperto alla possibilità per i sacerdoti di benedire coppie dello stesso sesso in determinate condizioni.
Piuttosto, Leone esprime il desiderio di custodire “Fiducia supplicans” senza spingersi oltre i suoi limiti. La chiesa cattolica, in questo senso, non rifiuta il testo, ma eventuali sviluppi pastorali che lo superino.
In questo quadro, Papa Leone riconosce la dignità delle persone LGBTQ+ evitando di ridurle a un caso morale o a un problema etico da risolvere. Le sue parole si inseriscono in una visione di chiesa cattolica che non vuole escludere o mettere ai margini, ma piuttosto unire tutti i credenti, indipendentemente dalla loro situazione affettiva o dal loro orientamento.
Invece di offrire una valutazione generale sulla condizione morale delle coppie dello stesso sesso, il papa insiste sul fatto che le persone LGBTQ+ fanno parte della stessa chiesa cattolica di tutti gli altri. E invita i fedeli a non attribuire un peso eccessivo agli insegnamenti del magistero sulla sessualità. La priorità, per lui, resta la dignità della persona.
Le sue parole, pur brevi e misurate, rivelano una continuità evidente con , che all’inizio del suo pontificato aveva espresso idee simili. In un’intervista del 2013 con , Francesco aveva sottolineato che non tutti gli insegnamenti dottrinali hanno lo stesso peso e aveva invitato i cattolici a non concentrarsi ossessivamente su alcune questioni morali.
«Non possiamo insistere solo su temi legati all’aborto, al matrimonio tra persone dello stesso sesso e all’uso dei contraccettivi», aveva detto. «L’annuncio pastorale della chiesa cattolica non può essere ossessionato dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine» (intervista a La Civiltà Cattolica, 30 settembre 2013).
Quelle parole suscitarono forti reazioni tra alcuni cattolici, ma contribuirono anche a cambiare il tono del dibattito ecclesiale, come osservò il New York Times parlando di uno “shock” che modificò il linguaggio senza cambiare la dottrina.
Allo stesso modo, anche Leone sembra evitare di entrare continuamente nelle cosiddette “culture war” o nelle polemiche legate alla sessualità. In un articolo pubblicato nel 2023 sulla rivista America, il cardinale aveva ripreso proprio questo punto, mettendo in discussione l’idea che tutti i peccati sessuali debbano essere considerati automaticamente mortali.
Come il suo predecessore, Leone non afferma che la morale sessuale sia irrilevante, ma che abbia un peso minore rispetto a questioni fondamentali come la dignità umana e la giustizia, soprattutto in un mondo segnato da conflitti.
Negli ultimi mesi, infatti, il papa ha dedicato molte energie a denunciare la guerra e a mettere in guardia contro quella che ha definito una “spirale di violenza”, richiamando una visione etica vicina a quella dell’arcivescovo brasiliano . In modo diretto, Leone ha affermato che Dio rifiuta le preghiere per la guerra e che il sacrificio di Cristo sulla croce sconfigge ogni logica di dominio.
È significativo anche che queste dichiarazioni siano arrivate al ritorno da un viaggio in Africa, dove in molti paesi l’omosessualità è ancora criminalizzata. Nel 2023, aveva chiesto la depenalizzazione globale dell’omosessualità, definendo ingiuste queste leggi, ma in diverse nazioni africane continuano a essere previste pene molto severe.
Dopo la pubblicazione di , i vescovi riuniti nel Symposium of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar (SECAM) avevano dichiarato di non ritenere opportuno benedire coppie dello stesso sesso, citando il rischio di scandalo e il contesto culturale locale. Nelle sue recenti dichiarazioni, Papa Leone non ha affrontato direttamente questa opposizione.
Che cosa significhi tutto questo per il futuro delle persone LGBTQ+ nella chiesa cattolica resta ancora poco chiaro. Leone ha parlato raramente in modo diretto di questi temi. Ma se si guarda alla sua insistenza sull’unità e al riferimento continuo a , è possibile intravedere una direzione: una chiesa cattolica come una “tenda larga”, capace di tenere insieme, più che di dividere, dove l’identità comune in Cristo conta più delle differenze nelle relazioni o nelle opinioni sulla morale sessuale.
*Ryan Di Corpo è un giornalista ed è stato managing editor di Outreach.
Testo originale: Remarks on sexual ethics highlight Pope Leo’s pastoral priorities

