L’eredità di John Boswell, lo storico cattolico che amò Dio e gli uomini
Testo di Lori Ranner* e della redazione di Outreach, pubblicato su Outreach (Stati Uniti) il 14 ottobre 2023. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
«Non siamo condannati perché siamo omosessuali, siamo condannati solo se viviamo nella disperazione per questo».
(Andrew Holleran)
Mezzo secolo fa, un giovane studioso intraprese una ricerca tanto insolita quanto affascinante: ritrovare la porta nascosta che mettesse in dialogo cristianesimo e esperienza omosessuale.
Un figlio obbediente e insieme un radicale nella sua essenza più profonda, lo storico John Eastburn Boswell visse, lavorò e pregò con l’incrollabile convinzione che il conflitto tra fede e omosessualità fosse, in realtà, soltanto un’illusione.
Boswell amava definirsi un “forgiatore di spade” per combattere ignoranza e oppressione. Nato nel 1947, fu testimone dei primi colpi di quella battaglia culturale che ancora oggi continua.
Trasformò così la sua ricerca in testimonianza di fede, convinto che l’amore fosse l’unica lingua capace di attraversare ogni barriera. Primo professore dichiaratamente gay della Yale University, fu richiesto ovunque: dai mennoniti ai medievisti, dai cappuccini ai sessuologi.
Con il suo volume Christianity, Homosexuality, and Social Tolerance (Cristianesimo, omosessualità e tolleranza sociale), dimostrò che per secoli omosessualità e cristianesimo avevano vissuto in simbiosi feconda.
Non fu la teologia a generare condanna, ma accidenti storici che inasprirono i pregiudizi. Fu lui, per primo, a smontare in modo sistematico le interpretazioni omofobe dei cosiddetti “versetti clava” della Scrittura.
Due amori inseparabili
«A quindici anni mi innamorai due volte: di Dio e di un ragazzo», scrisse. La sua vita intera fu un tentativo di conciliare questi due amori. Se suo padre vedeva nell’omosessualità un ostacolo, Boswell la riconosceva come il veicolo stesso della virtù.
Convertitosi al cattolicesimo nell’adolescenza, scelse una visione universale e incarnata della fede. Dai suoi diari emerge un cammino fatto di fervore ingenuo, di rabbia per regole ingiuste, fino a una rinnovata fiducia radicata nelle fonti.
La sua fu un’esistenza segnata anche da solitudine, depressione e dubbi, ma non perse mai la speranza: «Il regno di Cristo, dove siamo amati tutti, tutti, tutti indipendentemente da pelle, genealogia o funzioni genitali, si avvicina», scrisse nel 1970.
Per lui, restare nella chiesa cattolica era una scelta irrinunciabile: «Meglio restare a bordo, anche se si soffre il mal di mare, che gettarsi in acqua e annegare».
L’eredità di un discepolo innamorato
Quella che iniziò come ricerca personale divenne un dono per migliaia di persone. Boswell offrì una visione di comunità fondata sull’accoglienza e capace di ricomporre la frattura tra corpo e spirito.
Negli anni Settanta e Ottanta, le sue opere furono fonte di speranza per tante persone LGBTQ, proprio mentre l’AIDS devastava il mondo e nel 1994 lo stroncò.
Centinaia di lettere lo raggiungevano, piene di gratitudine e confessioni di disperazione: dal ragazzo di campagna che sognava i tempi antichi più tolleranti a chi vedeva nei suoi studi il segno stesso di Dio. In quei volti e in quelle parole Boswell riconosceva frammenti di sé e della sua missione.
Sapeva di non essere un’anomalia né una maledizione, ma un discepolo imperfetto eppure innamorato di quel Dio che è amore. Oggi la sua eredità interroga la chiesa cattolica: cosa ci impedisce di riconoscere, nella storia e nella fede, la piena dignità delle persone omosessuali? Boswell ci ricorda che l’amore resta l’unica lingua che tutti possiamo comprendere.
*Lori Ranner insegna storia e lingue classiche da 23 anni, di cui 15 alla Loyola University di New Orleans. È autrice di diversi libri e sta preparando una biografia autorizzata di John Boswell. Ha conseguito un M.Phil in studi bizantini all’Università di Oxford.
Testo originale: What the gay Catholic scholar John Boswell can tell the church today

