Lesbica e cristiana: una voce che la mia Chiesa non vuole ascoltare
Testimonianza di Ada del gruppo Ponti da costruire di Napoli
Perché continuo a sperare che qualcosa possa cambiare, a *speranzare*( fare pratica di speranza e a diffondere la speranza)?
Perché, pur continuando ad essere considerate considerati/*al margine, e fino ad ora completamente “invisibili” per il nuovo papa, continuo con grande sforzo ad avere la forza di testimoniare la bellezza dell’amore verso il prossimo e anche il coraggio di lottare per ciò che è giusto.
A volte, dando uno sguardo al mio percorso di fede, io stessa mi meraviglio di aver avuto e avere ancora la forza di contrastare chi continua a costruire simulacri di fede nei contesti ecclesiali e in comunità di servizio, e dare testimonianza di verità e di autenticità anche a rischio di essere esclusi o isolate/i.
Sono stupita ogni volta dell’amore che mi arriva da ogni dove e dello spirito che nutre la mia fede in Cristo.
In questi ultimi tempi ho attraversato momenti di sofferenza personale che hanno messo a dura prova la mia capacità di resilienza, ma nonostante tutto ho la fortuna di continuare con energia ed estenuante volontà a credere e a sperimentare l’amore di Dio in ogni momento della mia vita.
Percepire il macigno di sentirsi sempre ai margini, in primis come donna, ancora prima che come lesbica, è un logorio che sfiancherebbe la persona più forte di questo mondo.
E’ frustrante sentire quel senso di indefinito e costante castigo di ruolo ancillare, e che quando provi ad alzare la voce dai fastidio sia che ti trovi in gruppi religiosi o laici, semplicemente in una società in cui il patriarcato si manifesta in ogni aspetto della tua vita, consolidando ruoli di sudditanza della donna ad ogni livello.
Ho la fortuna di circondarmi di persone che nella mia vita sono state, e lo sono tutt’ora, pilastri ed esempi di resistenza e fede possente.
Donne e uomini che hanno dato e danno testimonianza di amore e lotta per gli ideali di libertà e giustizia senza mezze misure e compromessi. Non basterebbero qui intere pagine bianche per elencare i nomi delle splendide persone, uomini e donne, che hanno significato e significano per me esempi unici di resistenza e resilienza contro le ingiustizie.
La “melodia” della mia vita è fatta di radici e frutti. Le radici sono bene radicate alla terra, a mia madre e a tutte le donne che mi hanno preceduta, a quelle che ho incontrato, forti e coraggiose, e che mi hanno permesso di dare frutti con scelte di coraggio e attenzione per il prossimo che cerco di testimoniare nella mia vita e in ogni momento.
E a ognuna e ognuno di loro devo il coraggio, l’ardore della verità che mi fanno scegliere anche nelle situazioni più rigide di pronunciarmi in libertà e coscienza.
Un esempio recente: domenica scorsa in un santuario dell’alta Irpinia, una chiesa grande, gremita di pellegrini da ogni parte della Campania in cui un “sacerdote” durante l’omelia sulla lettura di Giovanni 15/26 “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto…”, maldestramente dopo una rapida esegesi del testo fa riferimento alla sua esperienza recente di confessore di una donna tra le tante che continuamente si “lamenta” del suo consorte, diventando essa stessa insopportabile a lui stesso tanto da manifestare la sua complicità con il “povero” e “santo” marito perché vittima di una donna tanto fastidiosa. Non so cosa volesse comunicare. Certo è che ho avuto un sussulto della prima fila e l’ho rimproverato e zittito, dicendogli a voce alta e ferma che era un misogino, e che l’esempio che faceva era fuori luogo, invitandolo con fermezza ad avere un comportamento più dignitoso per il ruolo che aveva in quel momento.
Non possiamo più accettare che uomini, ministranti, in abito talare e non, e nessuna persona si arroghi l diritto di continuare a contaminare di bigottismo e maschilismo fedeli a volte completamente incapaci di controbattere.
Ogni luogo può diventare un luogo di lotta e in ogni luogo dobbiamo esigere rispetto e nessuno può improvvisare omelie con contenuti manipolati e strumentalizzati
Nella teologia della liberazione tutto il popolo di Dio è chiamato a farsi testimone dello Spirito Santo, della Ruah per camminare nella sequela di Cristo con la certezza che Dio abita in noi, con le fragilità e le imperfezioni di sempre.
Dovremmo essere consapevoli che Dio si fa strada in ognuno di noi, Dio fa casa in noi. Perché noi tutti e tutte, popolo di Dio, siamo tempio del Dio Vivo.

