L’Espresso racconta il cammino verso la Porta Santa dei pellegrini LGBT+

Un migliaio di pellegrini, di cui oltre il 30% provenienti dall’estero. Persone LGBT+, famiglie, religiose e sacerdoti. Il 6 settembre 2025 varcheranno insieme la Porta Santa della Basilica di San Pietro in un evento mai visto prima nella storia della Chiesa cattolica.
Il settimanale L’Espresso, nel numero in edicola dal 29 agosto 2025, dedica a questo appuntamento un ampio reportage firmato da Marco Grieco, dal titolo eloquente: “Sul Giubileo sventola l’arcobaleno” (pp. 42-45).
Il giornalista raccoglie voci e storie che danno la misura di questa svolta. Come quella di Gonzalo Vilchis, ex seminarista messicano: «Questo pellegrinaggio romperà il silenzio e darà speranza a molte persone». O quella di Ana Gonzalez, giovane ingegnera spagnola, che sottolinea: «La Chiesa si muove molto lentamente rispetto ai movimenti sociali, per questo è necessario per me esserci».
Dopo queste testimonianze, il reportage racconta il lavoro svolto da La Tenda di Gionata, associazione cattolica nata nel 2018 per accompagnare le persone LGBT+ e le loro famiglie che spesso si sono sentite “scartate” nelle comunità cristiane. È proprio da lì che è partita l’organizzazione di questo pellegrinaggio, insieme ad altre realtà internazionali. I numeri parlano chiaro: oltre mille iscritti, con pellegrini registrati da Francia, Germania, Stati Uniti, Lituania, Australia e Sudamerica. Per questo tutte le liturgie sono state tradotte in più lingue, così da accogliere davvero tutti.
Il cuore del reportage è però la lunga intervista a monsignor Francesco Savino, vicepresidente della CEI, che presiederà la Messa ai pellegrini LGBT+ e alle loro famiglie nella Chiesa del Gesù.
Mons. Savino confida che la sua omelia «non sarà un discorso, ma un abbraccio». E aggiunge parole che colpiscono: «Chi siamo noi per spegnere la luce che Dio ha acceso nei volti che non corrispondono ai nostri schemi? Chi siamo noi per immiserire la Grazia, che è sempre e solo eccesso, eccedenza, trabocco?».
Alla rigidità di chi brandisce una presunta “tradizione cristiana”, il vescovo risponde con un’immagine luminosa: «La tradizione non è un castello inespugnabile, ma un giardino da coltivare e sempre aperto al vento nuovo. Custodire la tradizione non significa costruire muri, ma accendere luci lungo il cammino».
E ancora: «Ogni pellegrino è un piccolo Mosè che ci guida verso una promessa più grande: quella di una Chiesa che sa stare accanto, che sa camminare nel deserto dell’incomprensione e che, passo dopo passo, trasforma ogni incontro in un miracolo di vicinanza, di luce e di speranza».
Infine, parlando di pace, Savino allarga lo sguardo oltre i confini del pellegrinaggio: «La pace, più che una parola, è un gesto: fragile, coraggioso, indispensabile… Non si tratta di mediazioni sterili tra poteri lontani, ma di camminare accanto ai cuori feriti, di ascoltare senza giudizio, di seminare speranza dove la disperazione minaccia di oscurare ogni luce».
Un’intervista che è capace di aprire orizzonti nuovi e di restituire il volto di una Chiesa cattolica in cammino.
👉 Il reportage del settimanale L’Espresso è in vendita in edicola dal 29 agosto 2025
> Info ufficiali sul pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e altre associazioni”

