Lettera aperta ai genitori cristiani con figli LGBT+
Riflessioni di Candice Czubernat* pubblicate su The Christian Closet (Stati Uniti) il 24 agosto 2016
Liberamente tradotto e adattato per la pubblicazione su Gionata
Il tuo peggior incubo si è avverato. Tuo figlio, tua figlia, si è dichiarato/a. Che sia successo quarantotto ore fa o quattro anni fa, il dolore nel tuo cuore ha probabilmente la stessa intensità di quel primo giorno, quando ha pronunciato le parole che avevi pregato di non sentire mai: “Mamma, papà, sono gay / persona lesbica / bisessuale / queer / trans…”.
Forse non lo ha detto in modo così diretto. Magari è stato qualcosa come: “Sono innamorato della mia migliore amica (dello stesso genere)” oppure “Sto lottando con un’attrazione verso persone dello stesso sesso” oppure
“Da sempre mi sento nel corpo sbagliato”.
Non ha usato “quella parola”, ma tu hai capito lo stesso.
So che sei triste. So che ti sembra che il tuo mondo stia crollando.
So che hai paura di perdere tutto se qualcuno lo venisse a sapere.
So che temi che tuo figlio possa andare all’inferno.
So che vuoi essere fedele a Dio e fare ciò che pensi Gesù vorrebbe da te in questa situazione.
Come genitore, quante volte avremmo voluto un manuale per capire cosa fare con i nostri figli. L’incertezza della genitorialità è spaventosa. Spaventosa davvero. È facile restare intrappolati nella domanda: “E se sbaglio tutto?”.
Come terapeuta, torno spesso a un principio semplice: “Non fare del male”. Forse, come genitori, dovremmo dirci: fare il minor male possibile. Nessuno di noi è perfetto e, anche senza volerlo, feriremo i nostri figli. Ma possa questa essere la nostra chiamata: fare il minor male possibile.
Ora che tuo figlio si è dichiarato, tutto sembra avere un peso enorme. E in effetti lo ha. Il modo in cui ti sei comportato e in cui ti comporti da quel momento in poi potrebbe essere il tempo più decisivo della vostra relazione. Più importante di tanti altri momenti messi insieme, perché segnerà profondamente ciò che tuo figlio sentirà su se stesso, su Dio, sul mondo e, inevitabilmente, su di te.
Quando si è dichiarato, forse hai detto – o pensato – frasi come queste:
– “Ti voglio bene, ma odio il tuo peccato”
– “Avrei preferito che mi dicessi che eri incinta”
– “Per me è come se fossi morto/a”
– “Prego perché Dio ti cambi”
– “Sei contro Dio”
– “La Bibbia dice chiaramente che l’omosessualità è peccato”
– “Andrai all’inferno”
– “Le mie convinzioni non cambieranno mai”
– “Perché hai rifiutato Dio?”
– “Stai solo cedendo al peccato”
– “Puoi cambiare”
– “Sei stato/a accecato/a da Satana”
– “È tutta una questione di lussuria”
Caro genitore, se anche solo una di queste frasi ti è uscita di bocca, sappi questo: hai ferito Dio, hai ferito l’amore che tuo figlio credeva di ricevere da te e hai mancato profondamente il modo in cui Dio ti chiede di amare tuo figlio.
Anche se eri convinto di parlare con buone intenzioni, come terapeuta posso dirtelo con chiarezza: stai ferendo l’anima di tuo figlio. Lo stai allontanando da te e, spesso, anche da Dio. Al posto della guarigione, stai lasciando macerie: odio verso se stessi, confusione, isolamento, vergogna.
Molti genitori si giustificano dicendo: “Amo il peccatore ma odio il peccato”. Ma è importante saperlo: questa frase non è nella Bibbia. È una formula umana che pretende l’impossibile: dividere una persona in parti, scegliendo quali amare e quali rifiutare.
Non si può amare davvero qualcuno spezzandolo in due. Forse pensi che tuo figlio sia entrato in una bolla di confusione, desiderio o peccato, e che pregando abbastanza o imponendo abbastanza distanza prima o poi cambierà.
Ti prego, ascoltami. Questo piano non funzionerà. Mai. Stai perdendo il cuore di tuo figlio e stai distruggendo una relazione costruita in anni di amore.
Molti giovani LGBTQ+ hanno provato per anni a “liberarsi” di ciò che sono. Alcuni hanno pensato di togliersi la vita per il terrore del rifiuto. Non è la loro identità a distruggerli, ma la distanza, il giudizio e la disapprovazione che sentono.
Se continui su questa strada, quasi sempre accade una di queste tre cose: tuo figlio si allontanerà; oppure soccomberà al dolore; oppure fingerà di essere ciò che non è, vivendo una vita spezzata.
Oh genitore, quanto vorrei che potessi vedere il cuore di tuo figlio. Ha pianto più lacrime di quante tu possa immaginare. Ha pregato più a lungo e più sinceramente di quanto tu sappia. Se potessi vedere il suo amore per Dio, ne saresti profondamente fiero.
E poi diciamolo chiaramente: cosa ha detto Gesù sull’omosessualità? Nulla. Non una parola. Gesù ha invece parlato di chi viveva ai margini e ha chiesto accoglienza, cura e amore. E l’amore è questo: “L’amore è paziente, è benevolo, non si gonfia d’orgoglio… tutto copre, tutto spera, tutto sopporta” (1 Corinzi 13,4-7).
Ti supplico: apri il cuore, la mente e la vita a tuo figlio. Digli che lo ami. E poi mostraglielo. Sii disposto a essere giudicato, a perdere sicurezze, a rimettere in discussione convinzioni. Chiedi di essere accolto nella sua vita e sostienilo senza condizioni. Che possa essere così.
* Candice Czubernat è terapeuta, counselor e scrittrice cristiana statunitense, fondatrice di The Christian Closet, uno spazio di ascolto e supporto per persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asex) credenti. È una persona gay cristiana, sposata con la sua compagna Crystal e madre di due gemelli. Da oltre vent’anni accompagna famiglie e genitori nel difficile incontro tra fede, identità e relazioni.
Testo originale: An open letter to Christian parents

