Letture d’estate… “La barca e il mare” per riflettere su fede e persone LGBT+
Riflessioni di Silvia Zucchini
Mi sono imbattuta in un blog dal titolo “La barca e il mare: Chiesa e dintorni”. Un titolo che apre a rotte coraggiose e promettenti.
Il blog si presenta così: “La Chiesa è piccola come la barca e il mondo è grande come il mare. Ma il mondo è nella Chiesa e la Chiesa è nel mondo. Uno spazio, piccolo ma vivo, per confrontarsi.
Siamo un gruppo di gente, uomini e donne, che amano mettere in rapporto le loro convinzioni, e anche la loro fede, con gli straordinari cambiamenti in atto. E amano arricchire ciò che pensano loro con ciò che pensano gli altri”.
Mi sono avventurata a leggere alcuni articoli; una piacevole sorpresa: il blog è sempre aggiornato su questioni attuali che ci interpellano, presentate in modo non banale, assumendo diversi punti di vista.
Sorpresa nella sorpresa, mi imbatto negli articoli a firma di Paolo Vavassori pubblicati nei giorni 8,9,10,11,14,15 luglio 2025: Gender, LGBTQ+, omosessualità messi in dialogo con Famiglia e Chiesa.
Insomma, la “barca” ha seguito una rotta non facile, da intraprendere solo se si è ben corazzati per evitare il naufragio, ma Vavassori, da bravo nocchiere, ha affrontato i marosi con grande perizia.
Due interviste a don Aristide Fumagalli, (in data 8 e 9 luglio): “Sesso, identità di genere, queer… Cultura corrente e morale della Chiesa” e “Omosessualità e amore. Lo sforzo di comprensione nella Chiesa” dapprima hanno preparato la stiva con quanto è essenziale per una navigazione sicura: conoscere l’uso dei termini relativi a orientamento sessuale e identità di genere; poi hanno affrontato la posizione del Magistero tra aperture e tradizione.
I giorni seguenti (10 e 11 luglio) due interviste a don Gian Luca Carrega illuminano su come leggere la Bibbia in riferimento all’omosessualità “Bibbia, sessualità, persona, comunità. Il mondo biblico e il nostro” e “Bibbia, omosessualità, rapporto con Dio“.
Successivamente, Lucia Vantini (14 luglio) in “Gender, Queer e teologia” ha puntualizzato le definizioni di teologia gender e teologia queer che “contribuiscono a dinamizzare l’immagine di Dio – pensarlo come Verbo attivo piuttosto che sostantivo statico, sviluppare teologie relazionali, integrare dimensioni corporee e cosmiche.
Non si tratta di femminilizzare Dio ma di liberarlo dalle gabbie patriarcali per riscoprirne la ricchezza inesauribile che abbraccia e trascende ogni differenza. Dio come mistero che eccede ogni definizione e accoglie ogni vita nella sua pienezza”.
Infine, (15 luglio) una lunga e appassionata intervista a Giorgio Gervasoni dall’eloquente titolo “Io, omosessuale e credente” nella quale, con grande generosità, parla del proprio cammino di riconoscimento di sé e di crescita spirituale grazie anche al gruppo di cristiani LGBT+“La Creta” di Bergamo. Coloro che ne fanno parte sono “convinti che ciascuno sia chiamato a vivere la propria vocazione dentro la condizione esistenziale in cui si trova e, quindi, nel caso delle persone lgbt, dentro quel loro specifico orientamento, perché a tutti è data la possibilità di vivere l’amore di Cristo conformemente alla natura, ai mezzi e ai limiti di ciascuno, senza finzioni, ipocrisie, assurde negazioni di ciò che si è”.
Leggere questo ultimo articolo mi ha aperto le vie di un mare ricco e fecondo che attende solo di essere navigato!

