L’eunuco di Atti 8: una storia che scardina i confini del pregiudizio
Testo di Emmy Kegler*, pubblicato su Queer Grace (Stati Uniti) il 28 aprile 2021. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Nel greco originale in cui sono stati scritti gli Atti degli Apostoli, e nella maggior parte dei commentari biblici dei secoli successivi, l’eunuco di Atti 8,26-40 viene identificato come maschio. Tuttavia, oggi, in un tempo in cui iniziamo a riconoscere una maggiore varietà di esperienze di genere, che vanno oltre il binomio “maschio” e “femmina”, possiamo chiederci se non sia il caso di riconsiderare questa identificazione. È possibile leggere l’eunuco di Atti 8 come una persona non binaria?
L’eunuco ha un nome?
Nel racconto di Atti 8 l’eunuco non viene mai chiamato per nome. La Chiesa Ortodossa Etiope Tewahedo, la confessione cristiana più diffusa in Etiopia, lo identifica come Bachos, o talvolta come Simeone il Nero, collegandolo a quanto si legge in Atti 13,1. Un antico teologo cristiano della chiesa cristiana primitiva, Ireneo di Lione, unisce queste tradizioni e attribuisce all’eunuco il nome di Simeone Bachos.
Perché rimettere in discussione il genere dell’eunuco?
Nel mondo antico, gli eunuchi occupavano uno spazio sociale del tutto particolare. Nella maggior parte dei casi, un eunuco era un uomo ridotto in schiavitù o al servizio di un’alta autorità di corte, a cui veniva affidato un ruolo di responsabilità che lo metteva a contatto con donne di alto rango oppure con le mogli o l’harem di un sovrano. Per prevenire qualsiasi rischio di “contaminazione della discendenza reale”, quest’uomo veniva castrato. In questo modo poteva servire come guardiano dell’harem o come consigliere di una regina senza rappresentare una minaccia sessuale o romantica per il sovrano.
Ma non si trattava solo di un incarico: questa condizione cambiava radicalmente la vita dell’eunuco. Non avrebbe mai potuto sposarsi e, se era già sposato, molto probabilmente sarebbe stato separato con la forza dalla moglie. Non avrebbe potuto avere figli. Era legato al servizio del suo padrone non solo per un periodo limitato, ma per il resto della vita, senza una famiglia che potesse custodirne la memoria dopo la morte. Sotto molti aspetti, quindi, gli eunuchi venivano esclusi dalle categorie binarie di “maschio” e “femmina”. Erano separati per svolgere ruoli politici specifici che né uomini né donne potevano ricoprire e non potevano sposarsi o avere figli come gli altri.
Gli eunuchi non erano pienamente maschi, ma certamente non erano nemmeno femmine. L’esistenza al di fuori del binarismo di genere viene affrontata ampiamente da molti rabbini ebrei antichi nella Mishnah, nel Talmud, nei midrash classici e nei codici della legge ebraica.
Chi erano gli eunuchi?
È anche possibile che alcune persone classificate come eunuchi non lo fossero a causa di un atto di violenza, ma perché intersessuali, cioè nate con un’anatomia sessuale o riproduttiva che non rientrava chiaramente nelle categorie di “femmina” o “maschio”. Questo poteva essere evidente alla nascita, quando un neonato presentava genitali che non rientravano nettamente nella categoria di “vagina” o “pene”, oppure una combinazione delle due. Oppure poteva emergere più tardi, quando un ragazzo non attraversava la pubertà come previsto, non sviluppava la barba o non abbassava la voce. Oppure ancora, quando un giovane uomo sposato non riusciva a rendere incinta la moglie perché privo degli organi sessuali interni necessari, magari senza saperlo.
Dal momento che nel mondo biblico si sapeva pochissimo degli organi sessuali interni o della composizione cromosomica, è del tutto possibile che molte persone intersessuali non abbiano mai conosciuto la propria condizione. È quindi plausibile che alcune persone che oggi definiremmo intersessuali siano state classificate come eunuchi proprio a causa di un’anatomia sessuale non binaria.
È anche possibile che ci fossero persone che diventavano “eunuchi per scelta”, come suggerito in Matteo 19,12. Probabilmente non si trattava di un’azione fisica letterale, ma piuttosto di persone che sceglievano di non sposarsi, di non avere rapporti sessuali o di non generare figli. Come nella maggior parte delle culture antiche, anche nel giudaismo biblico il matrimonio e la procreazione erano fortemente valorizzati, ma, allora come oggi, esistevano persone che sentivano una vocazione al celibato.
Che un eunuco fosse nato infertile, avesse scelto il celibato o – come suggerisce la maggior parte delle evidenze storiche – fosse stato castrato con la forza, in molte culture antiche veniva pesantemente emarginato. Una rigorosa osservanza delle leggi di Mosè avrebbe impedito a qualsiasi eunuco di partecipare alla vita del tempio, escludendolo dalla piena appartenenza al popolo scelto da Dio.
Ma l’eunuco di Atti 8 non veniva dal tempio?
Sì. L’autore degli Atti afferma che l’eunuco “era venuto a Gerusalemme per il culto e stava tornando a casa”. Questo dettaglio è sorprendente, perché secondo Deuteronomio 23,1 l’eunuco non avrebbe potuto entrare nel tempio. Inoltre, dal racconto risulta chiaro che Filippo capisce che si tratta di un eunuco, quindi è plausibile che anche altri lo avessero notato.
L’ipotesi più probabile è che l’eunuco sia stato respinto dal tempio, ma sia comunque riuscito a procurarsi un rotolo del profeta Isaia, probabilmente in greco. Filippo lo sente leggere Isaia 53,7-8 e coglie l’occasione per annunciargli la buona notizia.
La disponibilità di Filippo a obbedire allo Spirito Santo e ad avvicinarsi a questa persona – che non appartiene al popolo eletto, che serve una potenza straniera e che vive un’esperienza di genere complessa – realizza la promessa di Isaia 56: “Agli eunuchi che osservano i miei sabati, che scelgono ciò che mi è gradito e restano fedeli alla mia alleanza, darò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome migliore di figli e figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato”.
Quel “non sarà mai cancellato” richiama direttamente l’esperienza della castrazione.
Filippo stava davvero oltrepassando ogni confine
Senza dubbio. Filippo incontra una persona che non rientra chiaramente nelle categorie di “maschio” o “femmina”, che è esclusa dal popolo eletto sia per etnia, sia per condizione corporea, e che serve una potenza straniera. Quando l’eunuco dice: “Ecco dell’acqua. Che cosa impedisce che io sia battezzato?”.
Filippo avrebbe potuto rispondere con durezza: “Tutto lo impedisce: la tua origine, la tua regina, il tuo corpo, il tuo genere, il tuo ruolo”. Invece non dice nulla. E quel silenzio è la risposta giusta. Nulla può impedire quel battesimo, nemmeno il fatto che l’acqua compaia improvvisamente nel deserto.
Che cosa c’entra questo con il genere?
Poiché gli eunuchi non erano né maschi né femmine, alcune teologhe e alcuni teologi contemporanei si chiedono se possano essere riconosciuti come antenati simbolici delle persone non binarie o non conformi al genere di oggi. Come gli eunuchi allora, molte persone non binarie oggi vengono derise, screditate ed escluse dalle famiglie e dalle chiese. Immaginare che il primo convertito non ebreo della storia cristiana possa essere stato una persona nera e non conforme al genere può aiutare le persone cristiane di oggi a riconoscere la forza del Vangelo contro il giudizio, le categorizzazioni rigide e i binarismi.
[…] In comunità che cercano di riconoscere l’esistenza delle persone non binarie, chi legge e predica potrebbe valutare l’uso di pronomi neutri per l’eunuco, come esercizio di ascolto e di apertura.
Ma l’essenziale è che nulla, davvero nulla, può impedire a una persona esclusa di essere accolta pienamente nella promessa di Dio.
* Emmy Kegler è pastora della Grace Lutheran Church di Minneapolis (Stati Uniti). È una teologa e comunicatrice impegnata in una rilettura inclusiva delle Scritture ed è fondatrice del progetto Queer Grace. Si definisce una pastora “in cammino, alla ricerca delle monete perdute del mondo”, con particolare attenzione alle persone messe ai margini delle chiese cristiane.
Testo originale: Is the eunuch of Acts 8 nonbinary?

