L’impatto di papa Francesco. Il lungo cammino dei cattolici LGBT+ verso il Giubileo 2025
Articolo di David Eduardo Vilchis-Carrillo* e Giuseppe Giordan**, pubblicato sulla rivista internazionale Religions***, vol.17, n.2, 194, febbraio 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata, parte seconda
In questo testo diamo voce ai protagonisti (che hanno partecipato al pellegrinaggio giubilare LGBT+ 2025). Attraverso la lettura e la codifica delle testimonianze dei pellegrini, emergono due fattori chiave che, secondo la loro percezione, hanno reso possibile il pellegrinaggio: da un lato, l’organizzazione dei gruppi cattolici LGBT+, e dall’altro, il pontificato di Papa Francesco.
Vedremo poi come, nei loro racconti, il tema della “dignità” diventi la narrazione principale attraverso cui legittimano la loro presenza nella Chiesa.
Il movimento dei cattolici LGBT+
Molti partecipanti hanno sottolineato il ruolo centrale svolto da La Tenda di Gionata nel rendere possibile il pellegrinaggio. Laure (2025), una pellegrina francese, ha collegato l’esperienza del “noi, cristiani LGBT+, siamo stati davvero presi sul serio, siamo stati pienamente riconosciuti come credenti” direttamente all’accurata e dettagliata organizzazione portata avanti da La Tenda di Gionata, notando che “non siamo stati invitati”.
Giovanni (2025), un prete che accompagna i cristiani LGBT+, offre una riflessione simile, descrivendo l’iniziativa de La Tenda di Gionata come qualcosa che “è iniziata in silenzio, senza grandi aspettative”, ma che tuttavia “ha varcato i confini nazionali”.
Sergio, un pellegrino italiano, ha sottolineato che il pellegrinaggio giubilare è stato il risultato di anni di esperienza collettiva all’interno della rete del Progetto Gionata. Ha ricordato di aver organizzato un primo pellegrinaggio nel 2017, quando “eravamo una dozzina di persone e abbiamo percorso la Via Francigena del Nord, il percorso più noto in Italia. Da allora, abbiamo camminato insieme ogni uno o due anni. Il pellegrinaggio del 2025 è stato il settimo” (Belotti 2025a).
Oltre al Giubileo stesso, i partecipanti hanno sottolineato il ruolo più ampio di queste organizzazioni nel sostenere le vite e le iniziative dei cattolici LGBT+. Sean (2025), un pellegrino australiano, ha evidenziato l’impegno de La Tenda di Gionata nell'”allargare la tenda” (Isaia 54) per fare spazio a tutti, per rendere le nostre comunità cristiane sempre più santuari di accoglienza e sostegno per le persone LGBTIQ+ e per chiunque sia vittima di discriminazione”.
Questo sostegno si estende anche oltre l’Italia. Con il sostegno de La Tenda di Gionata, Adelard, dal Burundi, ha fondato Gay Christian Africa, “uno spazio in cui possano emergere le esperienze e le riflessioni dei cattolici LGBTIQ+ africani, così come quelle di persone di altre denominazioni”, con l’obiettivo di “garantire che l’orientamento sessuale e l’identità di genere non siano percepiti come ostacoli alla vita della propria fede” (Belotti 2025c).
Dinamiche simili sono state descritte in altre regioni. Suor “Quena”, collaboratrice di PADIS+, una rete pastorale cattolica fondata in Cile nel 2010, ne ha descritto il ruolo nell’accompagnare le persone LGBT+, le loro famiglie e amici, e ha riflettuto sulla sua più ampia responsabilità all’interno dell’America Latina: “PADIS+ è come una sorella maggiore per altre parti della nostra Chiesa latinoamericana, perché ha già percorso un lungo cammino, ha una storia da condividere, dalla quale abbiamo imparato anche dai nostri errori. Inoltre, è un’esperienza pastorale che accoglie non solo le persone LGBTIQ+, ma anche i loro genitori e le loro famiglie” (Valdés Ossa 2025). Il ruolo trasformativo di tali reti all’interno della Chiesa è stato ulteriormente sottolineato da
Juan José (2025), un pellegrino spagnolo, che ha ricordato una tavola rotonda organizzata da Outreach prima della veglia, dove i gruppi cattolici LGBT+ di tutto il mondo sono stati incoraggiati a “non abbandonare mai né il coraggio né la profezia. Il Signore è fedele […] Noi siamo la Chiesa, costruiamo insieme la Chiesa. Aiutiamo la Chiesa cattolica ad affrontare questa realtà. Aiutiamo il Papa ad essere Papa. Siete a casa, sentitevi parte della famiglia”.
I movimenti cristiani LGBT+ emersero durante la rivoluzione sessuale degli anni ’60, apparendo in diverse parti del mondo. Le organizzazioni cristiane LGBT+ più antiche e durature sono le Metropolitan Community Churches, di tradizione protestante, fondate nel 1968, e Dignity, di tradizione cattolica, fondata nel 1969 negli Stati Uniti dal sacerdote agostiniano Padre Patrick Nidorf. Dignity conobbe una rapida crescita nei suoi primi anni; tuttavia, la Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali del 1986 vietò all’organizzazione di riunirsi in spazi cattolici (DDF 1986, p. 17). Da allora, Dignity ha tenuto i suoi servizi di culto, incontri sociali e programmi comunitari in altre chiese e centri comunitari. Il suo ministero negli Stati Uniti è stato caratterizzato da uno spirito ecumenico e da forti legami con i più ampi movimenti per i diritti civili e attivisti (Steidl 2022).
Nel contesto italiano, La Tenda di Gionata può essere vista come l’erede di una ricca tradizione di organizzazione cattolica LGBT+. Durante gli anni ’70 e ’80 emersero diversi gruppi, tra cui Il Guado a Milano, ancora attivo oggi. Queste prime comunità operavano con visibilità pubblica limitata, spesso in condizioni di semi-clandestinità.
Negli anni ’80, iniziarono ad assumere un ruolo più attivo nella ricerca della normalizzazione dell’omosessualità all’interno della Chiesa, in particolare in risposta ai dibattiti pubblici sull’HIV/AIDS. Di fronte alle restrizioni della Congregazione per la Dottrina della Fede, molti di questi gruppi si rivolsero a spazi protestanti per cercare sostegno e collaborazione.
Negli anni ’90, la visibilità aumentò, accompagnata da alleanze secolari con l’Arcigay e dallo sviluppo di strategie liturgiche, bibliche e teologiche. Questo processo culminò simbolicamente nel World Pride del 2000 a Roma, dove i cristiani LGBT+ parteciparono apertamente e visibilmente per la prima volta (Mennini 2023).
Dopo il 2000, ci furono diversi tentativi di costruire un movimento nazionale coordinato che potesse integrare le varie esperienze locali, ma questi sforzi ottennero solo un successo parziale. Alcune delle ragioni menzionate per questo limitato progresso sono l’assenza di una sede centrale, la difficoltà di organizzare una struttura nazionale con risorse limitate (Gnavi 2008) e i dibattiti interni sulla visibilità, che riflettevano la più ampia sfida dell’esposizione all’interno di contesti cattolici, dove molti preferivano evitare l’identificazione pubblica (Arnone 2018).
Il Progetto Gionata alla fine superò questi ostacoli, raggiungendo il consolidamento come movimento nazionale con la capacità di mobilitare i cattolici a livello internazionale, come dimostrato dall’organizzazione del Giubileo LGBT+.
Gli anni 2000 segnarono un periodo di internazionalizzazione per i movimenti cattolici LGBT+. Il Global Network of Rainbow Catholics (GNRC) è nato a Roma, in Italia, il 3 ottobre 2014, quando un gruppo di leader e alleati cattolici LGBT+ si è riunito per Ways of Love, una conferenza teologica internazionale sulle persone LGBT+ e la Chiesa organizzata dal Forum Europeo dei Gruppi Cristiani LGBT+.
Un anno dopo, nell’ottobre 2015, più di venti comunità LGBT+ da tutto il mondo hanno fondato il GNRC a Roma. L’iniziativa è emersa in risposta all’annuncio di un Sinodo globale straordinario dei Vescovi sulla Famiglia, che ha ispirato i cattolici LGBT+ e le loro famiglie a organizzarsi a livello globale (Global Network of Rainbow Catholics n.d.). Da allora, il GNRC ha promosso il coordinamento internazionale, sostenuto iniziative locali e fornito input e risorse per il percorso del Sinodo.
Mentre le comunità protestanti hanno sviluppato chiese inclusive fondate per affermare sia la fede che le identità LGBT+ o chiese accoglienti che permettono la partecipazione senza piena affermazione, la struttura organizzativa del cattolicesimo ha solo permesso l’emergere di gruppi di sostegno che operano alla periferia dell’istituzione ecclesiale (Gross 2008), ma con l’intenzione di promuovere dialogo, presenza e visibilità all’interno dell’istituzione (Loseke e Cavendish 2001; Mitchell 2009; Radojic 2016; Arnone 2018; Deguara 2018; Mikulak 2019; Lampe et al. 2019). Tuttavia, hanno costantemente ricevuto il sostegno di sacerdoti, religiosi e religiose e, in alcuni casi, di vescovi che hanno approvato le loro attività (Steidl 2022; Mennini 2023).
Nonostante la loro posizione marginale all’interno della struttura ecclesiale, i gruppi cattolici LGBT+ hanno gradualmente guadagnato non solo visibilità ma anche influenza, come riflesso nella loro partecipazione al percorso sinodale. In questa iniziativa globale lanciata da Papa Francesco, i gruppi LGBT+ sono stati invitati a prendere parte alle discussioni sulla pratica e il futuro della Chiesa.
In Italia, un esempio notevole è stata la partecipazione di Rosario Lo Negro, un pellegrino e membro del Progetto Giovani Cristiani LGBT+, che ha criticato il documento del Sinodo per la sua limitata sensibilità e visibilità nei confronti della comunità cattolica LGBT+. In una successiva riflessione sulla sua esperienza all’Assemblea sinodale, si chiese:
Perché non chiamare le persone LGBTQ+ per nome? Noi siamo dentro la Chiesa, non siamo fuori. Abbiamo bisogno di riconoscimento, partecipazione. E non c’è bisogno di accompagnarci, perché siamo perfettamente in grado di muoverci da soli. Io stesso ho partecipato a molti ritiri, momenti di preghiera e formazione insieme a medici, teologi, psicologi. (Caccia 2025)
Non fu una partecipazione isolata. Gli attori ecclesiali discussero apertamente la questione, ritirarono il documento originale e approvarono una versione finale rivista, riconoscendo esplicitamente e incoraggiando l’accompagnamento pastorale per la comunità cattolica LGBT+ (Conferenza Episcopale Italiana 2025, p. 30).
Il loro attivismo è inquadrato non come una rottura con la religione, ma come uno sforzo fedele di rimanere in comunione con la Chiesa. Piuttosto che rifiutare la struttura cattolica, agiscono dall’interno per spingere a cambiamenti nella dottrina e nella pratica riguardo alle persone LGBT+ (Radojcic 2016; Arnone 2018). In questo modo, combinano l’impegno religioso con una chiara richiesta di cambiamento istituzionale.
Questo tipo di attivismo religioso non solo rafforza il loro stesso senso di appartenenza, ma incoraggia anche le comunità religiose più ampie a mettere in discussione i loro presupposti su genere e sessualità e a muoversi verso una maggiore inclusione (Avishai et al. 2024). Come è stato notato, questi gruppi servono anche come piattaforme per un più ampio attivismo politico in collaborazione con proteste ed eventi organizzati da movimenti LGBT+ secolari e religiosi (Arnone 2018; Steidl 2022; Mennini 2023).
L’aggiornamento LGBT+ di Papa Francesco
Diversi partecipanti hanno indicato il ruolo di Papa Francesco nel rendere possibile il pellegrinaggio LGBT+ a Roma. Come spiega Tiziano, uno degli organizzatori, “il sostegno di Papa Francesco è stato determinante. Grazie al suo intervento abbiamo potuto continuare con serenità” (Belotti 2025b).
Innocenzo Pontillo, coordinatore de La Tenda di Gionata, fa un’osservazione simile quando nota che “un’accoglienza del genere sarebbe stata rivoluzionaria in passato, ma ora, con Papa Francesco e il mondo in cui viviamo, le cose stanno cambiando. Il mondo di oggi ci incoraggia ad essere autentici” (Spera 2025b).
Espressioni di gratitudine appaiono in diversi racconti, come quello di Staffan (2025), un diacono svizzero: “Ringrazio anche Dio e Papa Francesco, perché ha aperto la strada a benedire l’amore delle coppie dello stesso sesso e delle persone in relazioni non convenzionali”.
Juan José (2025), un pellegrino spagnolo, riflette: “forse la porta da varcare non era quella fisica, pur santa, ma la porta dell’inclusività, della pluralità e dell’ascolto che Francesco aveva aperto”, e Lorenzo (2025), un pellegrino italiano, che ringrazia “Papa Francesco, che ha desiderato così ardentemente la nostra presenza: la presenza dei meno fortunati, delle pecore arcobaleno”.
Papa Francesco non è citato solo in relazione al pellegrinaggio stesso, ma anche in connessione con i processi personali di costruzione di significato dei pellegrini. Come spiega Sean (2025), un pellegrino australiano, visitando la tomba del Papa: “È stato un momento profondamente emozionante: essere lì, consapevole che era stato proprio lui a rendere possibile questo pellegrinaggio e che, in qualche modo, aveva contribuito anche al mio cammino personale”.
Diversi pellegrini hanno sottolineato l’importanza simbolica dei gesti di Papa Francesco.
Carola (2025), una pellegrina lesbica, ha descritto la sua “tomba semplice, spoglia” come “la sua ultima catechesi” e “un monito, un invito all’umiltà”. Ada (2025), una pellegrina cattolica, femminista e lesbica, lo ha ritratto come “una persona semplice, veramente capace di amare, come Gesù ha testimoniato nella sua vita, segno indelebile e presenza costante dell’Amore di Dio nella mia vita”, e ha ricordato la sua visione della Chiesa come “la Madre di tutti: un porto fraterno e accogliente per tutti, dove prevale la logica delle braccia aperte piuttosto che del dito puntato, perché tutti, tutti, tutti […] contano, e nessuno è inutile o superfluo”.
Questo orientamento inclusivo è ripreso da Angelo (2025), del coordinamento del Gruppo Mosaiko di Roma, che sottolinea che “non possiamo più permetterci porte socchiuse, non possiamo più permetterci di accogliere con porte aperte solo a metà”. In un’altra testimonianza, Angelo (2025) sviluppa ulteriormente questa idea: “Non si tratta più di chiedere un posto, perché in ogni famiglia c’è una sedia per tutti, e noi siamo già dentro, con le nostre vite, le nostre relazioni, la nostra fede concreta”.
Infine, Tiziano, uno degli organizzatori del Giubileo, coglie il cuore di questo cambiamento in modo conciso: “Non parliamo più solo di accoglienza, ma di riconoscimento e valorizzazione” (Belotti 2025b).
L’attenzione pastorale di Papa Francesco verso le persone LGBT+ è stato un tema ricorrente nei dibattiti pubblici. Per comprendere il suo pontificato, dobbiamo confrontarci con il quadro dottrinale che ha ereditato e con la complessa traiettoria dell’insegnamento cattolico su genere e sessualità.
Per decenni, il magistero ufficiale ha considerato l’omosessualità come “intrinsecamente disordinata” (DDF 1975, p. 8), uno sviluppo che non è stato privo di conseguenze pratiche: ha portato all’opposizione alle leggi contro la discriminazione (DDF 1992), al rifiuto del riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso (DDF 2003) e a severe restrizioni all’ammissione di uomini con “tendenze omosessuali radicate” ai seminari (Congregazione per l’Educazione Cattolica 2005). Questa prospettiva, radicata nella teologia del corpo e nel concetto di complementarità, persiste nel Catechismo, che afferma che gli atti omosessuali “non possono essere approvati” (Paolo II 1992, p. 2357).
Inoltre, la teologia del corpo sviluppata da Giovanni Paolo II enfatizza la complementarità maschio-femmina come divinamente ordinata ed essenziale per l’umanità, un tema fortemente promosso dai papi recenti e presentato come parte della “nuova evangelizzazione” (Case 2016; Garbagnoli 2016).
Il concetto di “ideologia di genere” lavora anche per ri-naturalizzare l’ordine sessuale, inquadrando gli studi di genere come una minaccia alla stabilità morale e sociale, omogeneizzando visioni diverse e adottando un linguaggio scientifico per rafforzare le sue affermazioni (Case 2019). In questo senso, è stato un concetto chiave nel movimento anti-gender in tutto il mondo (Dona 2021; Moran Faundes 2019; Paz Gonzalez 2022; Ozzano e Alberta 2015; Trappolin 2022).
Sotto il pontificato di Papa Francesco, il discorso della Chiesa su genere e sessualità mostra un cambiamento nell’enfasi retorica, allontanandosi da un linguaggio esplicitamente condannatorio e verso termini come “accompagnamento” e “misericordia” (Case 2016, 2019). Questo nuovo orientamento discorsivo è segnato dalla marginalizzazione delle questioni sessuali nell’agenda papale e da una maggiore enfasi sulle preoccupazioni sociali, la povertà e la compassione. Di conseguenza, il pubblico percepisce sempre più la Chiesa come meno “ossessionata” dalla morale sessuale (Sgro Ruata e Vaggione 2018).
Inoltre, in interviste e scritti, Papa Francesco ha invitato i cattolici a vedere ogni persona in un contesto pastorale, chiedendosi se Dio “respinga o approvi” l’esistenza di persone gay con amore, e ha criticato coloro che usano le Scritture per condannare le persone LGBT+ (Sharma 2025). Inoltre, ha sostenuto pubblicamente le unioni civili per le coppie dello stesso sesso (Dulle 2020) e ha esortato i governi ad abolire le leggi contro l’omosessualità (Poggiolo 2023).
L’atteggiamento pastorale di Francesco era visibile anche nelle sue interazioni personali con persone e sostenitori LGBT+, inclusi ripetuti incontri con Padre James Martin, SJ, noto per il suo ministero LGBT+.
Tuttavia, Papa Francesco ha ribadito la visione tradizionale della famiglia come unione eterosessuale e fertile e rifiuta qualsiasi equivalenza tra unioni omosessuali e matrimonio (Sgro Ruata e Vaggione 2018). Allo stesso tempo, introduce un nuovo discorso che ritrae gli attivisti per i diritti di genere e sessuali come “colonizzatori ideologici”, suggerendo che il Nord globale impone la “teoria del genere” alle nazioni più povere in cambio di aiuti (Case 2016, 2019).
Un’altra espressione delle tensioni all’interno del pontificato di Papa Francesco appare in Fiducia Supplicans. Prima di questa dichiarazione, il DDF (2021) aveva ribadito che le benedizioni non potevano essere impartite alle coppie dello stesso sesso, poiché tali unioni erano considerate incompatibili con l’insegnamento della Chiesa. Allo stesso tempo, manteneva che le singole persone omosessuali potevano ricevere una benedizione, a condizione che “manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai piani rivelati da Dio come proposti dall’insegnamento della Chiesa” (DDF 2021).
A sua volta, Fiducia Supplicans inquadra le benedizioni in una prospettiva pastorale che mette in guardia da quadri morali rigidi. Avverte che imporre “troppi prerequisiti morali” a una benedizione (DDF 2023, p. 12) rischia di ancorare la pratica pastorale alla “fissità di certi schemi dottrinali o disciplinari” (ibid., p. 25). In questo contesto, il documento sottolinea che “la carità pastorale richiede di non trattare semplicemente come «peccatori»” coloro che cercano una benedizione (ibid., p. 26). In questo quadro, il documento afferma che “è Dio che benedice” (ibid., p. 27) e che le benedizioni rispondono a situazioni in cui le persone le cercano spontaneamente, poiché “tali benedizioni sono per tutti; nessuno deve esserne escluso” (ibid., p. 28).
Tuttavia, il documento stabilisce limiti chiari, affermando che tali benedizioni non devono assumere alcuna forma ritualizzata o liturgica propria del sacramento del matrimonio (DDF 2023, p. 31), né avvenire in concomitanza o in connessione con unioni civili, per evitare confusione dottrinale (ibid., p. 39). Nonostante queste restrizioni, alcune comunità cattoliche hanno sviluppato forme più pubbliche e ritualizzate di benedizione per le coppie dello stesso sesso (Witherington 2024).
Nel complesso, le narrazioni e le misure adottate sotto Papa Francesco sono pastorali piuttosto che dottrinali: nonostante mostri un atteggiamento più aperto e coerente verso le persone LGBT+, gli insegnamenti ufficiali della Chiesa sull’omosessualità rimangono invariati. Questa prospettiva permette di mantenere simultaneamente gli insegnamenti conservatori della Chiesa sulla sessualità, pur rispondendo ai bisogni pastorali individuali (Federico 2021).
Questo orientamento ha avuto un’influenza notevole sulla pratica pastorale. L’approvazione o la disapprovazione dei preti verso Papa Francesco riflette spesso la loro accettazione o rifiuto di un’etica pastorale verso le persone LGBT+ (Sharma 2025).
Inoltre, il suo pontificato ha incoraggiato un nuovo modo di fare teologia pastorale che sfida la teologia morale tradizionale “dal basso”. Il principio della cura pastorale, rivitalizzato nel magistero di Francesco, richiede un’interpretazione teologica della prassi, inclusa la prassi stessa, permettendo di reinterpretare l’insegnamento della Chiesa in aree in cui l’affidamento esclusivo alla Scrittura e alla legge naturale si è rivelato insufficiente per guidare efficacemente le coscienze (Lunardon 2025).
* David Eduardo Vilchis-Carrillo è un ricercatore messicano attualmente affiliato all’Università degli Studi di Padova, dove lavora presso il Dipartimento FISPPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata). La sua ricerca si colloca all’intersezione tra sociologia della religione, secolarismo e diritti delle persone LGBTQI+. Formatosi al Colegio de México (Colmex) in Scienza Politica e all’Università Cattolica Lumen Gentium in Filosofia, Vilchis-Carrillo analizza il complesso rapporto tra libertà religiosa e diritti nelle società contemporanee. Un particolare interesse lo rivolge ai contesti latino-americani e al mondo dei giovani credenti, indagando come le nuove generazioni di fedeli negozino la loro identità tra tradizione e rivendicazioni di riconoscimento.
** Giuseppe Giordan è professore ordinario di Sociologia della Religione presso il Dipartimento FISPPA dell’Università degli Studi di Padova. Figura di spicco nel panorama sociologico internazionale, la sua ricerca esplora il pluralismo religioso, le nuove forme di spiritualità, il rapporto tra religione e diritti umani e la trasformazione della libertà religiosa nelle società secolarizzate. È coordinatore di programmi di dottorato internazionali e co-editore della prestigiosa Annual Review of the Sociology of Religion. La sua riflessione teorica sulla “libertà religiosa come struttura di plausibilità”, discussa nell’articolo sul Giubileo, è diventata un punto di riferimento per comprendere la tensione tra tradizione e rivendicazioni individuali all’interno delle istituzioni religiose. Tra le sue pubblicazioni recenti, il volume A Sociology of Religious Freedom (2024), scritto con Olga Breskaya e James T. Richardson.
*** La rivista Religions è una pubblicazione accademica internazionale, dedicata allo studio interdisciplinare delle religioni e della teologia. È edita online dall’editore MDPI (Basilea, Svizzera) con cadenza mensile e raccoglie contributi di studiosi provenienti da diversi ambiti delle scienze religiose e umane.
Testo originale: Freedom Within Religion: The Participation of LGBT+ Catholics in the Jubilee 2025

